Bologna, servono più farmacie

| 21/03/2011 18:52

sanità-pubblica

La Giunta provinciale di Bologna "interessi il Parlamento, anche attraverso il coinvolgimento dell'Upi (Unione delle Province, ndr) e dei parlamentari locali, per giungere in tempi rapidi ad una modifica dell'attuale normativa" che permetta "l'apertura di presidi farmaceutici al fine di consentire una programmazione dei servizi in grado di rispondere meglio al fabbisogno farmacologico della popolazione". A chiederlo e' il Consiglio provinciale, con un ordine del giorno bipartisan approvato oggi. L'odg (primi firmatari Gabriele Zaniboni del Pd e Giuseppe Sabbioni di Fli), ha affiancato la delibera che formalizza la nuova pianta organica delle farmacie sul territorio bolognese (che non ha potuto accogliere le richieste di nuove aperture giunte dai Comuni di Castel Guelfo, Monte San Pietro e Vergato).

"Approviamo questa delibera perche' la disciplina e' molto rigida e non possiamo farne a meno", commenta Zaniboni, invocando una "liberalizzazione progressiva" del settore "per venire incontro ai bisogni dei cittadini". I parametri attuali, incrociando popolazione e distanze, "sono del tutto insufficienti- aggiunge Sabbioni- ad accogliere alcune richieste significative". Un voto "contro la lobby dei farmacisti" e' poi quello di Giovanni Venturi (Fds). Nell'odg si evidenzia dunque la necessita' di consentire aperture in deroga tenendo conto, ad esempio, della presenza di lavoratori pendolari, dei flussi turistici e della popolazione anziana. Contro l'Odg vota Floriano Rambaldi (Lega federale): "Non possiamo pensare di avere una farmacia ogni 200 abitanti", commenta ricordando inoltre che "anche le farmacie comunali esercitano una lobby". Rambaldi vota contro, dunque, sia all'odg che alla delibera (approvati entrambi con i voti di Pd, Fds, Francesco Pagnetti, Pdl, Lega nord, Udc e Fli).