Influenza, il picco massimo è passato. Al via la fase discendente

Redazione DottNet | 14/02/2011 20:11

Ormai il peggio dovrebbe essere alle spalle: anche per questa stagione, l'epidemia di influenza 2010-2011 ha raggiunto il suo picco "all'inizio del mese di febbraio e ora, da metà mese, inizierà piano piano la sua fase discendente". A confermarlo è Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss). Un stagione influenzale, quella di quest'anno, 'come le altre, senza particolari anomalie - continua Rezza - A caratterizzarla sono stati i ceppi virali dell'AH1N1, che ha rappresentato circa il 70% dei casi, e quelli di tipo B.

Una minoranza di episodi influenzali è da ascrivere all'AH3N2, che era il ceppo predominante fino a due stagioni fa, cioè prima che iniziasse la pandemia". Dai dati raccolti finora da Influnet, la rete italiana di sorveglianza attivata dal ministero della Salute con l'Iss, risulta che nella quinta settimana dell'anno, dal 31 gennaio al 6 febbraio, sono stati registrati 11,02 casi ogni 1000 abitanti, contro i 10,16 della settimana precedente, per un totale di 660 mila casi. E intanto e' salito a 44 il numero di vittime in Italia dell'influenza A. Complessivamente i casi registrati dall'inizio delle rilevazioni sono oltre 3 milioni e mezzo. Sempre nella settimana 31 gennaio-6 febbraio l'incidenza dell'influenza è aumentata nella fascia di età 0-4 anni (da 28,24 a 28,91 casi ogni 1000 abitanti), e soprattutto in quella da 5-14 (da 24,53 casi a 30,40). In calo invece nelle fasce 15-64 anni (da 7,36 casi a 7,3) e negli 'over 65' (da 2,04 a 1,92). A livello regionale, l'incidenza maggiore si e' registrata in Sardegna (20,01), seguita da Campania (18,39) e Marche (17,09). Per quanto riguarda la vaccinazione, "anche se devono arrivare i dati definitivi - conclude Rezza - c'è la sensazione che vi sia stata una diminuita adesione alla campagna vaccinale. Un andamento che, se confermato, potrebbe essere pericoloso, perché sappiamo che specialmente le persone anziane, ma anche i giovani e agli adulti a rischio di complicanze devono vaccinarsi, altrimenti possono andare incontro a complicanze gravi, o fatali in una piccola percentuale di casi'. L'invito per il futuro dunque è ad una maggiore collaborazione tra le autorità sanitarie e anche tra medici e pediatri, perché vi sia una maggiore adesione alla campagna vaccinale, soprattutto tra le fasce più a rischio, come diabetici e malati cronici.

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