Smi e Snami contro la mediazione obbligatoria medico-paziente

Sindacato | Redazione DottNet | 31/03/2011 17:02

Il Sindacato dei Medici Italiani-Smi esprime profonda preoccupazione per la recente entrata in vigore del sistema obbligatorio di mediazione finalizzata alla conciliazione. Una riforma che cambia radicalmente, e temiamo negativamente, il volto della giustizia civile e che delega a organismi pubblici e privati la soluzione di controversie come quella della colpa medica. Per lo Smi questa non è la strada giusta, anzi, secondo il sindacato, assisteremo a un peggioramento del problema.

 «Dalla padella alla brace – spiega Salvo Calì, segretario generale Smi – in piena esplosione di denunce per la cosiddetta “malasanità”, invece di attivare proposte per far funzionare la nostra macchina giudiziaria e stimolare la nascita di Camere di Conciliazione con evidenti profili di professionalità, si vara un sistema che vede protagonisti enti pubblici e privati (spesso società di capitali con possibili conflitti di interessi) con mediatori con appena 50 ore di formazione e, spesso, senza alcuna conoscenza del diritto e delle leggi del nostro Paese. Così un medico accusato di negligenza, si troverà a dover discutere di una mediazione proposta da chi non ha alcuna conoscenza nel campo della responsabilità medica. E se il professionista non dovesse accettare la proposta si troverà trascinato davanti al giudice, con il pregiudizio di aver respinto una mediazione e con  il possibile onere delle spese». Quindi Calì ricorda la molte proposte dei medici per la costituzione di circuiti extra giudiziali per affrontare questo problema e per diminuire così il ricorso alla giustizia ordinaria, ma a patto che vengano garantiti profili chiari di professionalità e competenza: «Invece di seguire e sviluppare modelli già esistenti come quello di Accordi a Roma – conclude Calì – si è scelta una strada sbagliata. Su questioni  che riguardano la vita dei cittadini e il diritto alla salute, ma anche il lavoro dei medici e la tutela della loro serenità professionale (con il corollario del ricorso alla medicina difensiva), nonché la tenuta dei nostri stessi servizi sanitari, non si possono sperimentare meccanismi approssimativi come quello della mediazione obbligatoria, varato dal Governo. Chiediamo a tutti sindacati di prendere una posizione unitaria e invitiamo la Fnomceo a rivedere le aperture fino ad ora dimostrate su questo tema». Sulla stessa linea anche lo Snami: «Siamo perplessi sul contenzioso medico-paziente e sulla mediazione obbligatoria» così Angelo Testa, presidente nazionale del sindacato: «Ci sono aspetti non completamente chiari quali la sede di conciliazione e si ha il dubbio fondato che alla fine si ricorra sempre a un legale per gli aspetti puramente tecnici» continua Testa. Ma sono tante le novità introdotte dal decreto legislativo con l’obiettivo di smaltire nei tempi rapidi il crescente numero di denunce civili. «È vero che potrebbe esserci una diminuzione dei processi in sede civile e anche in sede penale» continua il presidente dello Snami «ma il nostro sindacato si batterà perché prevalga la figura del conciliatore Medico anche in sede di risarcimento dei danni».

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