Sic, al via il Congresso dei cardiologi. E una ricerca della Società rivela che i giovani sono a rischio infarto. Come sarà il cardiologo di domani. Merqurio e Dottnet alla tre giorni di lavori

Cardiologia | Redazione DottNet | 10/12/2010 17:25

Ci saranno anche Merqurio e lo staff di Dottnet al Congresso della Sic in programma da oggi fino a lunedì 13 dicembre al Cavalieri di Roma. La nostra redazione sarà impegnata a trecentosessanta gradi per fornire un’ampia informazione sul Congresso, giunto ormai alla settantunesima edizione. Centinaia i medici iscritti a parlare, decine le sessioni di lavoro che si snoderanno nel corso dell’impegnativa tre giorni romana. Intanto alla conferenza stampa di presentazione di venerdì 10 dicembre, il presidente della Sic Paolo Marino, ha snocciolato una serie di dati, a cominciare da quelli che riguardano i giovani, quelli forse più esposti ai problemi cardiologici: 17 su 100, infatti, secondo una ricerca promossa proprio dalla Società Italiana di Cardiologia non hanno elettrocardiogrammi regolari e sono a rischio di malattie cardiovascolari.

 Il progetto pilota “è stato possibile grazie alla collaborazione tra Sic e Miur”, come ha spiegato Francesco Fedele, past president della società dei cardiologi. A mille studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori di Roma “è stato sottoposto un questionario sulla familiarità e sull'abuso di fumo, alcol e droga, prima di essere sottoposti ed elettrocardiogramma”. L'analisi dei tracciati 'ha dimostrato anomalie elettrocardiografiche di rilievo nel 17% dei casi “e ragazzi e famiglie sono stati invitati ad approfondire con ulteriori accertamenti al fine di intercettare tempestivamente patologie cardiovascolari e di prevenire la morte improvvisa nei giovani”. Stando alle dichiarazioni dei ragazzi, “14 su 100 fumano più di 10 sigarette al giorno, e 12 su 100 abusano con l'alcol”. Quanto alle droghe “di solito è dichiarato solo lo spinello e solo il 9% ha ammesso di farne uso. Un dato che desta grande sospetto”. Il progetto di screening sui giovani “sarà presto esteso a tutto il Lazio, a Lombardia, Piemonte e Sicilia - ha concluso Fedeli - per arrivare a coprire tutto il territorio nazionale”. La crisi rischia  comunque di fare vittime non solo dal punto di vista economico ma anche da quello della salute. E a soffrirne di più sono in primo luogo manager e l'esercito delle partite iva, ha proseguito Romano. Perdita del lavoro, cassa integrazione, angoscia della quarta settimana e timori per il futuro, infatti, rischiano di peggiorare “lo stato cardiovascolare in un malato o di innescare aritmie, crisi cardiache fino all'infarto” in chi ancora non soffre di patologie cardiovascolari. E le ripercussioni cardiache colpiscono “in primo luogo i manager - spiega Paolo Marino - che vivono una situazione estremamente stressante non solo per le sorti della propria azienda ma anche per quella dei dipendenti” e che vivono “situazioni di grande sofferenza nel momento in cui devono comunicare a questi ultimi che è giunto il momento di arrendersi alla crisi”. Ma è a rischio anche 'l'esercito delle partite iva, molto presente specie nel nord Italia”. Persone “che improvvisamente vedono venir meno il loro piccolo o grande volume di affari e che sotto il peso dello stress rischiano di ammalarsi anche di cuore”.“Il progetto congressuale – spiega ancora il presidente Paolo Marino - si è materializzato grazie al lavoro della Commissione Istituzionale, coordinata dal professor Raffaele Bugiardini, affiancata dalla Commissione Tecnico-Scientifica. Dopo un'accurata valutazione sono state selezionate proposte di simposi confezionate da singoli soci, da Gruppi di Studio e da parte di altre Società nazionali operanti nel cardiovascolare. In particolare, il contributo dei Gruppi di Studio risulta anche quest'anno particolarmente pregnante, sia per l'aiuto da essi espresso nella strutturazione di buona parte dei Simposi in cui il Congresso si articola, sia perché su di essi è stata costruita la sessione “Highlights” nella giornata del sabato mattina. Molto importanti anche i Simposi congiunti con le altre Società nazionali, finalizzati a quel confronto allargato che vede la nostra Società, universitaria di estrazione, interloquire con tutte le anime dell'universo cardiologico”. Al congresso grande risalto avranno i simposi con l'Industria e le letture ad opera di relatori italiani e stranieri, oltre ai lavori congiunti con Società quali l'American Heart Association, l'American College of Cardiology e la Società Europea di Cardiologia. Di rilievo, sabato, la sessione “Clinical Research in Europe”, a testimonianza del ruolo internazionale, attento alla realtà europea, che SIC ha sempre coltivato, specie in questi ultimi anni. Importante anche la parentesi che la Sic dedicherà al personale infermieristico: nel corso di un'intera giornata verranno affrontati vari argomenti, dal risk management alla diagnostica in aritmologia, dalla diagnostica invasiva e non invasiva nella pratica clinica alle ultime novità in campo di scompenso cardiaco. 

Cardiopatia ischemica, studio de ‘La Sapienza’. Molte novità. Francesco Fedele anticipa due dei tanti temi del 71° Congresso SIC:«Uno studio condotto dal Dipartimento di Scienze Cardiovascolari e Respiratorie de “La Sapienza” mette in evidenza, è una rivoluzione copernicana, che nella cardiopatia ischemica si deve fare attenzione non solo ai grossi vasi e alla placca aterosclerotica ma, ed ecco la novità, anche al microcircolo. Un altro tema che merita particolare attenzione riguarda la fibrillazione atriale e la cardiopatia ischemica perché ci sono nuove e importanti opzioni farmacologiche, oltre ad un’avanzata tecnologia».

A scuola di prevenzione: ma non ci sono i fondi. «Scommettiamo sui giovani dottori di ricerca- dice Salvatore Novo, Presidente della Fondazione Italiana Cuore e Circolazione-Onlus, in occasione della conferenza stampa del 71° Congresso SIC - con una serie di iniziative, alcune delle quali già previste dal disegno di legge Gelmini. C’è un problema che deve essere affrontato al più presto: è quello della prevenzione della morte improvvisa nei giovani. La morte improvvisa può colpire anche soggetti giovani, apparentemente sani. Ne sono affetti all’anno 4-5 soggetti ogni 100.000 giovani sotto i 35 anni, in pieno benessere. Sono eventi tragici, devastanti dal punto di vista famigliare e sociale. La Fondazione Italiana Cuore e Circolazione – Onlus e la Società Italiana di Cardiologia, attraverso un protocollo d’intesa formato con il MIUR hanno iniziato da due anni una campagna di diffusione dell’educazione alla rianimazione cardiopolmonare, organizzando in 16 Regioni italiane Corsi BLD-D riservati a docenti e studenti maggiorenni delle Scuole secondarie di II grado. Questa Campagna che nel 2009 ha portato alla organizzazione di 16 Corsi BLS-D con il coinvolgimento di circa 600 fra docenti e studenti è attualmente in fase di stallo per la carenza di fondi da parte del MIUR. Erano stati gettati dei germi che rischiano di non germogliare se non si risolve il problema economico».

 Un congresso all’insegna del cambiamento. «Dobbiamo rivendicare a viso aperto la nostra capacità di produzione scientifica. Soprattutto in un momento come questo - dice alla conferenza stampa del 71° Congresso della SIC, Raffaele Bugiardini, Coordinatore della Commissione SIC per il Congresso- in cui riemergono nel nostro Paese antichi e mai sradicati pregiudizi nei confronti dell’Università. Figure di primo piano delle Istituzioni e del mondo dei mass-media si spingono a dipingere come impresentabile l’Università italiana senza che si alzi una sola voce dal mondo della politica a smentire quello che noi riteniamo un’autentica falsità. E se non lo fanno loro dobbiamo farlo noi Cardiologi. Il Congresso ha l’ambizione di iniziare un cambiamento dell’Università e della Ricerca scientifica in Italia, modernizzarla e ridarle vitalità e gusto per la competizione. Una missione difficile e rischiosa. Una missione che può apparire persino impossibile. Ma è una sfida che, come classe universitaria, dobbiamo affrontare insieme».

 Il Centro Studi della SIC a tutto campo.«E’ forte la volontà della SIC di investire di più in Ricerca e di porsi al centro, ed al servizio, di una rete collaborativa di sedi universitarie ma anche di Centri ospedalieri e di realtà cardiologiche del Territorio. Il Centro Studi- dice alla conferenza stampa del 71° Congresso SIC Giuseppe Mercuro, coordinatore della Commissione per la Ricerca e il Centro Studi della Società Italiana di Cardiologia- si pone obiettivi ambiziosi, incluso quello di occuparsi di Sanità pubblica da punti di vista diversi ma complementari: organizzando e supportando una Ricerca collaborativa ed innovativa; interagendo con altre Società Scientifiche, nonché con colleghi internisti, cardiologi e medici di medicina generale; promuovendo l'adozione nella pratica clinica delle migliori evidenze scientifiche; sviluppando una vera politica della SIC per i giovani».

 Il cardiologo di domani: moderno, completo, aggiornato. In una visione olistica. «Il Cardiologo del domani – dice alla conferenza stampa del 71° Congresso della SIC Francesco Romeo, Presidente della Federazione Italiana di Cardiologia- dovrà essere moderno, completo, aggiornato sulle principali tecniche diagnostiche e interventistiche riguardanti le malattie cardiovascolari. Inoltre, deve avere un patrimonio culturale che includa non solo la cardiologia clinica ma anche quella sperimentale, la Cardiogenomica e deve avere solide basi di Medicina generale. Alla  fine del XX Secolo si era nell’era delle sub-specializzazioni perché importanti innovazioni tecnologiche avevano richiesto un veloce adeguamento tecnico del Cardiologo tradizionale. Il XXI Secolo deve essere, come per tutte le altre discipline scientifiche, il secolo della Medicina in una visione olistica. Per raggiungere questo obiettivo è necessaria un’integrazione fra strutture universitarie e strutture ospedaliere per evitare la formazione di cardiologi sub-specialisti fortemente soggetti ad un pressing, talvolta condizionante, da parte di industrie, sia farmaceutiche che elettromedicali. Il rapporto con queste industrie deve essere virtuoso, con al centro l’interesse del paziente. Il ruolo delle Società Scientifiche è anche quello di vigilare affinché non si traggano conclusioni affrettate e non suffragate da sufficiente evidenza circa procedure, spesso molto invasive e costose, che alla fine si dimostrano ingiustificate in quella modalità di applicazione. Si chiede alla Medicina Accademica di assumere il ruolo di autorità terza. Come Presidente della FIC, sono sempre più convinto che la Cardiologia Ospedaliera possa assumere anch’essa, in stretto collegamento con quella Accademica, un ruolo di parte terza e al tempo stesso, di guida per tutta la Cardiologia italiana. Tutti questi argomenti saranno oggetto di tavole rotonte durante il Congresso».

Il cuore: e' sempre lui il killer piu' temibile per gli italiani. Nel 2007 (ultimo dato disponibile) le malattie del sistema circolatorio hanno causato in Italia 223.162 decessi dei quali 74.608 hanno riguardato cardiopatie ischemiche. I due grandi gruppi di cause che da soli spiegano quasi tre morti su quattro (70%), sia tra gli uomini che tra le donne, si confermano - come ormai da molti anni - le malattie del sistema circolatorio ed i tumori; e tra gli uomini il contributo delle due cause e' analogo (tumori 35,1%, malattie circolatorie 34,9%) mentre tra le donne le malattie circolatorie sono causa preminente (43,8%) distanziando i tumori (25,6%).
Negli uomini la mortalita' e' trascurabile fino all'eta' dei 40 anni, emerge fra i 40 e i 50 anni e poi cresce in modo esponenziale con l'eta'. Nelle donne il fenomeno si manifesta a partire dai 50-60 anni e cresce rapidamente. Negli ultimi 40 anni la mortalita' totale si e' ridotta e il contributo delle malattie del sistema circolatorio e' stato quello che piu' ha influito sul trend in discesa della mortalita'.
Inoltre, si sono ridotte le differenze di mortalita' tra Nord e Centro-Sud. Circa il 40% di questa diminuzione e' dovuta ai trattamenti specifici, principalmente trattamenti per lo scompenso cardiaco (14%) e terapie in prevenzione secondaria dopo un infarto del miocardio o una rivascolarizzazione (6%).
Circa il 55% e' invece dovuto ai cambiamenti nei maggiori fattori di rischio cardiovascolare, principalmente la riduzione della pressione arteriosa (25%) e della colesterolemia totale (23%).
 

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