Staminali cerebrali, parte lo studio italiano contro la Sla

Redazione DottNet | 28/03/2011 15:50

La sperimentazione con le cellule staminali cerebrali ha ricevuto il via libera da parte dell'Iss, ed entro due o tre mesi si potranno fare le prime iniezioni ai pazienti per testare una terapia contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla). Il progetto nasce dal lavoro di Angelo Vescovi, che dirige la banca delle staminali dell'ospedale di Terni che fornirà le cellule ed è il direttore scientifico dell'Ospedale di Padre Pio di San Giovanni Rotondo, e ha il supporto di diverse istituzioni e fondazioni, prima tra tutte quella creata dal vescovo del capoluogo umbro Vincenzo Paglia che è stato il primo a dare l'annuncio, nel corso di un'udienza con il Papa, a testimonianza dell'appoggio da parte della Chiesa per l'uso di questo tipo di cellule che non vengono da embrioni.

"Il via libera da parte dell'Iss era l'ultima cosa che mancava - spiega l'esperto - ora rimane solo il sì formale del comitato etico dell'ospedale e alcune questioni meramente organizzative, per cui saranno necessari due o tre mesi. Se questo fosse un viaggio mancherebbero solo i bagagli da fare". La sperimentazione, che all'inizio dovrebbe essere fatta su 10-12 pazienti, prevede l'utilizzo di cellule staminali cerebrali umane, prelevate da feti abortiti spontaneamente e coltivate nei laboratori di Terni, da trapiantare nel midollo spinale di malati di Sla per circa 10-15 volte: "Noi speriamo che questo possa rallentare, o nel caso più favorevole bloccare la malattia - spiega Vescovi - il trial è di fase 1, quindi teso a verificare l'eventuale tossicità delle cellule, ma comunque entro un anno dai trapianti avremo anche i primi risultati sull'efficacia". I test condotti in questi anni sugli animali lasciano ben sperare, al punto che sono già pronte le richieste per sperimentazioni su altre malattie neurodegenerative. Il trial sulla Sla è l'unico in Europa di questo genere, e fra i pochissimi al mondo. Il progetto però non si ferma solo alla Sla: "Ora i pazienti hanno una speranza che prima non avevano - sottolinea Vescovi - ma se la sperimentazione dovesse andar bene potrebbe fare da modello anche per le altre malattie degenerative, come la sclerosi multipla o l'Alzheimer. Noi stiamo già preparando delle nuove richieste per altre sperimentazioni in questo senso".

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