Studio Usa, i medici prescrivono terapie a cui non si sottoporrebbero

Redazione DottNet | 13/04/2011 09:39

Due pesi e due misure. Molti medici prescrivono ai pazienti terapie alle quali non si sottoporrebbero se solo fossero loro a fare i conti con malanni e acciacchi. Quel che scrivono sulla ricetta, in altre parole, varia notevolmente se è lo stesso camice bianco ad aver bisogno di cure. Lo rivela uno studio Usa condotto su circa 1.000 medici, realizzato chiedendo ai camici bianchi di prescrivere una terapia e successivamente ipotizzare un'auto-cura'. Ebbene, come mostra il sondaggio pubblicato su un report degli 'Archives of Internal Medicine', le decisioni cambiano sensibilmente quando il dottore è dall'altra parte della barricata.

I medici, stando per lo meno alle risposte fornite, sono molto più propensi a scegliere per loro stessi terapie che comportano una mortalità più elevata ma che offrono, dall'altro lato, maggiori probabilità di sopravvivere senza dover fare i conti con temibili effetti avversi. Per i loro pazienti, invece, prediligono trattamenti che mostrano indici di sopravvivenza maggiori, badando tuttavia meno alla qualità di vita. Qualche esempio? Messi davanti alla scelta di un intervento per rimuovere un cancro intestinale per loro stessi, due quinti di 242 medici hanno scelto una procedura chirurgica con una maggiore incidenza sul fronte dei decessi, ma con un tasso più basso di effetti avversi. Tuttavia, solo un quarto dei camici bianchi restava fedele alla scelta se c'era da prescrivere l'intervento a un loro paziente. Discorso simile per un nuovo ceppo di influenza aviaria ipotizzato nel sondaggio. "Quando i medici decidono per i propri pazienti - conferma Peter Ubel, della Duke University, in North Carolina - pensano diversamente rispetto a quando fanno delle scelte per loro stessi".

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