Crisi della sanità: 4mila medici precari a rischio posto di lavoro. E c’è chi viene ricoverato sulle sedie e sulle scrivanie

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 18/01/2011 19:41

Pazienti costretti a dormire sulle sedie dei Pronto soccorso per giorni a causa della mancanza di posti letto e barelle disponibili, come è accaduto nei giorni scorsi ad una sessantenne all'Ospedale Civico di Palermo, e malati visitati su scrivanie o sedie a rotelle sempre per mancanza di letti, come denunciato in alcuni ospedali del napoletano. I pronto soccorso, soprattutto al sud, sono in emergenza, mentre dal primo gennaio una nuova 'minaccia' rischia di rendere la situazione ancora più grave: a rischio 'taglio' sono infatti circa 4.000 medici precari, in prevalenza operanti proprio nei Pronto soccorso. L'allarme è più forte al sud e nelle regioni sottoposte ai piani di rientro in Sanità. Sotto accusa i piani di riordino ospedaliero e la drastica riduzione dei posti letto (2.200 posti letto in meno entro il 31 dicembre 2012 solo in Puglia, ed oltre 2.000 in Sicilia).

 Il fatto, osserva il segretario della Fp-Cgil Medici Massimo Cozza, è che i pronto soccorso 'rappresentano il punto nevralgico, ovvero il 'cuore' del sistema, ed è qui che le disfunzioni si sentono maggiormente'. Le cause? 'I Piani di rientro per varie Regioni, come Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio - spiega Cozza - se prevedono da un lato la chiusura dei piccoli ospedali, non prevedono però il contemporaneo potenziamento dei servizi sul territorio. Il risultato è dunque il congestionamento dei pronto soccorso dei grandi ospedali rimasti come punti di riferimento per i cittadini'. Ed alla generale 'drastica' riduzione dei posti letto ospedalieri, avverte Cozza, si aggiunge dal primo gennaio un'altra 'miccia esplosiva': una delle conseguenze dell'ultima manovra economica, afferma, è il taglio del 50% della spesa effettuata dalle pubbliche amministrazioni per i cosiddetti contratti di precariato o di lavoro flessibile. Una norma che, rileva, 'metterebbe a rischio il lavoro di circa 4 mila degli 8mila medici precari presenti sul territorio, che lavorano soprattutto nei pronto soccorso, nelle Asl e negli ospedali pubblici'. Ma c'è di più. Un meccanismo 'assurdo' sta paralizzando l'attività di molte ambulanze del 118 nel Lazio, denuncia il responsabile dell'Unità operativa shock e traumi dell'Ospedale San Camillo di Roma, Giuseppe Nardi: 'Accade in vari Pronto soccorso che i malati - spiega - vengano accolti nelle barelle in dotazione alle ambulanze stesse, e queste ultime, sfornite di barelle, rimangono così bloccate negli stessi pronto soccorso. In alcuni casi, come al San Camillo - afferma - sono state acquistate delle barelle per far fronte all'emergenza e le ambulanze possono così 'mantenere' le proprie'. L'effetto perverso, spiega il medico, 'è che gli ospedali che si sono forniti di barelle vengono intasati da decine di pazienti portati lì dalle ambulanze, pazienti che, in mancanza di letti disponibili nei reparti, intasano i corridoi dei Pronto soccorso rimanendo ammassati anche per giorni'. Il messaggio è chiaro: 'Se la Regione Lazio non correrà ai ripari - avverte Nardi - la sanità crollerà, mentre la qualità dell'assistenza sta scadendo giorno dopo giorno'. Con un dato su tutti: la mortalità al pronto soccorso, solo al san Camillo tra il 2009 e il 2010, è aumentata di circa il 20%. Un dato, precisa Nardi, 'estendibile a vari nosocomi del Lazio'. Clicchi qui per partecipare al poll

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