Cure palliative a domicilio: l’unica speranza è il medico di medicina generale

Redazione DottNet | 29/11/2010 10:04

Cure palliative a domicilio: un miraggio per il 60% degli italiani. Sei cittadini su dieci risiedono infatti in zone dove non sono stati individuati Centri dedicati all'assistenza domiciliare dei pazienti in fase terminale di malattia. E per ben 6 milioni, l'unica figura di riferimento è il medico di famiglia. Figli, mogli, mariti si trovano quindi costretti a provvedere a proprie spese a infermieri e altre figure necessarie. Un costo che può raggiungere i 3 mila euro al mese in assenza di organizzazione e supporti. Tanta roba. Soprattutto considerando che una programmazione centralizzata, che funzioni, costerebbe solo 8 euro l'anno a cittadino.

E' quanto emerge dal primo rapporto nazionale sull'assistenza domiciliare dei malati in fase terminale, realizzato dall'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), presentato venerdì scorso a Firenze nel corso del 27esimo congresso nazionale della Simg (Società italiana medici medicina generale). "Per la prima volta - afferma Pierangelo Lora Aprile, responsabile dell'area cure palliative della Simg - si è realizzata in Italia un'indagine a tappeto che ci ha permesso di scattare una fotografia completa ed aggiornata e di capire quali sono i punti deboli". "Noi - aggiunge - siamo di fatto, in alcune realta' del Paese, l'unico baluardo che sta affrontando il problema dell'assistenza ai malati in fase terminale a livello capillare sul territorio. Il problema è organizzativo e richiede il potenziamento immediato dei servizi di assistenza domiciliare già esistenti e funzionanti con infermieri e medici specializzati. Questo potrebbe migliorare da domani la situazione in larga parte della Penisola". Esiste il solito gap nord-sud, che vede il Meridione in una situazione più critica, ma anche in alcune zone settentrionali il servizio è carente. "Per costruire una rete nazionale delle cure palliative, come vuole la recente legge 38 del 2010, occorre integrare la presenza degli hospice con quella di cure domiciliari adeguate", spiega Giovanni Zaninetta, presidente della Società italiana di cure palliative (Sicp). "E queste ultime - aggiunge - devono possedere gli stessi standard di qualità su tutto il territorio nazionale". Gianlorenzo Scaccabarozzi, direttore del Dipartimento della fragilità dell'Asl di Lecco, propone una ricetta: "Occorre che lo sviluppo della rete nei suoi nodi fondamentali (casa, hospice, ospedale) diventi una priorità nella programmazione regionale e locale, attraverso obiettivi specifici di mandato per i direttori generali. Oggi non è così. A questa prima ricerca, compiuta a livello nazionale hanno risposto ben il 97% delle Asl presenti sul nostro territorio e centinaia di Centri. Emerge, purtroppo, che le cure palliative restano spesso l'espressione dell'iniziativa singola". Per Fulvio Moirano, direttore dell'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), la pubblicazione di questo rapporto rappresenta un tassello importante. "Ha un duplice obiettivo: da un lato, offre l'opportunità ai professionisti di verificare lo stato dell'arte, prendendo atto delle differenze regionali e distrettuali che ancora permangono. Dall'altro, analizza la percezione che di queste cure hanno gli operatori sanitari, esplorando le opinioni, il livello di conoscenza del problema, le attitudini e i comportamenti in ogni Regione". Su questo fronte i risultati sembrano incoraggianti: la cultura media è buona e il servizio, dove esiste, raggiunge livelli di eccellenza. Il 53% garantisce una continuità assistenziale sulle 24 ore e il 45% una pronta disponibilità medico-infermieristica. L'assistenza domiciliare dei pazienti in fase terminale di malattia, necessita dell'impegno e della collaborazione di più figure professionali. "Lo scorso anno - spiega Scaccabarozzi - palliativisti, infermieri e medici di medicina generale hanno firmato un documento di consenso. Dieci punti che affermano, tra l'altro, il valore e l'importanza dell'equipe multidisciplinare e multiprofessionale, riconoscendo la necessità che la responsabilità clinica sia definita dal piano assistenziale individuale. Questa collaborazione, ormai una realtà concreta in molte Regioni, si rafforzerà di certo grazie ai decreti relativi alla legge 38 che ha come punto di riferimento la centralità del malato e della sua famiglia". Secondo il rapporto dell'Agenas, a oggi, il 60% dei decessi avviene in una corsia di ospedale per acuti e molti di loro ogni anno sono malati terminali. "Attenendosi ai dati - afferma Zaninetta - risulterebbe che nel 59% delle Asl è attiva una rete di cure palliative, ma, purtroppo, sappiamo che la realtà italiana non è ancora a un livello così alto. Dunque occorre fare chiarezza definendo nei fatti che cosa si intenda con questo termine. Questa ricerca è un ottimo punto di partenza per riuscirci". Sulla stessa lunghezza d'onda il direttore dell'Agenas, Moirano: "Questo rapporto mi sembra particolarmente utile in questo momento, in cui è in fase avanzata la discussione sul provvedimento di definizione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), che tratta anche delle cure palliative domiciliari alle persone in fase terminale della vita". Clicchi qui per commentare.