Tumori, messo a punto un nuovo inibitore che ne arresta la crescita

Redazione DottNet | 11/04/2011 19:21

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Messo a punto un nuovo inibitore - ovvero una molecola che impedisce o rallenta una funzione chimica - in grado di ridurre efficacemente la formazione di vasi sanguigni tumorali, ritardando o addirittura arrestando la crescita dei tumori. E' il risultato di uno studio dell'Istituto scientifico universitario San Raffaele, che ha guadagnato la copertina della rivista Cancer Cell di aprile. Lo studio è coordinato da Michele De Palma, ricercatore del San Raffaele, e da Luigi Naldini, direttore dell'Istituto San Raffaele-Telethon per la Terapia Genica e professore presso l'Università Vita-Salute San Raffaele.

La ricerca ha dimostrato che l'angiopoietina-2 (ANG2), una molecola prodotta dai tumori, rappresenta un potente stimolo alla formazione di vasi sanguigni in diversi tipi di tumore sperimentale. I ricercatori hanno quindi rilevato che l'attività ''pro-angiogenica'' dell'ANG2 può essere bloccata efficacemente mediante un nuovo inibitore specifico sviluppato da AstraZeneca. Si è infatti osservato che l'inibizione dell'ANG2 riduce notevolmente la formazione dei vasi tumorali e conseguentemente ritarda e in alcuni casi arresta la crescita dei tumori. ''L'importanza della scoperta - spiega De Palma - sta nell'aver dimostrato che l'inibizione dell'ANG2 non induce resistenza al trattamento, anche a seguito di trattamenti prolungati nel tempo o in tumori che normalmente sviluppano resistenza, limitando così la più insidiosa conseguenza del tumore: le metastasi''. La nuova ricerca dimostra che l'inibizione selettiva di ANG2 può quindi fornire una doppia arma contro il cancro: inibire i vasi sanguigni e allo stesso tempo indebolire l'attività di particolari cellule (TEM) che ne promuovono la formazione. Questo risultato si traduce nell'inibizione a lungo termine dei tumori sperimentali e delle loro metastasi a siti distanti. A questo punto, concludono i ricercatori, ''e' importante sottolineare che, nonostante il nostro lavoro abbia fornito una incoraggiante prova di principio in modelli sperimentali, sarà ora importante valutare gli effetti dell'inibizione di ANG2 in pazienti oncologici''.