Biotestamento, partiti ancora più spaccati. Così nel mondo

Sanità pubblica | Silvio Campione | 24/02/2011 20:49

Il ddl sul testamento biologico si appresta ad approdare in aula della Camera il 7 marzo e, più si avvicina la data della discussione, più i partiti si spaccano e i parlamentari discutono tra loro rivelando posizioni ben diverse rispetto allo schieramento del proprio gruppo. Nota la voce fuori dal coro di Ignazio Marino, del Pd, che a più riprese ha chiesto una linea precisa che fosse contraria alla legge di cui si discuterà. A rompere le righe tra la maggioranza è stato invece il ministro della Cultura, Sandro Bondi, che dopo la presa di posizione del direttore de 'Il Foglio', Giuliano Ferrara, ha espresso la sua contrarietà al ddl, fortemente voluto dalla maggioranza di Governo.

I 'NO' NEL PDL. Di ieri la presa di posizione di Bondi che, proprio dalle colonne del Foglio, si è detto d'accordo con il direttore Ferrara, spiegando che 'se è un testamento va rispettata la volontà di chi lo firma'. In questi anni, scrive Bondi, 'non abbiamo esitato a schierarci a favore della difesa della vita, ben sapendo, tuttavia, che coloro che non la pensano come noi non possono essere rinchiusi in una posizione specularmente opposta'. Per me 'difendere le ragioni della vita, nello specifico, significa, da una parte, rifiutare il principio dell'eutanasia, che può assumere forme esplicite e, molto più spesso, forme coperte e mascherate, e, dall'altra parte, respingere anche un vero e proprio accanimento terapeutico, che lo sviluppo della tecnica di oggi rende possibile fino a limiti estremi e innaturali'. Per questo, 'sono d'accordo con lei quando sottolinea che il punto debole dell'attuale legge in discussione alla Camera è rappresentato dalle questioni dell'idratazione e della nutrizione artificiale di persone in stato vegetativo, considerate come trattamenti medici obbligatori e vincolanti'. 'La mia opinione in merito - prosegue - è che quando si verificano certe condizioni, la decisione debba essere presa, con cristiana umanità e con sana ragionevolezza, rispettando la volontà espressa precedentemente da ciascuno di noi, insieme ai medici e ai familiari, come si usava non molto tempo fa, quando si interrompevano le cure ospedaliere e si permetteva che i malati potessero trascorrere gli ultimi momenti della propria vita a casa propria circondati dall'affetto dei parenti'. Di oggi invece la presa di posizione di Daniele Capezzone: 'Personalmente - scrive il portavoce del Pdl - non trovo affatto convincente il punto di fondo del disegno di legge all'esame delle Camere. Intendiamoci: quel testo, peraltro corretto nel corso dell'iter parlamentare, è forse migliore (o meno peggiore) di come lo descrivono i suoi oppositori più accesi ma, a mio personale avviso, resta insoddisfacente almeno per tre fondamentali ragioni, temo difficilmente superabili'. Primo, 'ma davvero serve una legge?'. Secondo, 'questa vicenda mi persuade sulla maggiore efficacia della 'common law' rispetto alla 'civil law''. Terzo, 'una volta che si chiama in causa la volontà individuale, perché questa non deve più valere rispetto all'idratazione artificiale?'. 'Il mio auspicio personale - conclude - è che ci sia spazio per un supplemento di riflessione da parte di tutti'.

I SI' NEL PDL. Tra i tanti che nella maggioranza di Governo lottano perché questa legge venga approvata, figura sicuramente il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, che ieri, sempre dalle pagine del quotidiano diretto da Ferrara, ha ricordato le sue posizioni in difesa del ddl spiegando che 'non credo che qualcuno possa amare una legge che entra nell'intimo dell'ultimo respiro. Non amerò dunque questa legge più di quanto ami quella sulla procreazione assistita, ma la realtà chiede di essere governata'. 'Quello che è in gioco, dietro la finzione affascinante dell'autodeterminazione - spiega - è proprio il potere di decidere sul corpo: non l'individuo ma i giudici. Io credo invece che sia la politica, nei modi imperfetti di cui la democrazia dispone, a dover decidere sulle nuove opzioni della tecnoscienza. La vicenda di Eluana Englaro ha dimostrato che solo una legge può fermare l'intervento invasivo dei magistrati. Dopo la sentenza della Cassazione e il decreto della corte di Appello di Milano, i tentativi messi in campo da governo e Parlamento per salvare la vita di Eluana sono tutti falliti. E' stato sollevato un conflitto di competenze con la magistratura, ma la Corte costituzionale non l'ha accolto, invitando piuttosto a legiferare in merito'.

FLI. Ad intervenire nelle polemiche all'interno del Pdl, è Flavia Perina, deputato di Futuro e Libertà per l'Italia: 'Sembra aprirsi anche nel PdL una discussione sui nodi che la legge sul fine vita non scioglie, ma aggroviglia. Quando, nel settembre 2009, con altri esponenti della maggioranza proponemmo, proprio dalle colonne del Foglio, un 'disarmo bilaterale' eravamo mossi dalle stesse preoccupazioni che, un anno e mezzo dopo, anche membri dell'esecutivo, come Bondi e autorevoli esponenti del partito del premier, come Capezzone, riconoscono fondate'. 'Se - e non sarebbe neppure necessario - si vuole una legge che ribadisca i confini invalicabili dell'eutanasia da una parte e dell'accanimento terapeutico dall'altra, la si faccia pure. Ma ci si fermi lì, ad una soft law. Per tutto il resto basta ed avanza il codice di deontologia medica'.

LA QUESTIONE NEL PD. Quello sul testamento biologico è un provvedimento voluto dalla maggioranza che sta finendo per spaccare anche il Partito democratico: Rosy Bindi oggi ha sottolineato che la libertà di coscienza 'non è una linea politica'. Mentre proprio sulla libertà di coscienza dovrebbe basarsi la presa di posizione del partito così da garantire a ogni parlamentare di votare 'secondo la propria coscienza'. La questione era stata sollevata, ormai quasi due mesi fa, dal deputato del Pd Beppe Fioroni. 'Bersani - spiegò - ha fatto bene a non inserire nella sua proposta alle opposizioni temi sensibili come il diritto alla vita. Di certo il mio voto non sarà uguale a quello del Pd. La mia posizione è molto chiara. Sul finevita non serve una legge che imponga dogmi e che, nel tentativo di dettare norme uguali per tutti, dimentichi la specificità del malato come persona'. 'E' chiaro - prosegue Fioroni - che io rappresento l'orientamento non prevalente nel Pd e rivendico libertà di coscienza. Ma non vedo il problema. Non sarà il banco di prova della rottura, ma della libertà e della pluralità del Pd'. Di oggi la posizione del senatore Stefano Ceccanti (PD) che si è schierato contro il ddl: 'Il disegno di legge almeno nel testo attuale, non è votabile. Siamo di fronte a un dispositivo ampiamente contraddittorio e quindi irragionevole'. Nota la posizione del chirurgo e senatore del Pd, Ignazio Marino, che, contrario a questa legge, vede 'una accelerazione proprio ora, perché  il Presidente del Consiglio Berlusconi si trova in grande difficoltà. La legge è stata ritirata fuori quando spaccare Futuro e libertà è diventato prioritario per gli equilibri del governo, non certo per attenzione alla vita delle persone che vivono in Italia. Mi sembrano i presupposti peggiori per ciò che un Parlamento deve fare: un servizio al Paese'.

Le leggi sul fine vita sono molto diverse nei maggiori Paesi. Ecco un panorama.

ITALIA - Nel nostro Paese l'eutanasia è vietata dalla legge, anche se il malato è consenziente, viene equiparata all'omicidio ed è perseguita penalmente, anche se viene considerata meno grave rispetto all'omicidio volontario (omicidio del consenziente, punito con reclusione da 5 a 15 anni). E' vietato anche il "suicidio assistito" (è il paziente che si toglie la vita, ingerendo egli stesso i farmaci forniti dal medico), anch'esso perseguito penalmente (aiuto o istigazione al suicidio, prevede la reclusione da 5 a 12 anni). E' invece tollerata quella che impropriamente viene chiamata "eutanasia passiva", vale a dire la "interruzione del trattamento terapeutico". Ciò significa che il malato, in stato di coscienza, può chiedere la rinuncia all'accanimento terapeutico, ossia la sospensione delle cure, consapevole di andare così incontro a morte sicura. Il ministro della salute Sirchia propone oggi in Italia quello che negli USA è chiamato "Living will", ossia il "Testamento biologico": si tratta di un documento contenente le volontà espresse dal malato, quando è ancora in grado di intendere e volere, circa le terapie da seguire nel caso in cui non dovesse essere più cosciente in quanto in fase terminale.

OLANDA - L'Olanda è stato il primo Paese al mondo a consentire l'eutanasia ed il suicidio assistito, anche se subordinatamente ad una serie di condizioni: per non essere perseguito, ad esempio, il medico deve assicurarsi che il paziente abbia fatto una scelta volontaria e meditata, abbia di fronte "sofferenze insopportabili" e che "non abbia alternative". L'eutanasia è stata legalizzata con una legge approvata dal Parlamento il 10 aprile 2001 ed entrata in vigore il primo aprile di quest'anno.

SVIZZERA - In Svizzera l'eutanasia non è consentita, mentre viene accettata la pratica del "suicidio assistito": il paziente deve ingerire da solo un farmaco letale, un barbiturico molto potente.

DANIMARCA - In caso di malattia incurabile o incidente grave, i danesi che abbiano sottoscritto un "testamento medico" che i sanitari sono tenuti a rispettare, possono chiedere di non essere tenuti in vita artificialmente.

FRANCIA - In Francia la "dolce morte" è illegale, ma il codice penale tratta diversamente l'eutanasia attiva e quella passiva: nel primo caso, quando si provoca direttamente la morte del paziente, il reato è assimilato all'omicidio, mentre nel secondo caso, ossia in assenza di azione terapeutica nei casi di coma irreversibile, non c'è reato, quindi l'eutanasia passiva è accettata.

GERMANIA - Secondo la Corte tedesca, che nel 1998 ha aperto la strada all'autorizzazione dell'eutanasia per le persone in coma irreversibile, in linea di principio la "dolce morte" può essere autorizzata solamente se è inequivocabilmente corrispondente alla volontà del paziente, ma deve comunque essere approvata dai tribunali tutori.

GRAN BRETAGNA - Nel Regno Unito non sono ammessi ne' l'eutanasia ne' il suicidio assistito, ma si sono verificati dei casi in cui la giustizia britannica ha autorizzato alcuni medici ad anticipare la morte di malati ormai senza speranza di sopravvivere e tenuti in vita in maniera artificiale.

BELGIO - In Belgio il Senato ha approvato nel 2001, un progetto di legge che autorizza l'eutanasia ma nel rispetto di precise condizioni e particolari procedure.

SVEZIA - In Svezia la "assistenza al suicidio" è un delitto non punibile; in casi estremi, il medico può interrompere il funzionamento delle macchine che tengono in vita il paziente aiutandone la respirazione.

SPAGNA - In Spagna dal 1995 il codice penale non tratta più l'eutanasia e l'assistenza al suicidio come un omicidio.

AUSTRALIA - Nel 1996 nei Territori del Nord è stata approvata una norma a favore della "dolce morte", ma la legge è stata successivamente bloccata dalla Corte federale.

USA - Negli Stati Uniti l'eutanasia è vietata dalla legge federale. Nel 1997 la Corte federale ha rimandato ai singoli Stati l'approvazione di specifiche leggi su questo argomento. Attraverso un referendum nell'Oregon è stata autorizzata l'eutanasia per i malati terminali, e le spese sono pagate dello Stato attraverso la mutua.

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