Cambiano i criteri per l’amniocentesi: l’esame va offerto solo alle gestanti positive

Ginecologia | Redazione DottNet | 19/12/2010 11:00

Cambiano i criteri per l'esecuzione dell'amniocentesi e villocentesi come esami di screening per la sindrome di Down, che è il rischio più frequente in una gravidanza fisiologica o normale, in donne in salute. Questi esami non devono essere offerti a tutte le gestanti con più di 35 anni, ma solo a quelle che siano risultate positive, e dunque a rischio, a un test combinato che valuta età materna, translucenza nucale e alcuni valori nel sangue. E' questo il nuovo indirizzo stabilito nelle linee guida sulla gravidanza fisiologica, redatte da un gruppo multidisciplinare di professionisti coordinati dall'Istituto superiore di sanità (Iss) e dal Centro per la valutazione dell'efficacia dell'assistenza sanitaria (Ceveas) su mandato del ministero della Salute.

 Nel nostro Paese la gravidanza, lamentano molti esperti, è eccessivamente medicalizzata. Lo dimostrano i dati dell'ultimo rapporto del Cedap (Certificato di assistenza al parto), riferiti al 2007: in oltre l'84% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4 mentre per ogni parto si fa una media di 5,1 ecografie. Le amniocentesi effettuate sono state il 15,4%, e diventano il 43% nelle madri con più di 40 anni. Il nuovo orientamento delle linee guida è quindi quello di fissare dei paletti e criteri precisi, offrendo l'amniocentesi e la villocentesi alle donne di tutte le età (e non più dai 35 anni in su) che però siano risultate positive al test combinato eseguito tra la 11/a e 13/a settimana. 'Si tratta di introdurre una diversa pratica clinica per individuare le donne a rischio - spiega Vittorio Basevi del Ceveas, coordinatore del progetto delle linee guida - facendo dell'amniocentesi e villocentesi delle indagini di secondo livello'. Il test combinato si basa sull'età materna, la ricerca della translucenza nucale e la determinazione di alcuni valori nel sangue come la frazione beta libera di hCg e della proteina plasmatica A associata alla gravidanza. Attualmente l'amniocentesi e la villocentesi sono a carico del Ssn per le donne dai 35 anni in su e sono gli esami che consentono con certezza di diagnosticare un feto affetto da sindrome di Down. 'Ma con questi esami c'è un rischio di perdite fetali di circa il 2% - continua Basevi -. Stabilire invece prima, con il test combinato, chi è a rischio riduce il numero di interventi diagnostici invasivi, dei nati con sindrome di Down e ha la stessa quantità di falsi positivi e negativi dell'amniocentesi e villocentesi. E' lo stesso approccio sperimentato in altri Paesi, come la Danimarca, dove la valutazione del rischio fatta con test combinato ha dimezzato il numero di nati con sindrome di Down'. Questo tipo di prestazione 'e' previsto che venga offerta a tutte le donne e sia inserita nei nuovi lea - conclude Basevi - Nel caso vi siano altre anomalie nel feto, si esce dalla gravidanza fisiologica, e quindi le raccomandazioni sono diverse. Quello stabilito in queste linee guida riguarda la gravidanza non a rischio'.

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