Iniezioni di ferro contro l'anemia

Oncologia | Redazione DottNet | 11/11/2014 13:31

  Le iniezioni di ferro possono correggere l'anemia e i sintomi dell'astenia, cioè della continua debolezza causata da un tumore, riportando nel 90% dei malati l'emoglobina a valori normali.

 E' il risultato di una ricerca condotta dall'Oncologia Falck dell'Ospedale Niguarda di Milano, pubblicata sul Journal of Clinical Oncology. ''Lo studio - spiega Paolo Pedrazzoli, ricercatore dell'Oncologia Falck - ha dimostrato che se si somministra ferro per via endovenosa in associazione alla darbopoietina, farmaco in uso per migliorare i sintomi dell'anemia e dell'astenia oncologica, la percentuale di pazienti nei quali si osserva una normalizzazione dei valori di emoglobina aumenta fino al 90%''. L'astenia, spiegano gli esperti del Niguarda, è una condizione complessa caratterizzata da un forte senso di stanchezza, dalla sensazione che le proprie energie siano diminuite e dall'aumento del bisogno di riposarsi. ''In corso di trattamento chemioterapico l'astenia risulta essere l'effetto collaterale più frequente, più durevole nel tempo e con il maggior impatto sulla qualità della vita'', tutti motivi che dimostrano l'importanza e l'utilità di uno studio come quello pubblicato dall'Oncologia Falck. ''Fino a poco più di dieci anni fa - aggiungono gli esperti - l'unica terapia per l'anemia del paziente oncologico era rappresentata dalle continue trasfusioni di sangue'', con tutti i possibili rischi che questa pratica comporta. ''Dalla metà degli anni Novanta le cose sono cambiate per l'arrivo nella pratica clinica dell'eritropoietina (e successivamente della darbopoietina), ormone che stimola la produzione di globuli rossi e diventata famosa soprattutto per l'uso da parte di molti atleti per migliorare le prestazioni sportive''. Eritropoietina e darbopoietina, continuano, ''somministrate ai pazienti con anemia correggono i valori di emoglobina, e di conseguenza migliorano l'astenia e la qualità di vita dei malati sottoposti a chemioterapia nel 60% dei casi. Purtroppo, il restante 40% dei pazienti non trae beneficio dalla terapia con epo- e darbopoietina, e deve pertanto ricorrere alle trasfusioni di sangue per correggere, peraltro solo temporaneamente, l'anemia''. Lo studio dei ricercatori del Niguarda nasce dall'osservazione che in patologie non oncologiche il ferro potenzia l'effetto di eritropoietina e darbopoietina: ''Questo approccio non era mai stato studiato in oncologia - spiega Pedrazzoli - perchè si pensava che i pazienti oncologici, avendo tante riserve di ferro, non beneficiassero della terapia. La nostra Oncologia è stata il motore di questo importante studio, coordinando ben 33 centri oncologici italiani''. Come riportato nell'editoriale del Journal of Clinical Oncology per commentare lo studio dei ricercatori milanesi, è verosimile che il ferro per via endovenosa verrà introdotto nella pratica clinica di tutti i giorni in associazione a eritropoietina e darbopoietina, i farmaci base per correggere l'anemia. ''Questa - conclude Pedrazzoli - è la dimostrazione che anche con quesiti semplici come quello proposto nel nostro studio è possibile arrivare a risultati di grande impatto, anche a livello internazionale, per la cura dei pazienti oncologici''.

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