Farmacogenomica approccio vincente per battere ipertensione. Da Italia cura intelligente

Adelaide Terracciano | 29/11/2010 11:32

Sono scritti nel Dna i segreti della cura vincente contro la pressione alta, 'killer silenzioso' che rappresenta il primo fattore di rischio per cuore e arterie e colpisce circa 15 milioni di italiani (il 30%) con 240 mila morti all'anno (il 40% del totale decessi). In uno studio pubblicato su "Science Translation Medicine", i ricercatori italiani dell'azienda Prassis (gruppo Sigma-Tau) e dell'Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano hanno dimostrato la validità di un nuovo approccio terapeutico farmacogenomico nella lotta all'ipertensione. Protagonista del lavoro il rostafuroxin, una molecola intelligente capace di 'spegnere' selettivamente l'effetto di due mutazioni genetiche che fanno impennare i livelli pressori.

La strategia definita dagli studiosi per battere l'ipertensione e le sue complicanze potenzialmente mortali - spiega una nota congiunta di Irccs San Raffaele e Prassis/Sigma-Tau - si basa sull'identificazione di specifici meccanismi genetico-molecolari che entrano in gioco in sottogruppi omogenei di pazienti. La strada per curarli, quindi, si fonda sullo sviluppo di farmaci innovativi capaci di correggere i meccanismi target senza interferire con i processi fisiologici che regolano la pressione arteriosa. Un passo avanti che parla italiano, contro una malattia legata a doppio filo con infarto miocardio, ictus, scompenso cardiaco, insufficienza renale e conseguenze del diabete. Una vera e propria pandemia, se si pensa che soffrono di ipertensione oltre un miliardo e mezzo di persone nel mondo, con 7 milioni di decessi all'anno. E nonostante la disponibilità di terapie efficaci nel ridurre la pressione, a oggi solo un paziente iperteso su 5 è adeguatamente curato. Anche quando il controllo pressorio viene raggiunto, inoltre, la riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare non supera il 30%. I 'nodi' dei trattamenti antipertensivi utilizzati finora - sottolineano gli esperti - dipendono principalmente dalla complessità della malattia che si sviluppa attraverso l'interazione di molteplici fattori genetici e ambientali. Una mancata identificazione dei meccanismi patogenetici che agiscono nel singolo paziente, e la conseguente impossibilità di correggerli con terapie mirate, comporta infatti vari problemi: una ridotta aderenza alla terapia che spesso deve associare farmaci diversi, non privi di effetti collaterali anche importanti, prima di ottenere un buon controllo pressorio che comunque non sempre si raggiunge; la mancanza di un adeguato controllo del rischio cardiovascolare e della mortalità associati alla pressione alta. Il nuovo studio 'tricolore', invece, ha identificato marcatori genetici grazie ai quali è possibile individuare i pazienti che meglio potranno essere curati con "una terapia efficace e priva di effetti collaterali - continua la nota - Il gruppo Prassis Sigma-Tau, impegnato da più di 20 anni nella ricerca di terapie innovative per la cura dell'ipertensione e sue complicanze, ha adottato tale strategia che si può definire farmacogenomica". Nel mirino della nuova ricerca le mutazioni dei geni che controllano la funzione della proteina adducina e i livelli corporei della ouabaina endogena, alterazioni che "sono risultate associate all'ipertensione e ai rischi ad essa connessi. Un nuovo farmaco antiipertensivo, rostafuroxin, è stato sviluppato per la sua capacità di bloccare selettivamente l'effetto ipertensivante di questi geni mutati. I dati ottenuti negli studi sperimentali su modelli di laboratorio ne hanno dimostrato l'efficacia antipertensiva e la selettività del meccanismo d'azione molecolare". I risultati preclinici "sono poi stati confermati in pazienti ipertesi, mai trattati prima", proseguono San Raffaele e Prassis/Sigma-Tau, nei quali "è stata verificata la capacità di queste varianti geniche di predire la risposta a rostafuroxin. Infatti, il profilo di geni responsabili di tali alterazioni si è dimostrato in grado di influenzare la risposta pressoria a rostafuroxin, ma non ad altri farmaci con meccanismi diversi, quali il diuretico e il losartan". In altre parole, "si è dimostrato che è possibile identificare a priori su base genetico-molecolare i pazienti che risponderanno efficacemente alla terapia mirata per il loro specifico difetto. La ricaduta di tale scoperta in termini di prevenzione del rischio cardiovascolare nell'ipertensione è rilevante e va oltre il semplice controllo della pressione arteriosa. Infatti, dato il peculiare meccanismo di rostafuroxin, ci si aspetta che anche i danni a cuore, reni, vasi e cervello associati alle mutazioni dei geni che controllano la funzione dell'adducina e della ouabaina endogena potranno essere prevenuti dall'uso di rostafuroxin in questi pazienti selezionati". Secondo gli autori dello studio italiano, "la strategia congiunta di individuare su base genetico-molecollare i pazienti portatori di specifici meccanismi ipertensivanti e di sviluppare un farmaco capace di bloccarli selettivamente rappresenta un avanzamento importante verso la terapia personalizzata dell'ipertensione e delle sue complicanze".

Bibliografia: M. Ferrandi, I. Molinari, L. Torielli, G. Padoani, S. Salardi, M. P. Rastaldi, P. Ferrari, G. Bianchi, Adducin- and Ouabain-Related Gene Variants Predict the Antihypertensive Activity of Rostafuroxin. Part 1: Experimental Studies. Sci. Transl. Med. 2, 59ra86 (2010).

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato