Dal Corriere della Sera: Dottore mi fido di te

Medicina Generale | Redazione DottNet | 05/10/2008 08:15

  Li visita con attenzione, li ascolta, cerca di soddisfare le loro attese. La maggioranza degli italiani, perciò, si fida del medico di famiglia. Lo confermano due nuove indagini, una realizzata su un campione di 780 medici dal Centro studi della Federazione italiana dei medici di famiglia (Fimmg), l'altra affidata ad un istituto di ricerca (SWG) che ha intervistato un campione di 1.900 cittadini.

«Che i pazienti fossero soddisfatti del loro rapporto col medico di famiglia lo sapevamo già da precedenti indagini — afferma Stefano Zingoni, responsabile del Centro studi nazionale della Fimmg —. Questa nuova ricerca, però, va oltre, indagando la fiducia in tutte le sue manifestazioni dalla prospettiva di entrambi gli attori dell'assistenza territoriale». Ebbene, dai risultati emerge che il rapporto medico-paziente «è sempre più maturo e interattivo — continua Zingoni —. I pazienti fanno più domande, chiedono spiegazioni, vogliono essere coinvolti. E i medici dedicano loro più tempo». Di solito il rapporto fiduciario è di lunga durata e tutti gradiscono il "faccia a faccia", che non si perde nella burocrazia. Insomma, la stragrande maggioranza di noi assistiti sembra affidare senza incertezze la sua salute al medico di famiglia: ne segue le indicazioni, raramente cerca il parere di altri dottori, o si cura da solo. Anche se, nei casi più complessi, preferisce andare dallo specialista. «Nessun medico di famiglia pensa di esaurire tutte le necessità assistenziali, ma sicuramente le dipana, orientandole e vagliando le risposte chieste e ottenute » commenta Zingoni. In ogni caso, quando ha bisogno dello specialista o di indagini approfondite, il paziente non vuole essere lasciato solo dal medico di famiglia. E il dottore non si tira indietro: gli intervistati dichiarano che la metà dei medici di base fornisce informazioni su dove e come trovare gli specialisti e le strutture dove fare gli accertamenti; l'altra metà dei medici si attiva personalmente fornendo indicazioni specifiche o aiutando direttamente il paziente a contattare lo specialista e le strutture. «Per risolvere i propri problemi di salute i pazienti si affidano completamente al medico di famiglia: nei suoi confronti hanno aspettative elevate» afferma Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. Su oltre 24 mila segnalazioni giunte l'anno scorso al Tribunale del malato solo il 3% riguardava medici di famiglia. «I cittadini lamentano casi di scarsa disponibilità, d'irreperibilità anche negli orari di apertura dello studio, di visite troppo superficiali ». Altre segnalazioni riguardano medici che "rispondono male", che non fanno visite a domicilio, che danno poche informazioni sull'esenzione dal ticket. «Ma al di là dei punti critici, che vanno migliorati — dice Moccia — il medico di famiglia rimane la porta d'ingresso all'assistenza sanitaria ed è giusto rafforzare il suo ruolo». Oggi il medico avverte il peso di doversi occupare in prima persona di pazienti che hanno sempre più problemi cronici, ma anche disagi economici e difficoltà nell'accesso agli altri servizi sanitari ( vedi box). «Se il medico di famiglia riesce ancora a meritare la profonda fiducia degli assistiti è perché dà fondo a tutte le sue risorse umane e professionali — afferma Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg —. Alla fine, però, si sente solo e sotto pressione». Da qui la richiesta di riorganizzare la professione. «La maggioranza dei medici sarebbe favorevole a una rete assistenziale, che funzioni 24 ore su 24. Ne farebbero parte anche guardie mediche, pediatri, specialisti, infermieri e personale amministrativo — spiega Milillo —. Grazie al supporto di altre professionalità potremmo assicurare l'integrazione e la continuità delle cure. Inoltre, la dotazione di strumenti diagnostici, come ecografo, elettrocardiografo, spirometro, consentirebbe nei casi meno complicati di eseguire subito in ambulatorio le prime indagini e avere indicazioni diagnostiche più rapide, riducendo le attese dei cittadini ». «Giusto mettersi in rete, ma i modelli possono essere tanti — afferma Moccia —. Al centro, però, va sempre messo il paziente». Non a caso, secondo l'indagine, 3 cittadini su 4 sono favorevoli alla rete assistenziale a patto di non perdere la "vicinanza" col proprio medico. Gli altri non vogliono cambiare, per timore di cadere nell'anonimato.

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