Due anni dalla morte di Eluana Englaro: e la legge sul testamento biologico ancora non c’è

| 06/02/2011 19:41

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C'e' un 'prima' e un 'dopo' Eluana Englaro. Eluana se ne e' andata alle 19.35 del 9 febbraio 2009, al termine di 17 anni vissuti in stato vegetativo, dopo un incidente stradale, in bilico tra la vita e la morte. Se ne e' andata in una clinica di Udine, a seguito di una lunghissima battaglia a colpi di sentenze che ha portato a quell'atto finale da sempre chiesto dal padre di lei, Beppino: la sospensione dei trattamenti di alimentazione e idratazione artificiali che la mantenevano in vita, ritenuti dall'uomo un accanimento terapeutico contrario alla volonta' espressa, piu' volte nel corso della sua esistenza, dalla figlia stessa. 'Prima' di Eluana, le questioni legate al 'fine vita' erano un argomento per molti oscuro.

 'Con' e 'dopo' Eluana, il dibattito circa il diritto di ogni individuo di decidere delle cure da ricevere in caso di incapacita' di intendere e' diventato di dominio pubblico. A due anni dalla sua morte, una legge sul testamento biologico - sulla base della quale ognuno potrebbe esprimere delle dichiarazioni anticipate in merito ai trattamenti da ricevere in caso di malattia terminale che porti all'incapacita' di esprimersi - ancora non c'e' (il dibattito parlamentare sul ddl riprendera' il 21 febbraio). Ma il caso di Eluana ha rappresentato uno 'spartiacque' aprendo un dibattito politico e culturale senza precedenti. Anche se il tema del 'fine vita' si era gia' imposto all'attenzione con un altro caso, quello di Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare: anche lui e' stato al centro di un caso mediatico e legale contro l'accanimento terapeutico. Fu aiutato a morire nel 2006 da un medico, poi prosciolto. Casi che hanno evidenziato il vuoto legislativo in materia nel nostro Paese. Ma in attesa della legge, e dopo il caso Englaro, molti comuni hanno intanto preso posizione, attivando Registri per la raccolta delle volonta', e sulla questione del fine vita e' anche intervenuto con una sentenza il tribunale di Firenze. - 21 FEBBRAIO DDL BIOTESTAMENTO ALLA CAMERA: Il disegno di legge sul biotestamento sara' discusso in Aula dal 21 febbraio. Nel testo che dovrebbe arrivare in Aula, salvo ulteriori modifiche se saranno richieste nei pareri delle commissioni competenti, si prevede che l'alimentazione e l'idratazione artificiali non faranno parte delle dichiarazioni anticipate di trattamento, ma potranno essere sospese in casi eccezionali, quando il paziente non e' piu' in grado di assimilarle e quando ''le medesime risultino non piu' efficaci''. - IN ATTESA LEGGE, OLTRE 70 REGISTRI IN TUTTA ITALIA: Da Torino a Cagliari, passando per capoluoghi, piccoli comuni e municipi delle grandi citta', sono piu' di 70 in tutta Italia le amministrazioni che hanno scelto la strada di attivare, in mancanza di una legge nazionale, i registri per le disposizioni di fine vita. Scelta mai condivisa dal governo che lo scorso novembre, con una circolare dei ministri della Salute, del Welfare e dell'Interno, ha definito i registri privi di efficacia giuridica. A mettere in moto la 'macchina' dei registri sono stati i Radicali e l'associazione Luca Coscioni, mobilitati dopo il caso di Eluana Englaro. Anche la chiesa valdese di Roma ha aperto uno sportello per depositare le direttive di fine vita. - SI' BIOTESTAMENTO DA TRIBUNALE FIRENZE: Lo scorso gennaio, il Tribunale di Firenze ha accolto il ricorso di un uomo di 70 anni in buona salute, in cui chiedeva ''la nomina di un amministratore di sostegno autorizzato, per il tempo di eventuale perdita della capacita' autodeterminativa'', ad opporsi a determinati trattamenti sanitari quali la respirazione artificiale. Il tribunale ha anche dato l'ok a cure che annullino il dolore anche se ci fosse un rischio di anticipare la morte del paziente.