Snami, medici di famiglia pronti allo sciopero telematico. Smi, la continuità assistenziale è alla preistoria tecnologica: pochi hanno il pin per i certificati online

Silvio Campione | 02/03/2011 10:14

I medici di famiglia del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) sono pronti ad "una durissima azione sindacale" fino allo "sciopero telematico", per protestare contro la burocatrizzazione della professione - che si traduce con l'attribuzione "di compiti sempre nuovi che nulla hanno di clinico" - e la "sordità" delle istituzioni alle richieste dei camici bianchi. L'annuncio arriva da Comitato centrale e Consiglio nazionale che si sono riuniti nei giorni scorsi in seduta congiunta ad Ostia (Roma). Lo Snami, dunque, rilancia la protesta dei medici di famiglia, pochi giorni dopo l'annuncio del sindacato maggioritario di categoria, la Fimmg, di revoca dello stato di agitazione.

 Il sindacato autonomo, invece, prende atto - si legge in una nota - "che ai medici di medicina generale, anche a dispetto del contratto nazionale, vengono continuamente attribuiti nuovi compiti che nulla hanno di clinico. Compiti che comportano maggiori oneri economici non ricompensati e aumentano il carico burocratico a discapito dei quelli clinici". Non solo. Secondo lo Snami "la parte pubblica, a fronte della propria incapacità organizzativa e tecnica, addossa la responsabilità dei propri limiti ai medici minacciandoli di sanzioni spropositate ed inique". Inoltre, "nemmeno una minima parte del risparmio di risorse economiche derivanti da tali impropri compiti riversati sui medici viene reinvestita retribuendo il maggior lavoro e le maggiori spese sostenute". E' dunque insostenibile, secondo il sindacato "una simile tendenza a rapportarsi con una categoria di professionisti della salute". Un atteggiamento che ha come risultato "di porre gli stessi medici in forte contrasto con i responsabili di questa politica". Da qui l'annuncio di una "durissima azione sindacale a tutela della professionalità della categoria contro la 'sordità e la 'miopia' della parte pubblica" sui problemi segnalati. Il sindacato "non esclude uno 'sciopero telematico' nazionale come strumento di una protesta che faccia comprendere alla parte pubblica il dissenso dei medici fortemente contrariati dalle recenti imposizioni prive, peraltro, di preventiva concertazione istituzionale". Intanto il Sindacato dei medici italiani, lo Smi, ha lanciato in queste settimane un sondaggio a campione su tutte le sedi di continuità assistenziale (c.a. - guardia medica) del territorio nazionale ed è emerso che la situazione "è disastrosa dal punto di vista tecnologico". "Appena il 40% delle sedi è informatizzato, solo il 30% ha l'Adsl- dice la nota- Il 60% dei medici è dotato del Pin necessario per inviare i certificati online di malattia, ma solo perché oltre ad essere una guardia medica è anche medico di famiglia. Altrimenti il dato sarebbe nettamente inferiore. Il 10% dei camici bianchi è dotato di Smart Card ma di questi l'80% non è riuscito ad accreditarsi. Il 50% dei medici sostituti è sprovvisto di Pin e Smart Card. Si conferma infine un altro dato: rimangono irrisolti i nodi relativi alla sicurezza e alla qualità delle strutture". "Alla luce di questi dati- spiega Pina Onotri, responsabile nazionale del settore Continuità assistenziale dello Smi- pur accogliendo con sollievo i contenuti dell'ultima circolare del ministro Brunetta che rettifica e raccoglie le osservazioni dei medici, non possiamo che ribadire l'assurdità dell'obbligatorietà di un nuovo sistema di invio online dei certificati di malattia che non tiene conto della realtà dei nostri servizi sanitari sul territorio. Solo 4 ambulatori su dieci sono informatizzati, solo il 30% ha l'adls, il 50% dei medici sostituti è sprovvisto di pin e smart card".Per tutte queste  ragioni "molti dei punti proposti dallo Smi: esenzioni dalle certificazioni dei medici di guardia, del 118, e delle attività domiciliari, rimangono ancora attuali. Chiederemo agli assessori regionali di tutta Italia che il servizio di Continuità Assistenziale venga esonerato dall'invio online perché impossibilitato per ragioni strutturali nella maggior parte dei casi, e perché rappresenta per il cittadino l'urgenza nella continuità delle cure". Conclude Onotri: "Rimaniamo oltremodo indignati dal fatto che la maggiore preoccupazione della Politica (governo, regioni) sia quella di sanzionare chi non provvede all'invio on line dei certificati, mentre si è del tutto indifferenti al fatto che i medici di guardia lavorino spesso in condizioni strutturali, logistiche e di sicurezza scandalose, sottoposti a violenze e aggressioni, a volte, purtroppo, anche mortali. In un 'Paese civile', insieme alla cosiddetta 'rivoluzione' dei certificati online, ci si sarebbe dovuti preoccupare anche di modernizzare gli ambulatori e di tutelare i professionisti che vi operano. La nostra richiesta, come medici e sindacalisti, è che i nostri colleghi possano lavorare in condizioni dignitose in postazioni di c.a. dotate dei standard adeguati di sicurezza. È una proposta di buonsenso, eppure rimane inascoltata". Clicchi qui per essere informato.

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