Convegno 1-Fnomceo / professione medica, si cambia

Medicina Generale | Redazione DottNet | 31/07/2008 15:59

La libera professione dei medici in intramoenia, cioè dentro le strutture pubbliche dove operano, con spazi appositi per poter visitare e operare a tariffa, non decolla e arriveranno presto nuove regole.

Al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, rivolto ai medici riuniti a Fiuggi per la prima conferenza nazionale sulla professione, basta accennare all'argomento per suscitare subito l'interesse di tutte le categorie riunite per questa sorta di stati generali della sanità voluti dalla federazione degli ordini dei medici. E il ministro, che attribuisce ai camici bianchi un ruolo fondamentale di coesione sociale, parla anche di medicina di base e della prospettiva di dare ai cittadini un servizio aperto 7 giorni su 7. Contratti, convenzioni, finanziaria, riforma dei Lea (livelli essenziali di assistenza) che probabilmente dovrà essere rivista: Sacconi cita nel suo intervento alcuni dei temi più caldi del settore ricevendo dai medici applausi. Unico assente il tema dell'etica professionale, il più difficile e scottante vista l'attualità della clinica milanese Santa Rita. Ma la sanità pubblica, che dovrà affrontare lo scoglio della finanziaria, spiega Sacconi, non dovrebbe affrontare particolari sacrifici in un contesto di contenimento generale delle spese pubbliche. ''E ' in corso – afferma il ministro - una trattativa''. Partendo dall'intramoenia Sacconi aggiunge che il sistema di fatto non ha funzionato: le regole sono state troppo rigide e sarà molto difficile riuscire a rispettare il termine del primo gennaio 2009 per vedere realizzati in tutte le Asl gli spazi necessari per far lavorare i medici pubblici in libera professione intramoraria. Oggi i camici bianchi del servizio pubblico visitano privatamente emettendo una ricevuta per conto della propria struttura e ricevendo una parte di questo compenso e lo fanno anche nei propri studi, fatta qualche rara eccezione di alcune Asl nelle regioni più virtuose. Per Sacconi, che invita al pragmatismo, evitando il ''sistema italiano delle deroghe'' o un ritorno alle norme del passato, bisognerà trovare una terza soluzione. L'altro aspetto che riguarda più direttamente i cittadini sarà il potenziamento della medicina del territorio. Il progetto, condiviso di fatto da tutti i governi visto il ruolo strategico dei medici di famiglia per la salute dei cittadini, prevederà infatti la nascita di unità territoriali per dare continuità all'assistenza medica anche durante la notte e i giorni in cui gli studi dei medici di famiglia sono chiusi, cioè il sabato e la domenica. Sperimentazioni in questo senso sono state realizzate in questi ultimi anni dalle Case della Salute volute dall'ex ministro Livia Turco. Lo strumento per realizzare questa riforma attesa ed annunciata da molto tempo potrà essere la nuova convenzione della medicina di base. Il ministro ha anche difeso il ruolo degli ordini professionali. Il ministro ha infine citato il Libro Verde in preparazione nel suo dicastero sul 'buon vivere': poche pagine con l'intento di indicare le migliori pratiche per una politica a 360 gradi della salute ma più in generale della qualità del vivere, dalla culla alla bara. Soddisfatti i medici presenti per l'approccio del ministro. Gli stati generali della sanità a Fiuggi vedono la presenza anche di altre rappresentanze come la Farmindustria. Sergio Dompè, presidente dell'Associazione che rappresenta le industrie del farmaco si è rivolto ai medici: ''l'industria ha bisogno di una buona medicina, siamo qui a testimoniare che sappiamo di essere parte del problema ma anche pronti a trovare una soluzione''. Un invito generale che evoca la necessità di trovare un'alleanza nel percorso di riforma che l'intero settore sembra dover affrontare.
Intanto fino al 31 dicembre 2008, i medici del servizio pubblico potranno svolgere la libera attività negli studi privati. Ma a partire dal primo gennaio 2009 dovranno essere realizzati in tutte le Asl gli spazi per esercitare la libera professione intramoenia. Lo prevedono le norme sulla libera attività professionale intramuraria dei medici, ovvero all'interno della struttura ospedaliera, approvate lo scorso anno. Ma proprio questa scadenza potrebbe essere messa in discussione dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi il quale ha annunciato un cambiamento delle regole. Ecco ciò che prevede la normativa attualmente in vigore:
- PROROGA EXTRAMOENIA: La libera attività dei medici del servizio pubblico svolta negli studi privati, scaduta a luglio 2007, viene prorogata di 18 mesi, fino al 31 dicembre 2008.
- SPAZI: Gli spazi ipotizzati per la libera professione devono essere governati dall'azienda anche se sono esterni alla struttura pubblica. L'azienda può acquistarli, affittarli o prenderli in convenzione.
- ALLINEAMENTO: Le aziende devono tenere sotto osservazione e controllo i volumi dell'attività al fine di conseguire il progressivo allineamento coi tempi della libera professione per assicurare che il ricorso a quest'ultima sia una libera scelta del cittadino e non una carenza di organizzazione dei servizi.
- SANZIONI DISCIPLINARI: Le Regioni devono assicurare la prevenzione dei conflitti di interesse o di forme sleali di concorrenza e fissare sanzioni disciplinari e rimedi da applicare in caso di inosservanza delle relative disposizioni.
- COMMISSARIAMENTI: Ricorso ai poteri sostitutivi dello Stato per le Regioni che non rispettano le prescrizioni di legge. In caso di mancato adempimento è precluso l'accesso ai finanziamenti a carico dello Stato.
- TARIFFE: I prezzi delle prestazioni andranno pattuiti con la struttura, dovrà essere determinato un 'tariffario idoneo'
- 95% MEDICI A RAPPORTO ESCLUSIVO; AUMENTANO RICAVI: Il 95% dei medici ha un rapporto esclusivo con il Servizio sanitario nazionale e secondo i dati dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, aumentano i ricavi per le prestazioni in intramoenia dei medici del servizio pubblico, arrivati nel 2006 a 1.147.043 euro (+63%,9% in 5 anni). Il sud però, fatta eccezione della Basilicata, resta distante dai risultati ottenuti dalle regioni del Nord. Sicilia e Calabria latitano anche nella presentazione dei piani e per l'utilizzo dei finanziamenti necessari a creare gli spazi necessari a far decollare il servizio.
Critico con l'annuncio del ministro del Welfare Maurizio Sacconi di voler cambiare la legge sulla libera professione medica l'ex presidente della commissione sanità del Senato Ignazio Marino. ''Voglio sottolineare - afferma Marino - che la legge è stata scritta in modo lungimirante, infatti prevede che il ministro assuma tutti i poteri sostitutivi nel momento in cui le amministrazioni regionali non siano in grado di adempiere ai loro compiti. Se il ministro non assumerà questi poteri, sarà perchè dietro alla volontà di cambiare la legge c'è l'intenzione di indebolire il servizio sanitario pubblico e favorire la sanità privata''. ''Il ministro Sacconi non è nelle condizioni di fare rispettare la legge e allora che fa? Cambia la legge - scrive marino in un comunicato - mi pare un curioso modo di procedere da parte di un governo che si vanta della sua efficienza e capacità di intervento''. ''La legge 120 - conclude Marino - a cui fa riferimento il ministro Sacconi sulla libera professione dei medici è il risultato di un anno intenso di lavoro in Parlamento. E' una legge che è stata approvata all'unanimità la scorsa legislatura e giudicata positivamente anche con i rappresentanti dei medici''.
Le norme che regolano la libera attività professionale dei medici del Servizio sanitario nazionale sono frutto di ''una legge bipartisan, che va applicata''. Così il segretario nazionale della Fp Cgil-Medici, Massimo Cozza, commenta l'annuncio da parte de ministro del Welfare Maurizio Sacconi di una riscrittura delle regole in materia. ''Invece di rimettere in discussione una legge bipartisan, che ha introdotto trasparenza nella libera professione intramoenia a vantaggio dei cittadini e dei medici che vogliono lavorare solo negli ospedali - ha affermato Cozza - il ministro si impegni, nei prossimi sei mesi, per una sua applicazione in tutte le regioni, e per la rivalutazione della indennità di esclusività ferma ai valori del 2000''. Sacconi, ha inoltre rilevato Cozza, ''si è poi dimenticato, intervenendo al Congresso Fnom a Fiuggi, dell'impegno elettorale per il cambiamento del meccanismo di selezione dei primari. A vincere i concorsi - ha concluso - devono essere i più bravi e non i medici scelti dai manager''.
Giuseppe Garraffo, segretario nazionale della Cisl Medici, giudica invece positivamente la proposta del ministro del Welfare Maurizio Sacconi. ''E' positivo - ha detto Garraffo - l'approccio ad una modifica sulla base di un confronto con le categorie che Sacconi ha prospettato. I problemi nelle Asl di organizzazione di questi servizi esistono realmente e le Asl finora non hanno affrontato in modo forte la questione degli spazi dove i medici potranno visitare e visitare sulla base della libera scelta dei pazienti''. L'Anaao Assomed, il sindacato maggiormente rappresentativo dei medici del servizio pubblico, esprime un parere favorevole con riserve alla proposta del ministro del Welfare Sacconi. ''Dovremmo valutare la proposta quando sarà formulata nel dettaglio - ha detto il segretario Carlo Lusenti al termine dell'intervento del ministro al Congresso dell'Ordine dei medici - ma pensiamo possa essere percorribile se si rispetteranno alcuni principi con l'obiettivo di superare problemi tecnici che esistono. Ai cittadini bisogna garantire che i medici pubblici possano visitare privatamente in strutture organizzate, con la riscossione dell'onorario da parte di una segreteria della struttura pubblica, con criteri organizzativi trasparenti''.
 

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