Con i farmaci biosimilari la sanità risparmierà 200 milioni entro 10 anni

Redazione DottNet | 30/11/2010 16:00

"Grazie alla progressiva introduzione di farmaci biosimilari, nei prossimi 10 anni il risparmio per il sistema sanitario italiano potrebbe progressivamente salire a 200 milioni di euro annui nel 2015 e raggiungere i 500 milioni di euro annui nel 2020. Complessivamente, le aziende sanitarie risparmierebbero il 3-4% sulla spesa complessiva per i farmaci". A evidenziarlo è stato Giorgio Foresti, amministratore delegato di Teva Italia, ieri a Milano in occasione del convegno 'Farmaci biotecnologici biosimilari: innovazione e sostenibilità organizzato dal 'Sole 24 Ore'. "I farmaci biotecnologici biosimilari - ha spiegato Foresti - sono opzioni terapeutiche altrettanto efficaci, sicure e di qualità rispetto al medicinale biotecnologico originatore e possono garantire l'accesso alle cure più innovative a un numero maggiore di pazienti, favorendo un utilizzo più razionale della spesa farmaceutica".

Ma quali criteri produttivi e sperimentali garantiscono che i farmaci biosimilari, 'copie' meno care in media del 30% dei medicinali biologici, siano efficaci e sicuri? E il mondo clinico come sta accogliendo questa nuova opportunità terapeutica? I potenziali vantaggi per il sistema ospedaliero permetteranno di estendere le cure a un maggior numero di pazienti? A queste domande ha tentato di rispondere il convegno. Al Policlinico di Milano, ad esempio, le prime esperienze cliniche di farmaci biosimilari in ambito ematologico, di cui si è parlato durante l'incontro, hanno evidenziato pari efficacia e sicurezza rispetto ai prodotti originatori."I farmaci di origine biologica e biotecnologica presentano una complessità maggiore rispetto ai farmaci di sintesi, per quanto riguarda la loro struttura fisico-chimica - ha detto Armando Genazzani, docente di Farmacologia all'università del Piemonte orientale - E' stato quindi fondamentale che l'Europa abbia approntato regole scientificamente solide per permettere ai biosimilari di essere approvati, tutelando la salute del cittadino". "Ad esempio - ha proseguito l'esperto - è indispensabile condurre studi di fase III su un numero cospicuo di pazienti, prima che il prodotto possa essere immesso in commercio. Tali regole hanno permesso l'ingresso sul mercato di vari biosimilari (eritropoietine, G-CSF e ormone della crescita) che hanno potenziato l'armamentario terapeutico del clinico e ridotto sostanzialmente la spesa farmaceutica, senza impattare sulla sicurezza ed efficacia del trattamento. Le linee guida stabilite in Europa funzionano e tutelano l'interesse dei cittadini, però non sono innovative. Sono infatti le stesse regole che permettono ai farmaci già presenti sul mercato di modificare le proprie procedure produttive", ha concluso. Clicchi qui per commentare.