Proposta del Naga: anche gli stranieri irregolari nelle liste dei medici di famiglia. Fazio: per ora nessun problema sanitario dai migranti

Silvio Campione | 13/04/2011 21:10

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Inserire anche i cittadini stranieri irregolari nelle liste dei pazienti assistiti dai medici di famiglia italiani. A lanciare la proposta è il Naga di Milano, associazione di volontariato impegnata nell'assistenza socio-sanitaria agli stranieri e per la difesa dei loro diritti. Oggi nel capoluogo lombardo il Naga ha presentato i risultati di un'indagine condotta a Milano, da cui emerge che in molti casi, nonostante le garanzie di assistenza sanitaria previste dalla legge, gli immigrati senza permesso di soggiorno non riescono ad accedere alle cure.

 "Mentre i servizi di Pronto soccorso, le aree pediatriche e quelle per le donne in gravidanza funzionano generalmente piuttosto bene, il problema per gli immigrati irregolari affetti da patologie potenzialmente gravi è quello di riuscire a concludere l'iter per il problema per cui sono stati presi in carico" spiegano i medici volontari del Naga, sottolineando che questa situazione, aggravatasi negli ultimi cinque anni, costringe gli immigrati a dover pagare per ottenere servizi che potrebbero avere gratuitamente, ma siccome la maggior parte non può permetterselo continuano a rivolgersi al Pronto soccorso intasandolo. Oppure non si curano, alimentando quel trend negativo introdotto con l'annunciato e poi ritirato provvedimento che invitava i medici a denunciare i pazienti clandestini. Secondo l'associazione il trattamento subito dai "clandestini" (che sotto l'aspetto sanitario includono anche cittadini comunitari come i bulgari e i romeni) non è frutto di "malevolenza" ma è imputabile alla "grave disinformazione da parte degli operatori sanitari e amministrativi sulle procedure da seguire", con situazioni che variano da ospedale a ospedale e da medico a medico, ma anche da paziente a paziente e persino da diagnosi a diagnosi. Una situazione imputabile principalmente al fatto che la Lombardia, insieme con la Calabria e la Basilicata, non ha mai emanato una direttiva regionale che uniformi e garantisca livelli assistenziali adeguati a tutela della salute degli immigrati irregolari.   "Crediamo che la difficoltà, a volte l'impossibilità, per i cittadini stranieri irregolari di accedere alle cure mediche risieda principalmente in una precisa volontà politica di non applicare la normativa vigente - sostiene il presidente dell'associazione, Pietro Massarotto - creando così difficoltà nell'accesso e nel godimento del diritto alla salute". Per questo, aggiunge Massarotto, "abbiamo individuato tre proposte che, se applicate, potrebbero modificare la situazione vigente: iscrivibilità dei cittadini stranieri irregolari nelle liste dei medici di medicina generale; applicazione omogenea della normativa nazionale vigente e conseguente rilascio e gestione successiva del codice Stp (Straniero temporaneamente presente) in tutte le strutture sanitarie pubbliche e convenzionate della Lombardia; campagne pubbliche di sensibilizzazione, formazione e informazione in merito alla normativa vigente e ai diritti fondamentali in materia di salute, rivolte a tutto il personale sanitario e ai cittadini stranieri regolari e non". Intanto per il momento non preoccupa la situazione sanitaria relativa agli immigrati dal Nord Africa che in queste ore sta giungendo in Italia: ''non sono emerse patologie che abbiano destato preoccupazione o che abbiano comportato, per il Servizio sanitario nazionale, interventi qualitativamente diversi da quelli erogati quotidianamente''. Nessun pericolo per la salute, dunque, secondo le conclusioni della missione congiunta del Ministero della Salute e dell'Oms a Lampedusa, annunciate dal ministro Ferruccio Fazio, nell'incontro di alto livello sull'immigrazione che si è tenuto ieri. Un incontro strategico al quale hanno preso parte anche il Commissario europeo per la salute dei consumatori, John Dalli, il direttore dell'Ufficio regionale dell'Oms per l'Europa, Zsuzsanna Jakab, e i rappresentanti dei Paesi più colpiti dall'ondata di sbarchi (Grecia, Malta e Spagna). Sin dall'inizio, le autorità presenti al summit hanno sgombrato il campo dalla possibilità di una crisi sanitaria: non sono state rilevate malattie infettive ed è attiva una sorveglianza sindromica per 13 patologie, ha fatto sapere Fazio. Inoltre, secondo Jakob, ''i migranti non porteranno epidemie, perché in Europa non sono diffusi i vettori di patologie, endemiche in Africa, come la malaria''. Niente epidemie, dunque, mentre una mano tesa è arrivata dal Commissario Ue: ''Siamo qui per impedire che ci sia una crisi - ha affermato Dalli - . Abbiamo sistemi per reagire a qualsiasi focolaio, dobbiamo verificare che resistano all'ondata migratoria''. Ondata che non è destinata ad esaurirsi, anzi, potrebbe durare ''per anni'', come ha sottolineato Fazio ricordando le importanti migrazioni da Albania e Kosovo: ''una volta stabilizzati politicamente i Paesi - ha detto il ministro - sono ripresi, anche più tumultuosi, gli sbarchi in Italia''. La condivisione degli esperti, alla fine, e' arrivata su un documento, non vincolante, sulle priorità in materia di immigrazione: efficienza dei servizi sanitari nei Paesi d'origine e in quelli di transito, assistenza sanitaria per le patologie acute e quelle croniche, estensione della sorveglianza sindromica e verifica di un possibile stanziamento economico da parte della Ue, per misure strettamente sanitarie sui migranti. Su quest'ultimo capitolo, il Commissario europeo Dalli è stato possibilista: il fondo per i rifugiati e quello per l'integrazione potrebbero essere, in parte, utilizzati. La proposta sarà presentata a Lussemburgo, in occasione del Consiglio dei Ministri Europei, il 6 giugno, magari durante la colazione di lavoro, perché - hanno fatto notare i funzionari Ue - l'ordine del giorno è già stabilito.