Medici di famiglia, troppe visite: trenta al giorno nel 2009. Ogni paziente costa oltre 382 euro. Il carico è aggravato dai certificati online

Silvio Campione | 20/12/2010 17:49

Il carico di lavoro dei medici di famiglia è aumentato in maniera esponenziale: da 6,6 contatti all'anno per paziente del 2003 a 7,1 del 2009, che equivale a circa 30 visite al giorno. Un dato in crescita in particolare per i camici bianchi che lavorano nel Sud e nelle Isole. Senza considerare il peso degli adempimenti burocratici che occupano più della metà della vita professionale, come i certificati online che rappresentano spesso un impedimento alla normale prosecuzione dell’attività ambulatoriale.  Chi va dal medico di famiglia è soprattutto donna (ma non dai 75 anni in poi, quando a prevalere sono gli uomini) e ha più di 55 anni (anche se dagli 85 anni l'accesso diminuisce). Su 100 visite, 23 terminano con la richiesta di accertamento diagnostico-strumentale, 14 con una richiesta di visita specialistica e 72 con una prescrizione farmaceutica.

 E' la fotografia scattata dal VI Rapporto Health Search della Società italiana di medicina generale (Simg) che ha monitorato i comportamenti di un campione statisticamente significativo di 650 professionisti. "Health Search è il prototipo di ciò che manca al nostro Paese - spiega Claudio Cricelli, presidente Simg -. Tutti, dal ministero dell'Economia fino ad ogni singolo direttore generale, ne avrebbero un bisogno drammatico. Nato per raccogliere informazioni sui comportamenti dei medici, Health Search e' un database che si è evoluto fino a offrire uno spaccato degli effetti degli interventi di cura. Oggi rappresenta un sistema di valutazione dei costi sanitari 'pesati' per risultati, uno strumento essenziale per favorire la Clinical Governance del sistema". Per contatti medico-paziente si intendono le visite ambulatoriali che terminano con la registrazione di una diagnosi, di una prescrizione farmaceutica, di un'indagine diagnostico-strumentale o di qualunque altro intervento registrato nella cartella clinica informatizzata. L'ipertensione arteriosa essenziale è la patologia che impegna maggiormente il medico di famiglia (15,5 per cento delle visite), seguita dal diabete mellito (5,3 per cento) e dai disordini del metabolismo lipidico (3,3 per cento). "Ma analizzando in particolare il numero medio di visite annuali eseguite per la gestione di una determinata patologia - continua Cricelli - il diabete mellito ha fatto registrare più contatti, con un incremento dal 7,11 per cento del 2005 al 7,57 per cento del 2009. Seguono i pazienti con cardiopatia ischemica cronica (7,3 per cento) e infarto miocardico acuto (7,27 per cento)". Si è registrata una sostanziale continuità nel numero delle prescrizioni di farmaci: da 73,5 su 100 visite nel 2003 a 72 nel 2009 (con una prevalenza nelle Regioni del Centro-Sud). Un capitolo interamente nuovo del rapporto Health Search 2010 rispetto alle versioni precedenti riporta i dati del progetto "Sissi" (Simulazione spesa sanitaria italiana) e nasce dalla volontà comune del Ceis (Centre for economics and international studies) dell'Università di Roma Tor Vergata e della Fondazione Simg di dare risposta ad una serie di quesiti sull'andamento dei costi e sulla sostenibilità finanziaria del sistema sanitario nazionale valutandone efficienza ed efficacia.Un paziente assistito dal medico di famiglia costa mediamente in un anno 382,7 euro (un ricovero ospedaliero ordinario invece è pari a poco più di 3.000 euro per le donne e a 3.500 euro per gli uomini). E' emerso che la spesa media più elevata si registra per la classe di età tra 75 e 84 anni, mentre quella per i più anziani (85+) è decisamente più bassa. Dai dati riportati nel VI Rapporto emerge un trend crescente nella prevalenza dell'ipertensione arteriosa che varia dal 17,5 per cento del 2003 al 22,9 per cento del 2009, con stime sensibilmente maggiori nelle donne rispetto agli uomini. Dalle analisi effettuate, si registra per molte patologie un costante aumento di prevalenza, determinato da vari fattori, compresa la capacità del medico di famiglia di diagnosi anticipate, in presenza di sintomi precoci. Oltre all'ipertensione, nel corso degli anni 2003-2009 l'ictus ischemico è passato dall'1,7 per cento al 2,7 per cento, la Bpco dal 2 per cento al 6 per cento, la depressione dal 2,4 per cento al 4,2 per cento, l'artrosi dal 13,6 per cento al 18,8 per cento, la demenza dall'1 per cento all'1,8 per cento, l'ipertrofia prostatica benigna dall'8,5 per cento all'11 per cento e la malattia da reflusso gastroesofageo dal 4,5 per cento al 9,9 per cento. Se il diabete mellito di tipo 2 è in crescita soprattutto nei maschi (7,2 per cento vs 6 per cento nelle donne nel 2009), l'asma fa registrare un aumento maggiore nelle donne (3,2 per cento vs 5,6 per cento tra il 2003 e il 2009). Un carico non indifferente, dunque, per i medici di base. A tutto ciò vanno aggiunti i certificati online che per molti professionisti rappresentano un’ulteriore perdita di tempo. Ma Brunetta canta vittoria: "Siamo al 60% dello switch off per i certificati medici elettronici", afferma il ministro con mal celato entusiasmo. Brunetta ha spiegato che 50 milioni di certificazioni di malattia per dipendenti pubblici e privati saranno sostituite dal prossimo 31 gennaio dal certificato elettronico che farà risparmiare il costo di due raccomandate per certificato, secondo le vigenti modalità. Per il titolare del Dicastero dell’innovazione anche il digital divide si sta riducendo: "ad oggi sono coperti da banda larga circa 55 milioni di italiani, l'8,4% della popolazione italiana è in digital divide, contro il 13% del 2009". Notevoli le differenze sul territorio: regione virtuosa la puglia dove solamente il 5% della popolazione rimane esclusa dalla banda larga, maglia nera a Molise (35%), Basilicata (20%) e Veneto e Umbria (17%). Brunetta parla comunque di risultati complessivi "straordinari" che potranno essere migliorati "se continueremo a governare". 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