Medici di famiglia del Lazio: anche lo Smi verso la protesta

Silvio Campione | 18/04/2011 16:39

Medici di famiglia del Lazio pronti alla protesta. Dopo lo stato di agitazione indetto nei giorni scorsi dalla Fimmg che si prepara a scioperare il 3 e 4 maggio, anche il Sindacato medici italiani (Smi-Lazio) va verso lo stato di agitazione. "La Regione Lazio continua ad ignorare le criticita' della medicina generale", denuncia in una nota il sindacato che non esclude "eclatanti forme di protesta: dallo sciopero telematico ed informatico ad oltranza, alla chiusura degli studi, all'organizzazione di una manifestazione generale".

 

I rappresentanti dell'assessorato alla Sanita' regionale hanno disertato, spiega Paolo Marotta dello Smi-Lazio, "un comitato regionale indetto, il 15 aprile, per discutere le numerose problematiche della medicina generale, che si sarebbe dovuto svolgere alla presenza dei vertici della Regione Lazio e delle organizzazioni sindacali". Un'assenza "assolutamente ingiustificata e senza alcun preavviso", aggiunge il sindacalista. "Eppure piu' volte e' stata sottolineata, a chi di dovere, l'urgenza di affrontare e risolvere le numerose questioni ancora 'bloccate', tra cui: i pagamenti per l'apertura (H12) degli studi medici associati; un servizio che i sanitari stanno assicurando all'utenza da circa un anno a proprie spese". E ancora. "Le problematiche della certificazione telematica. Ricordiamo - aggiunge Marotta - che lo Smi aveva chiesto che venissero esentati dalla procedura online i servizi di continuita' assistenziale (ex guardia medica), l'emergenza territoriale, i pronto soccorso e i medici di base in attivita' domiciliare. Infine le difficolta' relative alle esenzioni per reddito, all'informatizzazione e al collegamento in rete degli studi medici. Riteniamo, dunque, che lo stato in cui versa la medicina generale sia inaccettabile, cosi' come e' inaccettabile che, finora, la Regione Lazio non abbia provveduto a risolvere, concretamente, le criticita' che stanno mettendo a rischio il lavoro di tanti professionisti e, soprattutto, un'assistenza sanitaria di qualita' per i cittadini". Secondo il sindacalista, in pratica, "la Regione ha solo chiuso ospedali e tagliato posti letto ma, di fatto, non ha effettuato nessun potenziamento del territorio, a discapito della salute dei cittadini".

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