Donne principali consumatrici di farmaci, ma gli studi sono fatti sui maschi

Redazione DottNet | 11/04/2011 19:10

Le donne, che sono il 51% della popolazione italiana, sono le maggiori utilizzatrici di farmaci, di integratori alimentari e rimedi botanici. Ciononostante i farmaci sono poco studiati nelle donne perche' sia gli studi clinici sia gli esperimenti pre-clinici sono eseguiti prevalentemente su soggetti maschi e giovani, con un campione femminile 'statisticamente insufficiente negli studi di terapie per malattie cardiovascolari'. E' questa la premessa al volume 'Farmacologia di genere' di Flavia Franconi, Simona Montilla, e Stefano Vella presentato al Senato. Le donne, ha detto la senatrice Laura Bianconi (Pdl), 'vivono di piu', si ammalano di più, e purtroppo vengono curante meno.

 

Benvenga questo libro che presto diventerà patrimonio culturale degli operatori e ne cambierà l'approccio farmacologico'. Una 'cecità di genere, evidenziata dagli autori, che - ha sottolineato la senatrice Fiorenza Bassoli (Pd) - fa male a tutti, sia agli uomini che alle donne. Perciò scienza e politica dovrebbero essere più attenti alle personalizzazione delle cure'. Con questa iniziativa editoriale, ha detto Flavia Franconi, 'vogliamo diffondere la cultura di genere e sottolineare che senza una medicina personalizzata secondo le differenze biologiche esistono svantaggi anche al maschile, e non salvaguardare i bambini. Ad oggi non sappiamo nemmeno se le donne hanno la stessa risposta sul placebo, per questo occorre una ricerca di genere che, sia pure lenta e costosa, è una rivoluzione silenziosa'. Franconi ha espresso poi 'felicita'' per l'avvio del gruppo di lavoro dell'Agenzia del Farmaco (Aifa) su farmaci e genere: 'ciò significa - ha detto - un interesse specifico importante dell'Aifa che porterà anche l'industria a dare importanza alla medicina di genere e ci porterà in breve tempo a una medicina più equa, dopo lo scivolone dell'Italia che nell'ultimo anno - secondo il giudizio delle agenzia di rating - è scesa al 78/mo alla posizione numero 82 per medicina sociale'. In medicina, ha sottolineato l'altro autore Stefano Vella che è il direttore dipartimento del Farmaco Iss, 'è sbagliato dire siamo tutti uguali. Dovremmo essere tutti uguali nell'accesso alle cure, ma poi ottenere una medicina personalizzata secondo le differenze biologiche e socio-culturali. Dal libro anche uno stimolo per il ministero della Salute che, sul sito, ha recentemente pubblicato il 'Manuale per la formazione dei farmacisti del Servizio Sanitario Nazionale' dove sembrerebbero assenti cenni alla farmacologia di genere. La medicina delle donne, ha osservato il direttore generale dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss) Monica Bettoni, 'è basata molto meno sulle evidenze scientifiche rispetto a quello degli uomini. Va colmato questo gap'. Il libro, ha concluso il presidente della Società italiana di Farmacologia Carlo Riccardi, 'si inserisce bene nel tema della appropriatezza prescrittiva, come è appropriata la costituzione del gruppo di lavoro Aifa su farmaci e genere'.

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