Brindo alla salute, confido nella sanità

Luigi Casadei | 05/04/2011 12:24

La Sanità oggi: premessa di buona salute o sistema complesso di difficile approccio per medico e paziente? Sanità definisce correntemente un insieme (sistema) di mezzi e persone che tutelano e promuovono la salute di una comunità. La sanità (pubblica o privata) offre al Paese uomini, risorse e strumenti per  mantenere o riconquistare la salute. E, se la sanità è un organismo complesso, medico e paziente sono e restano le particelle indivisibili, microscopiche: le cellule che ne costituiscono i tessuti. Il medico clinico svolge sempre più spesso oggi il compito di cerniera con l’istituzione sanitaria globale e aiuta la persona a selezionare i percorsi migliori verso la guarigione.

Questo ruolo di frontiera, pur non esaurendosi più negli angusti spazi di un ambulatorio o un reparto ospedaliero, ma avvalendosi al contrario di molteplici possibilità tecnologiche e di collaborazioni professionali, conserva tuttavia un elemento immutabile nel corso dei secoli. Il rapporto personale medico-paziente è infatti il marchio distintivo della nostra professione. Possono mutare gli scenari, il contesto o i riferimenti scientifici, ma le innovazioni e i differenti modelli organizzativi non annulleranno, nel malato che soffre, la spinta a cercare un punto di riferimento: un’altra persona competente e capace di ascoltare, interpretare e alleviare il suo disagio. Sotto questo profilo, il termine sanità, così come oggi lo coniughiamo, contiene qualche elemento che genera diffidenza sia nel medico, sia nel paziente. La sanità è "grande", a volte sproporzionata rispetto alla comprensione e ai naturali timori dell’individuo; possiede una intriseca inerzia che può generare ritardi e problemi spesso evitabili; infine si occupa sovente più di categorie e quantità, piuttosto che di singoli. Sarebbe tuttavia  improponibile la rappresentazione di due modelli contrapposti, uno clinico-individuale, l’altro strutturato-impersonale. La salute di una popolazione non è descritta né risolta da una dicotomia di questo tipo. Nel confronto con l’istituzione sanitaria, tuttavia, non è solo il singolo soggetto malato l’unico anello debole. A volte anche il medico opera in condizioni di frustrazione e difficoltà. In questo senso il medico clinico spesso è alle prese tanto con la malattia, quanto con il sistema sanità. A volte, paradossalmente, entrambi i termini possono risultare di problematico approccio: come mettere insieme la fiducia e l’aspettativa del paziente con la sostenibilità e l’efficienza del sistema sanitario? Come conservare operatori sanitari (medici e non) soddisfatti dei loro adempimenti quotidiani, del loro lavoro? E come, viceversa, impedire il loro decadimento, il soccombere tra due legittime (sebbene talora apparentemente opposte) esigenze rappresentate dal cittadino ammalato e dall’organizzazione sanitaria? Così come viene chiesto ai medici di salvaguerdare la sostenibilità del sistema sanitario, intervenendo presso i cittadini-pazienti, allo stesso modo dovrebbe essere garantita ai medici eguale salvaguardia. Il carico di responsabilità culturali, professionali e burocratiche, che grava sulle nostre spalle, mina l’equilibrio del trinomio sanità-medico-paziente, affidandoci un ruolo spesso disagevole e tutt’altro che privilegiato.

luigi casadei, MMG
Riccione.

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