Alle Scotte di Siena tecnica innovativa per retinoblastoma pediatrico

Adelaide Terracciano | 06/12/2010 12:14

pediatria retinoblastoma

Il retinoblastoma è un tumore raro, infatti,  in Italia colpisce ogni anno circa 40-60 bambini tra i due e i tre anni d’età. Nella stragrande maggioranza dei casi si ha guarigione, ma la diagnosi avviene troppo spesso in ritardo, ossia quando la malattia è in fase avanzata. E per evitare l’asportazione dell’occhio e conservare la vista, nell’ottica di garantire ai pazienti la migliore qualità di vita futura, a Siena è stata messa a punto una nuova cura. Attualmente le strategie contro questo tumore prevedono, quando è possibile, di evitare l’enucleazione del bulbo oculare e di procedere con la chemioterapia associata a un trattamento con laser o crioterapia. In alternativa è disponibile, in alcuni centri italiani, la brachiterapia con placche di rutenio che, applicate sulla superficie del bulbo oculare, permettono di colpire il tumore con radiazioni in modo particolarmente selettivo.

Nel 2008 al Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena è partita la sperimentazionecon un trattamento innovativo che consente di risparmiare ai piccoli pazienti gli effetti collaterali della chemioterapia, di ridurre i cicli di cure e abbreviare l’ospedalizzazione, con un sensibile miglioramento della qualità di vita. I ricercatori hanno reso noti i risultati, definiti incoraggianti, ottenuti in due anni su 38 bambini sottoposti alla nuova tecnica: il 60 per cento dei malati è guarito, salvando gli occhi dall’enucleazione. Tra quelli alla prima diagnosi e non sottoposti a terapie precedenti la percentuale di guarigione a sei mesi è di circa il 43 per cento, che sale al 75 per cento per i pazienti che già si erano sottoposti ad altre cure senza successo. Prima dell’intervento i pazienti sono stati accuratamente selezionati dall’oculista in base alle caratteristiche cliniche della malattia, per poi procedere - se possibile - alla chemioterapia con microcateterismo per via artetriosa: «Questa nuova opportunità terapeutica - spiegano Doris Hadjistilianou, responsabile del centro retinoblastoma dell’Unità operativa di Oftalmologia, e Carlo Venturi, direttore di Neurointerventistica a Siena - consiste in una tecnica di chemioterapia selettiva in arteria oftalmica. Ovvero, attraverso un catetere sottilissimo e flessibile che viene introdotto all’altezza dell’inguine nell'arteria femorale, possiamo arrivare fino all’arteria oftalmica da cui origina l’arteria centrale dell’occhio e somministrare selettivamente una sostanza chemioterapica attiva ed efficace, con minima invasività oculare, che aggredisce il tumore e che ha bassissima tossicità per la retina».

Fonte: eukra