Infezioni ospedaliere, un killer che uccide oltre settemila persone l’anno. La Gdf scopre in sedici nosocomi ferri con tracce di ruggine

Silvio Campione | 21/03/2011 19:56

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Quella delle infezioni ospedaliere è un'epidemia silenziosa ma sempre più diffusa, che uccide più degli incidenti stradali. In Italia il 5-8% di tutti i pazienti sviluppa un'infezione associata a procedure assistenziali (Ipa), pari a 450.000-700.000 casi, con 4500-7500 decessi direttamente attribuibili e circa 3.750.000 giornate di degenza per le complicanze infettive acquisite a seguito del ricovero. A volte magari per strumenti chirurgici non sterilizzati, come testimonia la frode scoperta dalla Guardia di Finanza di Belluno con un'operazione che ha coinvolto 16 ospedali del Nord-est. Secondo i dati della Società italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), i reparti più pericolosi sono quelli di terapia intensiva e di chirurgia.

"Questo numero è costante negli ultimi anni - spiega Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Malattie Infettive Spallanzani di Roma - ma potrebbe essere ridotto del 30% con un piccolo investimento". Secondo i dati del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute circa l'80% di tutte le infezioni ospedaliere riguarda quattro sedi principali: il tratto urinario, le ferite chirurgiche, l'apparato respiratorio, le infezioni sistemiche (sepsi, batteriemie). Le più frequenti sono le infezioni urinarie, che da sole rappresentano il 35-40% di tutte le infezioni ospedaliere. Tuttavia, negli ultimi quindici anni si sta assistendo a un calo di questo tipo di infezioni (insieme a quelle della ferita chirurgica) e a un aumento delle batteriemie e delle polmoniti. "Le cause di questa epidemia sono varie - spiega Ippolito - si va dalle carenze strutturali, come la mancanza di lavandini nei reparti per lavarsi le mani, a cattive pratiche da parte degli operatori, che lo fanno solo nel 20% dei casi". Le infezioni ospedaliere, aggiunge Giampiero Carosi, direttore del dipartimento di Infettivologia dell'ospedale Civile di Brescia, ''insorgono durante il ricovero in ospedale o anche dopo le dimissioni del paziente. Elemento cruciale è l'emergenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, visto il largo uso di questi farmaci a scopo profilattico o terapeutico''. Gli ospedali sono dunque un ricettacolo di malattie e spesso i batteri che le causano sono farmaco resistenti proprio per il gran numero di farmaci prescritti nei nosocomi. Il 're' dei germi farmacoresistenti è lo stafilococco aureo, seguito dallo pseudomonas e dall'enterococco. Ma vediamo come sono andati i fatti e che cosa ha portato alla scoperta della Guardia di Finanza. Acciaio 'inossidabile': così c'era scritto sul capitolato di gara per la fornitura agli ospedali di contenitori per strumenti chirurgici. Peccato che quelle scatole prodotte in Turchia così 'inossidabili' non fossero, dato che la ruggine ne ricamava spesso i bordi e non potevano quindi garantire la sterilizzazione. La Guardia di Finanza di Belluno ne ha scoperte a centinaia in giro per mezza Italia, chiudendo un'operazione che ha coinvolto 16 ospedali, e denunciando per frode in pubbliche forniture 7 imprenditori.
L'inchiesta, coordinata dalla Procura bellunese, era stata avviata a novembre scorso dopo una segnalazione dell'ospedale 'San Martino'. La direzione medica aveva notato in un gruppo operatorio che alcuni contenitori per la sterilizzazione non avevano il marchio 'Ce e non si chiudevano ermeticamente.
Eppure in fase di gara erano state proposte scatole perfette; nella realtà circa il 95% dei contenitori non erano a norma. E' stato così scoperto che nelle sale operatorie entravano contenitori per ferri chiurugici, definiti dispositivi di 'Classe I', incapaci di garantire la sterilizzazione per le malformazioni e i difetti che presentavano. Le Fiamme Gialle hanno subito individuato il fornitore delle scatole, un'azienda di Reggio Emilia, nella quale è stata sequestrata una partita degli stessi prodotti privi del marchio 'Ce. Gli investigatori sono risaliti sul territorio nazionale a tutti gli altri clienti (strutture ospedaliere pubbliche e private, altri distributori) ai quali la società emiliana importatrice aveva a sua volta ceduto i prodotti.
L'indagine, sviluppata nelle province di Belluno, Padova, Milano, Mantova, Pavia, Lodi, Pordenone, Bologna, Reggio Emilia, Forlì-Cesena, Fermo, Ancona, Macerata, Lucca, Massa Carrara, e Roma, ha evidenziato che solo il 5% dei contenitori esaminati riportava la regolare marcatura, mentre la restante merce non era conforme alla normativa del Ministero della Salute. Molte delle scatole per ferri chirurgici non chiudevano ermeticamente, o avevano parti ossidate o corrose. Evidenti il pericolo di contaminazione ed infezioni per i pazienti e per il personale sanitario, a contatto con strumentazione chirurgica non sterilizzata. Ventuno un totale le perquisizioni, 16 in ospedali e Asl, che hanno portato al sequestro di 234 contenitori non a norma. Sette persone - i titolari delle ditte con sede in Reggio Emilia, Padova, Bologna, Fermo e Roma che hanno fornito in appalto i materiali difettosi alle strutture ospedaliere ed un rappresentante di commercio - sono state denunciate all'autorità giudiziaria per il reato di frode nelle pubbliche forniture. Sino a questo memento non si segnalano casi di contaminazione.