Ru 486, avanti piano. Viale: aumenta il lavoro per i medici

Silvio Campione | 17/01/2011 20:37

La pillola abortiva Ru486 stenta a decollare nelle regioni del centro-sud, come Lazio, Umbria, Marche e Calabria, anche a causa dei protocolli di impiego, stabiliti dalle regioni, che di fatto non consentono a tutti gli ospedali di poter offrire questo servizio. Ecco perché molte donne si rivolgono agli ospedali di altre regioni, come Emilia Romagna e Piemonte, o vanno all'estero, in Francia e Svizzera. ''Ci hanno chiamato molte donne dal Lazio - racconta Silvio Viale, ginecologo dell'ospedale Sant'Anna di Torino - proprio per le difficoltà che registrano nella loro regione. Al Sant'Anna abbiamo deciso di praticare l'aborto farmacologico solo alle residenti in Piemonte, per via della carenza di personale e il gran numero di richieste. Attualmente abbiamo 20 casi a settimana''.

Altre mete di questi viaggi interregionali sono Emilia Romagna e Toscana. ''Ho dovuto mandare diverse pazienti a Bologna - spiega Mirella Parachini del S.Filippo Neri - Il mio ospedale, pur essendo certificato come in grado di assicurare il percorso di privacy richiesto dal protocollo regionale, di fatto non ha lo spazio per una sezione dedicata all'aborto farmacologico, come invece avviene al S. Camillo, che a Roma ha iniziato da poco a offrire il servizio''. Non manca poi chi decide di andare all'estero. ''So che moltissime donne - aggiunge Viale - dal Lazio e altre regioni vanno in Francia, dove possono usufruire dell'aborto farmacologico al costo di 350 euro, e in Svizzera, nel Canton Ticino, dove spendono circa 500 euro''. E comunque, secondo i ginecologi, non è difficile capire perché sono ancora poche le strutture dove si usa la Ru486. ''Per i medici - continua Viale - significa avere grane e vedersi triplicare il lavoro''. Senza contare le difficoltà imposte dai protocolli, conclude Parachini, ''che rendono impossibile praticare l'aborto farmacologico anche ai medici che sono disponibili a farlo''.Lento e difficoltoso: così si può sintetizzare l'utilizzo da parte degli ospedali italiani della pillola abortiva Ru486. Dal primo aprile, giorno da cui le farmacie ospedaliere hanno potuto richiedere legalmente il farmaco all'azienda distributrice, sono state 4317 le confezioni ordinate dagli ospedali italiani in 8 mesi. Ma se nelle regioni settentrionali si è registrato il maggior numero di ordini, è nelle regioni centrali che in molti casi abortire farmacologicamente si è rivelato molto difficile se non impossibile. Dai dati comunicati dalla Nordic Pharma, l'azienda distributrice in Italia, risulta che la regione dove sono state ordinate più confezioni è il Piemonte (1203), seguito da Toscana (563), Lombardia (523), Liguria (500), Veneto (205), Emilia Romagna (189), Friuli Venezia Giulia (70), Trentino (66), Val d'Aosta (55). Al sud la regione che ha effettuato più trattamenti è stata la Puglia (340), davanti a Sicilia (147), Basilicata (122), Campania (110) e Molise (90). Decisamente basso il valore riportato dalla Calabria (10). Piuttosto indietro invece le regioni dell'Italia centrale, sostanzialmente ferme: la maglia nera, anche a livello nazionale, spetta alle Marche con 5 confezioni. Un po' più sopra ci sono Sardegna (57), Lazio (30), Umbria (17) e Abruzzo (15). ''E' proprio nel Lazio che si stanno incontrando le maggiori difficoltà - commenta Marco Durini, della Nordic Pharma - anche per via del protocollo stabilito, che di fatto consente solo a pochi ospedali di poter adoperare la pillola. Oltre al ricovero, e' infatti previsto che vi siano dei posti letto dedicati all'aborto farmacologico, che vanno tenuti separati da quelli di ostetricia. Un avvio abbastanza lento della pillola in Italia era nelle previsioni, ma stupisce ed e' emblematico che alcune regioni, considerata la loro importanza, siano sostanzialmente ferme''. Una situazione definita ''avvilente'' da Mirella Parachini, referente del servizio di interruzione volontaria di gravidanza all'ospedale S.Filippo Neri di Roma. ''Si procede a piccoli passi - commenta - scontando ritardi mostruosi, visto che l'Italia è stata uno degli ultimi Paesi a introdurre questo farmaco. Comunque sono convinta che prima o poi si riuscirà ad arrivare ad un'organizzazione, seppur traballante, nelle regioni''. Nonostante i problemi e le polemiche, l'utilizzo della Ru486 a livello ospedaliero e' andato bene e senza causare particolari problemi alle donne, secondo Silvio Viale, pioniere della pillola abortiva in Italia, che l'ha sperimentata all'ospedale Sant'Anna di Torino. ''Abbiamo fatto quasi 700 somministrazioni - spiega - da aprile a dicembre 2010, con un tasso di raschiamento del 6,7%. Valori che si sovrappongono sostanzialmente a quelli della sperimentazione fatta nel 2006. Non vi sono stati problemi nei primi 3 giorni e neanche al momento dell'espulsione. E' invece importante che vi sia il follow up a un mese e mezzo dall'aborto''. Clicchi qui per commentare. Clicchi qui per partecipare al poll