Farmaci generici: cresce il mercato ma c’è ancora molta diffidenza. Rasi (Aifa): importante il ruolo di medici e farmacisti

Farmaci | Silvio Campione | 08/01/2011 15:23

In molti ancora li osteggiano, ma i farmaci generici o equivalenti rappresentano un mercato in continua crescita, che nel 2009 è arrivato a valere 649,25 milioni in termini di fatturato contro i 75,9 milioni del 2001, e in termini di unità vendute 189,42 milioni (17 milioni nel 2001). Netta crescita, dunque, ma non omogenea per il divario nord-sud in termini di consumi. In testa alla classifica delle aree più virtuose spicca la Provincia Autonoma di Trento (dove i generici coprono il 12,3% del mercato), davanti all'Emilia Romagna (11,3%), alla Toscana (10,3%) e al Piemonte (9,7%) mentre fanalino di coda è la Calabria (4,4%) preceduta da Basilicata (5,5%), Molise (5,7%), Campania (5,8%) e Sicilia (5,9%).

“C'è ancora molto da fare per rimuovere le riserve e pregiudizi su qualità ed efficacia dei generici-equivalenti', sostiene Guido Rasi, direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa),. Per un cambiamento di cultura su questi farmaci, secondo Rasi, è fondamentale il ruolo di medici e farmacisti, 'al fine di favorire una migliore coscienza sull'efficacia e la sicurezza degli equivalenti'. Rasi ricorda che la qualità e la sicurezza dei generici 'è oggi verificata in ogni fase dei processi di produzione'. E annuncia che, a garanzia della qualità dei sempre più numerosi generici immessi in commercio, l'Aifa sta sviluppando un progetto per implementare la capacità di monitoraggio costante delle qualità del farmaco. Secondo Sergio Pecorelli, presidente dell'Aifa, è necessaria una seria politica di promozione del generico 'per correggere la percezione distorta ancora presente'. Il n.1 dell'Agenzia ricorda che in virtu' del suo prezzo inferiore, per legge, almeno del 20% rispetto al farmaco originale, 'il Servizio Sanitario Nazionale è in grado di garantire le cure con una copertura tra le migliori in Europa'. E nel futuro la vera sfida per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale saranno i farmaci biosimilari (simili ai biotecnologici) che 'stanno entrando in un'importante fase di sviluppo a livello mondiale'. Più ombre che luci, dunque, si riscontrano se si dà uno sguardo al grado di penetrazione dei generici lungo la penisola. Per i generici emerge un notevole divario tra Nord e Sud Italia: il consumo di farmaci equivalenti nelle regioni meridionali si colloca al di sotto della media italiana ed è ben lontano dai valori registrati all’altro capo della penisola  In testa alla classifica delle regioni più virtuose, come detto, spicca la Provincia autonoma di Trento, dove il generico detiene una quota di mercato pari a circa il 12% del totale della spesa netta; al secondo posto si colloca l’Emilia Romagna, con circa l’11,5%, seguita a ruota dalla Toscana, dal Piemonte e dalla Lombardia. Il Piemonte, infatti, si posiziona al quarto posto con circa il 10%, seguita a pari merito dalla Lombardia e la Provincia autonoma di Bolzano con circa il 9,3%, mentre la Valle d’Aosta e il Veneto si attestano subito sotto con circa il 9% sul totale della spesa netta del primo semestre 2010. Esaminando la graduatoria, si può notare che le prime tre regioni classificate contribuiscono in maniera significativa ad alzare la media italiana, che comunque non riesce a superare il 15% della spesa netta totale del primo semestre 2010, a causa dei consumi particolarmente bassi riscontrati nel Sud Italia. La Calabria, con un’incidenza sul totale della spesa netta pari a circa il 4 %, è il fanalino di coda, preceduta in penultima posizione dalla Basilicata, Molise e Campania (tutte con un 5,7 % circa), mentre la Sicilia è terzultima con un 6 % circa della spesa netta totale.  La situazione non cambia se si analizza l’incidenza del generico sul totale delle unità dispensate nel primo semestre 2010. Guidano la classifica la Provincia autonoma di Trento, con un 23 % circa e la Lombardia con un 20 % circa, si collocano ampiamente sopra la media italiana del 16 % circa. Seguono l’Emilia Romagna (19 % circa), il Piemonte (18 % circa), la Provincia autonoma di Bolzano (17 % circa) e la Toscana (16 % circa). All’estremo opposto, considerando l’incidenza del generico sul totale delle unità dispensate, si trovano nuovamente le regioni del Sud: la Calabria si aggiudica anche in questo caso l’ultimo posto con un’incidenza del generico su totale dell’unità dispensate con un valore che non supera il 4 % circa. Di poco superiore la percentuale rilevabile in Molise (5,7 % circa), Campania e Basilicata (6 % circa) e Sicilia (6,1 % circa). La media italiana sull’incidenza del generico sul totale delle unità dispensate si aggira intorno al circa 9%. Infine emerge che solo il 12% di tutti i medicinali dispensati in Italia e solo il 13% dei principi attivi in commercio è presente sotto forma di generico. Clicchi qui per commentare.

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