Sic 6/ Il cardiologo di domani (Di Francesco Romeo, Presidente Federazione italiana di Cardiologia)

Cardiologia | Redazione DottNet | 13/12/2010 20:12

Il Cardiologo del domani dovrà essere moderno, completo, aggiornato sulle principali tecniche diagnostiche e tecnologiche riguardanti le malattie cardiovascolari. Inoltre, deve avere un patrimonio culturale che includa non solo la cardiologia clinica ma anche quella sperimentale, la Cardiogenomica e deve avere solide basi di Medicina generale. Alla fine del XX Secolo si era nell’era delle subspecializzazioni perchéimportanti innovazioni tecnologiche avevano richiesto un veloce adeguamento tecnico del Cardiologo tradizionale. Il XXI Secolo deve essere, come per tutte le altre discipline scientifiche, il secolo della Medicina in una visione olistica.

 Per raggiungere questo obiettivo è necessaria un’integrazione fra strutture universitarie e strutture ospedaliere per evitare la formazione di cardiologi subspecialisti fortemente soggetti ad un pressing, talvolta condizionante, da parte di industrie, sia farmaceutiche che elettromedicali. Il rapporto con queste industrie deve essere virtuoso, con al centro l’interesse del paziente. Il ruolo delle Società Scientifiche è anche quello di vigilare affinché non si traggano conclusioni affrettate e non suffragate da sufficiente evidenza, circa procedure, spesso molto invasive, e costose che, alla fine, si dimostrano assolutamente ingiustificate in quella modalità di applicazione, con cardiologi pronti a passare ad un’altra esperienza, altrettanto non validata. Lo sviluppo tecnologico deve essere al servizio della cultura cardiologica, e quella medica in generale, del futuro Cardiologo. Ci si può chiedere: perché non si interviene? Non si interviene perché la spinta mediatica e la pressione delle aziende sono talmente forti che l’intervento di una sola voce, anche se scientificamente valida, non è sufficiente a dare un segnale forte di riferimento per la stragrande maggioranza dei cardiologi di base e della popolazione, sempre attratti da qualsiasi novità terapeutica anche se non validata. Il 71° Congresso della SIC fa il punto su molte di queste situazioni: il trattamento dello scompenso cardiaco; il trattamento della fibrillazione atriale; l’uso degli stent; e di molte altre, ancora controverse. Si chiede alla Medicina Accademica di assumere il ruolo di autorità terza. Come Presidente della Federazione Italiana di Cardiologia, sono sempre più convinto che la Cardiologia Ospedaliera possa assumere anch’essa, in stretto collegamento con quella Accademica, un ruolo di parte terza e al tempo stesso, di guida per tutta la Cardiologia italiana.

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