Piano sanitario nazionale, via libera all’inizio del 2011. In arrivo anche le linee guida per i pazienti fragili: al centro di tutto ci sarà il medico di famiglia

Medicina Generale | Redazione DottNet | 15/12/2010 17:45

Il Piano sanitario nazionale 2011-2013, chiamato a tracciare la rotta della sanità italiana per il prossimo triennio, dovrebbe incassare il via libera della Conferenza Stato-Regioni "entro fine anno, per poi essere approvato dal Consiglio dei ministri entro i primi mesi del 2011". Lo spiega il ministro della Salute Ferruccio Fazio. Durante l'audizione a Palazzo Madama, Fazio ha ricordato che il nuovo Piano sanitario nazionale "pone al centro la continuità assistenziale da assicurare al malato", ponendo l'accento, tra le altre cose, sulla medicina del territorio e sulle cure primarie che, di fatto, "vanno potenziate". Introduce, inoltre, "una nuova visione della prevenzione", un tema che riguarderà non più i soli dipartimenti che se ne occupano "ma tutti gli attori del Servizio sanitario nazionale", inclusi dunque "medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e farmacisti".

Verrà sempre meno, poi, il concetto "di ospedale generalista", i nosocomi dovranno essere "ad alto contenuto tecnologico, per offrire cure possibilmente solo per brevi periodi". Il Piano, in poche parole, "ridisegna il percorso del cittadino che si ammala", e non esclude possibili futuri interventi "perché la sanità - sottolinea il ministro - è in continua manutenzione". Quanto alle risorse per garantirne l'applicazione, "saranno certamente sufficienti", assicura il ministro, sottolineando tuttavia la necessità, per far quadrare i conti, di "razionalizzare" garantendo così "una sanità di qualità". Il piano dovrà comunque aver superato i passaggi previsti in conferenza Stato-regioni, in consiglio dei ministri e in parlamento. Il ministro della ha ribadito l’importanza della prevenzione ricordando che il 40% dei ricoveri sono per persone al di sopra dei 65 anni, che oggi rappresentano il 20% della popolazione e che nel 2050 dovrebbero essere il 35%. "Non sarebbe sostenibile - ha detto - curarli in ospedale", ma bisogna assisterli sul territorio. Per Fazio bisogna riorganizzare la rete ospedaliera, l'ospedale deve garantire veramente i Lea. Ma il ministero della Salute è anche al lavoro per mettere a punto le linee guida per l'assistenza ai pazienti fragili (spesso anziani, soli e sofferenti per una o più patologie). Lo ha detto il sottosegretario alla Salute Francesca Martini: in Veneto, ha spiegato il sottosegretario, "si lavora da 10 anni sui pazienti fragili" con l'obiettivo di "un corretto uso delle risorse" e di un innalzamento della "qualità dell'assistenza". L'esperienza di questa regione - potrebbe essere un punto di partenza, un modello da esportare in tutta la penisola. Secondo i dati al momento in possesso dei sanitari, su 1.000 pazienti assistiti dal medico di famiglia, 250 hanno una situazione definita "complessa" e 50 sono "fragili", cioè si tratta di persone quasi sempre anziane, con una o più patologie, a volte con disabilità, spesso soli (magari anche depressi) o non inseriti in una rete sociale o familiare pronta a supportarli per problemi di ordine pratico (anche il semplice fatto di non poter uscire per comprare le medicine).Se non viene affrontato il nodo dei pazienti fragili, ha ammonito il sottosegretario, il Sistema sanitario nazionale rischia "di implodere". Le linee guida sulle quali il ministero lavorerà partiranno da alcuni punti fermi. Innanzitutto si passerà dall'hi-tech all'"high-touch". Dopo anni di sviluppo del tecnicismo in sanità, ha annunciato Martini, ci sarà un'evoluzione verso "un nuovo percorso di umanizzazione, di contatto empatico fra medico e paziente". Le linee guida, poi, dovranno servire a "identificare il paziente fragile (che non è quello cronico o acuto) e a misurare la fragilità con strumenti scientifici condivisi" e diffusi su tutto il territorio. Altro punto che il documento ministeriale stabilirà è, ha ricordato il sottosegretario, la "classificazione dei modelli di risposta e di assistenza e la capacità integrativa di una struttura sanitaria". Di conseguenza, ci sarà una formazione ad hoc per i medici affinché siano in grado, oltre che di identificare il paziente fragile, anche di "organizzare una risposta" in un'ottica di "lavoro in equipe e in rete". Infine, ha sottolineato Martini, le linee guida faranno in modo di "riconoscere questa tipologia di lavoro" nell'ambito dei nuovi obiettivi formulati nei contratti e nelle strutture. Clicchi qui per commentare.

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