Medici in calo in tutta Italia. La Lombardia corre ai ripari e fa da apripista alle altre regioni

Redazione DottNet | 10/04/2011 12:13

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Cala il numero di medici in Italia, le scuole di specializzazione riducono gli ingressi – e quei pochi sono spesso appannaggio dei raccomandati – e a creare un muro nella professione ci pensa anche il numero chiuso nelle università. Insomma, un quadro a tinte fosche per la categoria che vede un futuro ancora più in salita. Il problema della carenza di professionisti ha riscontri anche nel servizio pubblico: secondo l'ultimo Annuario statistico pubblicato dal ministero della Salute, relativo all'anno 2008, il numero dei lavoratori della sanità pubblica è in calo: dai 649.248 dipendenti del 2007 si è infatti passati ai 638.459 del 2008.

Ciò porta inevitabilmente ad un incremento del lavoro straordinario, ma non all’ingresso di nuove figure che, per esempio, potrebbero sostituire i medici pensionati.  A puntare l'indice contro l'abuso del lavoro straordinario in sanità è  il segretario nazionale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza: "Lo straordinario - spiega - è la cartina di tornasole di una situazione sempre più drammatica nella quale si trovano a lavorare migliaia di medici ospedalieri, e non solo, costretti a turni di lavoro più frequenti per coprire le carenze di organico dovute spesso ad indiscriminati blocchi del turn over. La spesa però - aggiunge Cozza - non sempre corrisponde allo straordinario effettivamente prestato, perché le aziende tendono in modo improprio a non retribuirlo tentando di spacciarlo come orario dovuto dal dirigente per raggiungere gli obiettivi".  Per Cozza, però, il ricorso eccessivo al lavoro straordinario di medici e infermieri rischia di avere ripercussioni negative sia sui camici bianchi sia sui pazienti. "Troppo spesso - sottolinea - lo straordinario è la norma e assume le caratteristiche di un vero e proprio allungamento dell'orario di lavoro imposto dalle aziende al di là delle norme contrattuali. Il tutto - conclude Cozza - con condizioni di lavoro sempre più gravose e con ricadute negative sulla qualità del lavoro dei medici e sulla qualità dell'assistenza per i cittadini". E allora che cosa fare per arginare quest’emorragia di medici? Un primo passo arriva dalla Regione Lombardia che attiverà  un tavolo tecnico tra la Regione e le sei facoltà di medicina della Lombardia (Università degli Studi di Milano, Bicocca, San Raffaele, Brescia, Pavia e Insubria) per affrontare appunto il problema della carenza di medici che si verificherà in Lombardia da qui al 2015. Allo stesso tempo saranno avviati contatti con i ministeri dell'Economia, della Salute e dell'Università per sollevare il tema a livello nazionale. Sono queste le due decisioni scaturite dall'incontro che il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, affiancato dall'assessore alla Sanità, Luciano Bresciani e dal sottosegretario all'Università e Ricerca Alberto Cavalli ha avuto con i rettori delle sei facoltà di medicina presenti in Lombardia. Il tema della carenza del personale medico nei prossimi anni è particolarmente sentito. Mettendo a confronto infatti il numero di pensionamenti, trasferimenti o altro dei medici con il numero di contratti di specializzazione che si prevede di attivare nei prossimi 5 anni, il totale delle carenze previste per gli anni 2011-2015 risulta di circa 7.600 posti, pari a circa il 40% dei medici in servizio nel 2010.Al termine dell'incontro, il presidente Formigoni ha parlato di "una forte condivisione del sistema lombardo attorno a questo problema e alle strade che è necessario intraprendere per risolverlo". "Va sottolineato - ha detto ancora Formigoni - che il numero di posti di specializzazione messi a disposizione ogni anno dalle Università Lombarde nelle varie discipline non è sufficiente per coprire il fabbisogno quantificato da Regione Lombardia. A tale proposito Regione Lombardia ha già richiesto di aumentare da 750 a 1277 i posti totali annui per gli specializzandi". "Apriremo dunque - ha spiegato - un tavolo di confronto con le Università per rinegoziare il numero di posti per le specializzazioni e valuteremo l'aumento del numero di contratti di specializzazione regionali. Con i ministeri dell'Economia, della Salute e dell'Università discuteremo del riordino complessivo della materia". Regione Lombardia è attenta a questo tema tanto è vero che con le 'regole 2011' sono state finanziate nuove specialità con 5 milioni di risorse regionali all'anno, che corrispondono a circa 100 specializzandi. Si tratta di un finanziamento suppletivo per posti ulteriori rispetto a quelli previsti da Ministero e Università.