Contro i certificati online ospedalieri scende in campo l’Anaao. Troise: tocca alle regioni provvedere. E dal Lazio arriva una proposta: Mmg in servizio anche i giorni festivi per non intasare i pronto soccorso

Silvio Campione | 06/04/2011 21:14

La polemica cominciata in Lombardia sui certificati online da inviare dai pronto soccorso si sta estendendo. Adesso sula questione che sta interessando tutti i presidi italiani scende in campo l’Anaao, il sindacato della dirigenza medica dell’Ssn: "Quanto paventato in passato dall'Anaao Assomed riguardo alle conseguenze dell'introduzione 'forzata' della trasmissione telematica dei certificati di malattia, si sta palesando in tutta la sua gravità nei pronto soccorso degli ospedali italiani. Purtroppo il ministro Brunetta ha pensato che 'stemperare' i toni sulle sanzioni fosse l'unico obiettivo delle nostre motivate proteste a fronte di una marcia a tappe forzate per la certificazione online".  

"Le recenti prese di posizioni di molti direttori generali e di Regioni del nord Italia, proprio dove secondo la commissione tecnica la procedura avrebbe dovuto aver raggiunto elevati livelli di funzionalità, fanno riflettere sull'effettivo stato delle cose. E' diventato palese – dicono al sindacato - che il sistema informatico non è in grado di sopportare l'enorme flusso di dati, tanto che vengono segnalati quotidianamente gravi disservizi e impossibilità di utilizzare il sistema dagli ospedali di tutto il Paese. Allo stesso tempo sta aumentando la 'pressione' sui pronto soccorso a fini puramente amministrativi con allungamento dei tempi di attesa e aumento dei contenziosi con i cittadini". Per Costantino Troise, segretario nazionale dell'Anaao Assomed la situazione che si sta determinando con l'introduzione dell'invio telematico è allarmante: "Non giovano i toni trionfalistici dei messaggi inviati dal ministro della Funzione Pubblica e soprattutto dall'ultima circolare che induce gli utenti a 'pretendere' l'invio telematico malgrado i pronto soccorso non siano, nella stragrande maggioranza, ancora in grado di assicurare tale servizio o possano cimentarsi solo distogliendo molto tempo all'attività assistenziale". "In condizioni di cronico congestionamento delle strutture, con tempi d'attesa sempre più lunghi, carenze di organico che costringono a turni massacranti, locali trasformati in corsie con barelle al posto dei letti, i medici di pronto soccorso - denuncia l'Anaao Assomed - devono oggi far fronte anche alle richieste, peraltro legittime, di ottenere l'invio telematico delle certificazioni". Il rischio è che questa situazione si rifletta negativamente sui cittadini. "L'Anaao Assomed - sottolinea Troise - ha più volte sostenuto che, nel rispetto del codice deontologico, le certificazioni non devono determinare alcuna ricaduta negativa sui livelli assistenziali e che occorre ripensare ruoli e compiti del pronto soccorso individuando strategie alternative fino alle autocertificazioni per malattie di breve durata". Per Troise, quindi, "tocca adesso alle Regioni intervenire per evitare che la rete deputata ad assistere i cittadini in condizioni di urgenza clinica non rimanga travolta da una anomala onda amministrativa con un rapporto costi-benefici negativo per cittadini e operatori". E per non intasare gli ospedali, soprattutto nei giorni prefestivi e festivi, arriva una proposta dalla Regione Lazio, gruppo Pd, che potrebbe essere imitata anche da altri enti: si tratta di assicurare l'apertura, anche nei weekend e nei giorni festivi, di almeno uno studio medico per ognuno dei 55 distretti in cui sono divise le Asl. L'obiettivo dell'iniziativa è quello di permettere ai cittadini, alle mamme che lavorano, agli anziani, ai malati cronici, di avere una copertura assistenziale 365 giorni l'anno senza dover ricorrere per forza, in caso di bisogno, ai pronto soccorso. La proposta va nei fatti a 'estendere' quanto già previsto da un accordo sottoscritto a novembre 2009 tra la Regione e i medici di famiglia laziali. Esiste infatti nel Lazio una rete di 358 studi camici bianchi di base e pediatri aperti dalle 9 alle 19 dal lunedì al venerdì, che potenzia la rete storica dei camici bianchi della medicina generale. Per quanto riguarda l'apertura nei weekend, però, questo accordo lascia alle Asl la discrezionalità se aprire o meno nei fine settimana. "Ebbene - spiega il capogruppo Pd Lazio, Esterino Montino - finora l'unico studio associato con queste caratteristiche aperto nei weekend è quello di piazza Istria a Roma, che in un anno ha fatto 3 mila visite e nei fine settimana ha una media di accessi di 60 persone". La rete dei 358 studi nati con l'accordo integrativo sulla medicina generale - firmato nel 2009 e diventato operativo nei primi sei mesi del 2010, e che coinvolge circa 4.800 medici di famiglia e 1.000 pediatri di libera scelta - costa alla Regione 9 milioni di euro. Estendere l'apertura anche nei weekend (10-12 ore al giorno), secondo le stime del Pd, dovrebbe costare circa 7 milioni di euro in più. La proposta di legge presentata dal Pd, "se non incontrerà grossi ostacoli in Consiglio", dovrebbe entrare in vigore in tempi brevi. "Diciamo entro l'estate", afferma Montino. "Chiederemo al presidente della Commissione Sanità - aggiunge Foschi - di discuterla al più presto". Tra i tanti obiettivi di questa iniziativa, tra cui garantire la continuità dell'assistenza e promuovere l'equità di accesso ai servizi sanitari regionali, c'è quello di diminuire il ricorso improprio al pronto soccorso. "Nel 2010 - sottolinea Montino - i dati dicono che gli accessi ai pronto soccorso del Lazio sono stati poco meno di 2 milioni e 500 mila. Da tempo - aggiunge - i pronto soccorso non sono più centri per l'emergenza ma parcheggi, dove i medici lavorano male, i cittadini stazionano anche ore e giorni, le ambulanze sono bloccate". "Ancora non l'ho potuta leggere e mi riservo di valutarla nel merito, ma assicurare l'apertura, anche nei weekend e nei giorni festivi, degli studi medici è un'iniziativa che mi piace. D'altronde siamo stati noi i primi a mettere sul campo un'esperienza di questo tipo: quella di piazza Istria a Roma". Parola di Pier Luigi Bartoletti, segretario regionale della Federazione nazionale medici di famiglia (Fimmg) del Lazio, "Se c'è un riconoscimento legislativo su questa materia - sottolinea Bartoletti - non possiamo che essere felici, a prescindere da chi la propone. D'altronde la sanità - aggiunge - non deve essere oggetto di tensioni politiche e partigiane. In sanità - conclude - bisogna rispondere solo alle esigenze dei cittadini". Infine una nota dalla Campania in riferimento alle ricette online: il sindacato dei medici italiani (Smi) chiede un incontro urgente con il governatore Caldoro per dirimere, accanto ad altre problematiche, la questione della ricetta on line che ha provocato la settimana scorsa la diserzione di tutti i medici di famiglia dai corsi di formazione/informazione sull'utilizzo della ricetta organizzati dalla Sogei. “Senza condividere o concordare alcuna strategia con la categoria - si legge in una nota a firma del dirigente nazionale dello Smi Saverio Annunziata - da un anno circa vengono imposte per decreto attività che spesso vanno in conflitto con i compiti di diagnosi e cura del medico di famiglia. Molto spesso tali attività vanno in conflitto anche con le norme che regolamentano il rapporto di lavoro (Acn). Mi riferisco più in particolare all'invio on line dei certificati di malattia e delle ricette, nonché alle codifiche delle esenzioni per reddito”. “Solo grazie ai medici, in sanità, prende quota la rivoluzione telematica con certificati online e fascicoli elettronici, purtroppo gli oneri burocratici e le spese sono esclusivamente a carico della categoria. E' inaccettabile: o si riconosce questo sforzo in termini di ristoro economico per i professionisti e si correggono alcune storture (sanzioni e penalizzazioni), oppure apriremo una vertenza sindacale e legale” sostiene Annunziata. Clicchi qui per essere informato.

 

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