Troppe le minacce ai sanitari italiani. Cresce la violenza anche contro i medici di medicina generale: raccontate le vostre esperienze a Dottnet

Silvio Campione | 06/12/2010 18:59

Minacce quotidiane, aggressioni fisiche un giorno sì e l'altro no: ormai negli ospedali italiani, nei pronto soccorso, negli ambulatori di guardia medica si registra un'escalation di aggressioni contro i medici. Tante ma non quantificabili, perché quasi mai seguite da una denuncia. Almeno 9 camici bianchi su 10 subiscono in silenzio senza rivolgersi alle forze di polizia. Spinte, botte, schiaffi, insulti, e in alcuni casi - come all'ospedale San Filippo Neri di Roma - ci scappa pure un naso fratturato. A scattare la fotografia sul fenomeno delle aggressioni contro i camici bianchi è Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma.

"Il clima è ormai esasperato - denuncia Falconi - le violenze verbali e fisiche si verificano tutti i giorni, soprattutto nei Dea e contro le guardie mediche. Non abbiamo ancora un numero preciso, proprio perché molti di questi episodi non hanno un seguito giudiziario". Ma presto qualcosa, su questo fronte, potrebbe cambiare. La Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) sta infatti pensando di inviare una sorta di direttiva alle amministrazioni delle Asl. "Chiederemo alle aziende ospedaliere - rivela il presidente della Fnomceo Amedeo Bianco - di segnalare questi episodi alle forze dell'ordine. Anche se si tratta solo di minacce verbali o insulti. Questo perché, è bene ricordarlo, i medici e gli infermieri che prestano soccorso ai pazienti stanno svolgendo in quel momento pubbliche funzioni. Sono a tutti gli effetti pubblici ufficiali, come i poliziotti, i carabinieri. Provate a minacciare un uomo delle forze dell'ordine e poi vedete che succede". "Tanti medici - sottolinea Falconi - vivono una condizione di profondo disagio. Sono costretti a lavorare con organici ridotti, tra mille problemi. E la colpa di questo è della classe politica. Esistono responsabilità morali delle istituzioni e della classe dirigente. Invece si preferisce accendere i riflettori su un caso di malasanità, scaricando tutte le colpe sul singolo medico. Colpe che - precisa Falconi - se ci sono e vengono accertate è giusto che il medico paghi". "Perciò chiediamo al ministro della Salute Ferruccio Fazio di andare in Tv a spiegare ai cittadini che la medicina non è a rischio zero. Che la scienza non è infallibile. Molte persone ormai credono che se le cose vanno male è comunque colpa del medico. Non è così", aggiunge Falconi. Appello subito sposato dal numero uno della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco. "Mi unisco alla richiesta lanciata da Falconi. Fazio, oltre che ministro, è un ottimo medico, e nessuno meglio di lui saprebbe spiegare questo concetto agli italiani. La medicina ha i suoi limiti oggettivi, e anche coloro che la praticano". "Non vogliamo la patente di impunità - spiega Bianco - ma questo clima da 'caccia alle streghe' nuoce a tutti: professionisti e cittadini. Dobbiamo a tutti i costi mettere in atto misure strutturali per svelenire il clima. Innanzitutto è necessaria una comunicazione chiara ed efficiente su quello che può fare la medicina e sui rischi connessi. Bisogna inoltre instaurare un clima di fiducia, che non faccia sentire troppo sotto pressione i medici. Infine - conclude Bianco - vanno rivisti e modificati gli asset civili e penali in materia di contenziosi in medicina. Bene, ad esempio, lo strumento della conciliazione". Duro l'attacco del segretario regionale Anaao Assomed Lazio, Donato Antonellis. "E' inaudito il clima intimidatorio che si respira in questi ultimi anni nei confronti dei medici, determinato dalla politica e dai mass media. Il processo che è stato fatto agli specialisti del San Filippo Neri ne e' il risultato. Per questo - annuncia Antonellis - giovedì alle 10 terremo un'assemblea generale nell'ospedale, in segno di solidarietà nei confronti dei colleghi aggrediti e per ricucire il rapporto tra operatori sanitari e cittadini, che viene continuamente interrotto da questo comportamento irresponsabile dei politici e dei mezzi di informazione. Il bombardamento ininterrotto di notizie false e tendenziose - conclude il segretario dell'Anaao Lazio - non fa altro che disorientare i malati alimentando fra loro un clima di incertezza e sospetto". A dire basta agli attacchi alla categoria è anche il presidente nazionale della Cimo Asmd, Riccardo Cassi: "Siamo stufi di questo continuo assalto alla professione, i medici non sono assassini e bisogna fermare le campagne stampa indiscriminate che amplificano i presunti errori sanitari minando gravemente il rapporto tra medico e paziente. L'aggressione di Roma - aggiunge - conferma quanto il ministro della Salute aveva dichiarato solo pochi giorni fa", e cioè che "gli attacchi della stampa sono pericolosi". Anche per Cassi in medicina non c'è la certezza del risultato e gli errori sono sempre in agguato. "Ogni giorno - spiega - i medici effettuano interventi, spesso complessi, fanno diagnosi, prescrivono cure e molte volte quando accade un imprevisto non vi è neppure una responsabilità del professionista, ma questo non interessa e occorre trovare un colpevole da gettare in pasto all'opinione pubblica". "Chi commette errori deve essere punito - sottolinea Cassi - ma non è accettabile presentare tutti i medici come delinquenti. La categoria ha posto per prima la questione della qualità e della sicurezza delle cure e ha indicato più volte la via da seguire, condivisa anche dal ministro Fazio. Al contrario, le Regioni sempre di più sembrano ritenere che per garantire la tutela della salute non occorrano bravi professionisti ma solo obbedienti burocrati". Il fenomeno delle aggressioni, se prima riguardava principalmente i medici ospedalieri dei pronto soccorso e le guardie mediche, ora sembra non risparmiare più nessun camice bianco. Ora sembra investire anche i medici di famiglia, il medico di fiducia per eccellenza di ogni paziente. "Si stima che nell'ultimo periodo - spiega Falconi - la percentuale delle liti tra pazienti e medici di base stia crescendo in misura considerevole: del 15-20% circa". Se i medici di famiglia aggrediti rappresentano una novità dell'ultimo periodo, in materia di aggressioni a pagare il dazio più pesante sono però sempre i medici del pronto intervento e le guardie mediche. Soprattutto le donne. Secondo una recente indagine dello Smi (Sindacato medici italiani) del Lazio, circa 9 medici su 10 sono a rischio di aggressioni e violenze nelle sedi di continuità assistenziale (ex guardia medica). Di questi, il 45% è donna. Il 60% subisce minacce verbali, il 20% percosse, il 10% atti di vandalismo e il 10% violenza a mano armata. Il clima elettrico tra medici e pazienti finisce inevitabilmente per complicare il lavoro dei camici bianchi e del personale sanitario, che si ritrovano a lavorare con una forte pressione e con la paura di sbagliare. Secondo una recente indagine condotta dall'Ordine dei medici di Roma, il 65% dei camici bianchi si sente sotto pressione nella pratica clinica di tutti i giorni. E si 'difende' a colpi di prescrizioni. Tra il 50 e il 70% dei medici ricorre, almeno una volta, alla medicina difensiva. Largo quindi a visite specialistiche, esami di laboratorio, ricoveri e prescrizioni di farmaci a iosa, che finiscono per incidere per oltre il 10% sulla spesa sanitaria del Servizio sanitario nazionale. Clicchi qui per commentare.

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato