RU 486, un anno a rilento e difformità tra le regioni

Ginecologia | Redazione DottNet | 30/03/2011 10:18

Lentezze, ostacoli e resistenze: così si può riassumere il primo anno di applicazione della la pillola abortiva RU486 in Italia. E' dall'1 aprile del 2010 infatti che questo farmaco può essere distribuito e acquistato in Italia. Una possibilità che non è stata colta da tutte le regioni: a parte Piemonte e Liguria, in alcune realtà centro-meridionali il servizio non è mai decollato. Complessivamente in un anno sono state oltre seimila le scatole vendute, secondo le cifre dell'azienda distributrice in Italia Nordic Pharma. "In questo primo anno le scatole vendute sono state 6066 - spiega Marco Durini, medical director dell'azienda - mentre le procedure di aborto farmacologico che stimiamo siano state effettuate sono 6654.

Questo perché mentre tutte le regioni usano una sola scatola per ogni protocollo, l'Emilia Romagna usa una confezione per tre procedure". A livello regionale il primato per numero di confezioni acquistate è del Piemonte, con 1624 scatole, seguito da Toscana (773) e Liguria (735). Bassissime le richieste di Calabria e Abruzzo, con 15 confezioni, e delle Marche (5). "Ma ci sono regioni, come Lazio e Lombardia - commenta Durini - dove pur essendoci il maggior numero di aborti l'anno in Italia, la RU486 stenta di più. Ad esempio in Lombardia, dove gli aborti in un anno sono stati più di 5000, secondo l'Istat, le confezioni acquistate di RU486 sono state 604, e nel Lazio, dove le interruzioni volontarie di gravidanza sono state oltre 3mila, solo 142 le scatole comprate". Oltre alle difficoltà di posizionamento di un nuovo prodotto, a pesare sull'avvio della RU486 sono stati altri fattori. ''Come la richiesta di ospedalizzazione - continua Durini - e predisposizione di posti letto dedicati. In tempi di tagli però le regioni hanno molta difficoltà a organizzare i reparti e dare letti per l'aborto farmacologico''. A testimoniare queste difficoltà è il caso di Nicola Blasi, del Policlinico di Bari, punto di riferimento in Puglia e nel Sud per la RU486, che se ne va in prepensionamento per la "mancanza di organizzazione" dell'ospedale e perché sono state ''tradite le promesse'' di potenziare l'organico e creare un ambulatorio dedicato. A pesare sul successo della pillola anche l'indicazione dei 49 giorni: molte pazienti, finche' completano l'iter tramite il consultorio, arrivano all'8-9/a settimana di gravidanza, dunque fuori tempo massimo. ''Nelle regioni in cui non c'è stata la sperimentazione prima - conclude Durini - c'è resistenza a usare la Ru486. La situazione potrà cambiare solo quando sarà autorizzata la somministrazione in day-hospital''. Clicchi qui per essere informato. 

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