Medico di medicine generale, una professione tra mille ostacoli

Redazione DottNet | 04/02/2011 10:06

Riceviamo, e pubblichiamo, dal dottor Paola, una lettera-denuncia sui problemi che affliggono la professione medica. In particolare le difficoltà che incontra un medico di medicina generale nel corso della sua carriera con un chiaro riferimento alla politica.

 Sono Ernesto Paola medico di Medicina Generale, nato a Nicastro (CZ) il 27 luglio 1954, laureato nel 1982, attualmente in servizio presso il Comune di Dipignano (CS), dove esercito dal 1991. Ho girato in lungo e in largo la Calabria per diversi anni, in varie postazioni di guardia medica. Oggi, finalmente, assisto circa 1400 pazienti.

     In ventisette anni di lavoro, vissuti intensamente ed a stretto contatto con la gente, ho avuto il il tempo per riflettere su ciò che affligge la mia attività; su quello che si potrebbe fare e che purtroppo non si fa per migliorare le gravi condizioni in cui versa la sanità italiana.  E’ vero che qualsiasi proposta esca al di fuori del coro delle solite voci non è ascoltata, ma addirittura, quelle segnalate da noi Medici di Medicina Generale, vengono scartate senza nemmeno essere prese in considerazione.     Una mia proposta che si avventurava nel risparmio della spesa farmaceutica, sebbene inviata ripetutamente ai politici locali, provinciali, regionali e nazionali, non è mai stata letta. La stessa proposta, guarda caso, è stata considerata valida in altre nazioni. Per esporre tale idea, pubblicata online dal “Giornale D’Abruzzo”, sono stato interpellato da una società di servizi americana. I politici italiani hanno cucito anche la mia bocca, impedendo qualsiasi possibilità di espressione, quindi bloccando l’idea. Non sono, ad oggi mai stato contattato per chiarimenti o altro.   Essendo un professionista, che si è impegnato nella politica attiva per dieci anni oltre che nella professione di medico, non essendo un psicopatico o un dissennato, avrei potuto offrire un mio, piccolo, contributo. Gli stessi politici che si sono rifiutati di leggere la mia, e chissà quante altre proposte, sono gli stessi che, guarda caso, sono riusciti negli anni a rovinare la sanità pubblica. Hanno reso noi Medici di Medicina Generale schiavi del servizio pubblico ed hanno dato alla gente l’immagine di straricchi e strapagati, anche se nella realtà siamo sottopagati e soggiogati dagli uffici centrali.      I maltrattamenti della mia categoria sono peggiorati con l’avvento dell’euro, inducendoci, per un nostro amaro destino, a sottostare a condizioni di un rapporto convenzionale al limite dell’accettazione; hanno trasformato le nostre attività, che in origine erano normali servizi ambulatoriali in “aziende in regime fallimentare”, con spese in aumento e senza possibilità di controllo; un enorme carico di burocrazia, ma mantenedo i guadagni sempre uguali, o quasi.  Siamo costretti a sopportare spese crescenti, controllate con difficoltà e con enormi sacrifici. Una delle ultime “trovate geniali” dei nostri governanti è il servizio online negli ambulatori dei medici di medici generali.   Iniziativa, ottima per intuizione ed efficacia, ma anche essa, ormai, caricata sulle spalle del medico di base, che a sue spese, utilizzando il proprio computer e la propria linea telefonica, deve sopportare il peso di certificati medici e certificati di invalidità, tutti rigorosamente online! Chiaramente, sempre a proprie spese, dovrà curare l’efficienza degli strumenti: essi dovranno soddisfare sempre maggiori e più sofisticate attività e garantire un rapido servizio!      Come se non bastasse, hanno messo a nostra disposizione un elenco di assistiti, aventi accesso alle esenzioni, che viene aggiornato quotidianamente. Nell’era dell’informatica, purtroppo nessuno si è impegnato di marginare con la data di immissione i nominativi aggiunti giornalmente. Essi vengono inclusi nell’elenco, costringendo il medico a visionare, di ora in ora, tutto l’elenco alla ricerca dei nuovi inserimenti. Tutto questo, ovviamente, deve essere svolto tra una visita e l’altra.      Secondo me, a questo punto viene spontanea una considerazione. E’ come dire ad un amico: “ Acquista un’auto di grossa cilindrata, fai la benzina, guidala e accompagnami in vacanza, tutto a spese tue. Vedrai che ci divertiremo un mondo! “.      La mia rabbia è nelle confessioni di sconforto dei colleghi medici, che non trovano o non hanno la forza e il coraggio di denunciare. La vita in ambulatorio è cambiata drasticamente perchè le visite mediche sono state sostituite da atti burocratici formali che potrebbero, benissimo essere svolti da un impiegato. Sarà forse per questo che le nostre retribuzioni sono, ormai, equiparate a quelle di un ragioniere? Molti miei colleghi si affidano alle forze sindacali di categoria, insignificanti e mai influenti nelle decisioni importanti, che hanno segnato anni di lavoro.      Io vorrei dare voce alla stampa, convinto che essa rappresenta l’unica nostra forza; vorrei, grazie ad essa, riuscire a riunire tantissime voci, attualmente isolate, per organizzare un coro. Alzare una voce comune contro tutto quello che ci circonda e che approfitta del nostro silenzio, considerandolo quale assenso e che consente loro di fare tutto sulle nostre spalle.     Oggi ci vengono inviate informazioni tramite posta elettronica ma è impossibile lavorare senza essere raggiunti da circolari. Molte informazioni ci giungono dagli stessi pazienti che dai vari uffici decentrati ritornano con la fatidica frase: “ha sbagliato la ricetta”. Anche questo devo tollerare dopo ventisette anni di lavoro! Modalità prescrittive che cambiano repentinamente e di cui ne veniamo a conoscenza in modo molto discutibile!      Al momento, è solo la mia voce che dice basta, ma mi auguro di riunire un discreto numero di colleghi delusi, mortificati e sconcertati da questa discutibile gestione e di manifestare in coro lo sconcerto!

     Caro Ministro, caro Governatore e cari Dirigenti, perchè non venite a trascorrere una giornata nei nostri ambulatori? Dietro la nostra sedia potreste rendervi conto come si vive giornalmente nelle nostre piccole “aziende” e dei tanti problemi che affrontiamo estemporaneamente. E’ facilissimo scrivere, parlare o sparlare di noi. Sono cento, mille o più le problematiche giornaliere, moltissime delle quali ci trovano impreparati, in quanto non trattano di farmaci o di malattie ma di atti burocratici che nulla hanno a che vedere con la nostra gloriosa laurea. Noi, tenendo porte sempre aperte, raccogliamo lamentele di ogni genere. Siamo rimasti l’unica categoria che ascolta per mestiere, è abituata e che continuerà ad “ascoltare” ma che, purtroppo, non è ascoltata.      Noi, Medici di Medicina Generale, siamo quelli che dopo avere assistito per trenta o più anni un numero illimitato di pazienti non saremo premiati con uno scatto professionale. Nessuno di noi potrà mai scrivere su un’intestazione: “specialista in medicina interna” o altro per servizio prestato. Siamo l’unica categoria che nasce medico e muore medico senza gloria. Una volta, ci si ricordava di noi perchè eravamo “il Medico di Famiglia”, e il termine spiegava quale era la nostra professione... Ora, invece, questo non succederà più perchè costretti solo a compilare centinaia e centinaia di ricette ed atti burocratici sicuramente con meno competenza rispetto a quello che è la nostra vera professione e per la quale abbiamo impiegato anni di sacrifici. Grazie anche per questo! Grazie, infine, per avere trasformato l’ambulatorio del medico di base in un ufficio si servizi. Oggi, infatti, è importante avere un ambulatorio facilmente raggiungibile, con un buon parcheggio, una comoda sala d’attesa con un buon numero di riviste, quattro pareti disponibili per affiggere comunicati stampa di varia origine, un bagno da offrire ai passanti che ne abbiano bisogno e uno sfigmomanometro per misurare la pressione a quanti debbano confrontarsi, con gli amici, per gareggiare nell’avere il migliore valore pressorio giornaliero.    Costruire su quanto resta della nostra sanità non sembrerebbe facile, ma è, sicuramente, impossibile staccare dal mondo-salute tutta l’infinità di personaggi che sono ad essa aggrappati. Per tentare di aprire nuovi scenari ed orizzonti sarebbe necessario lasciare grande spazio ad operatori sanitari che siano competenti, motivati e pieni di volontà a “rimboccarsi le maniche”. Bisognerebbe ripristinare il vecchio detto: “uomo giusto al posto giusto”.      E’ questo lo slogan che tutti dovrebbero urlare!

 Ernesto Paola

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