Medici di base: incontro con Fazio per spostare i codici verdi e gialli sul territorio. Sì di Milillo. Lo Smi scrive a Napolitano per il lavoro usurante. L’Ordine del Lazio approva lo sciopero del 3 maggio

Silvio Campione | 20/04/2011 08:43

Il fronte della medicina generale si anima: dalla riforma del settore dell’emergenza, che coinvolgerà i medici di base, alle proteste dei sindacati contro i lavori usuranti passando per lo sciopero dei camici bianchi del Lazio (che potrebbe avere ripercussioni su tutto il territorio) contro sanità elettronica e le incombenze che stanno soffocando la categoria, il settore è in grande fermento. Ma andiamo per ordine: si svolgerà domani, giovedì 21, un incontro tra il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, e le sigle sindacali mediche, ospedaliere e territoriali, per iniziare a verificare le possibilità di portare avanti una riforma del settore dell'emergenza-urgenza, come ha annunciato lo stesso ministro della Salute, Ferruccio Fazio.

"L'incontro - ha spiegato Fazio - è finalizzato specificatamente ad un esame della possibilità di una riforma dell'emergenza-urgenza". Si tratta di riformare il settore dell'emergenza-urgenza attraverso "una cabina di regia tra territorio e ospedale con l'obiettivo, al termine del percorso di riforma, di lasciare i codici rossi e gialli nei Pronto soccorso e di spostare i codici verdi e bianchi sul territorio, lasciando questi ultimi alle cure non solo della continuità assistenziale ma anche da un servizio di guardia medica potenziato”, ha spiegato il ministro. "Il lavoro svolto dalla commissione dimostra che il vero nocciolo del problema nel settore dell'emergenza sono le attese nei pronto Soccorso - ha aggiunto Fazio  - per questo il nostro obiettivo è quello di una riforma dell'emergenza-urgenza che porti a definire delle procedure di triage a livello del 118, per spostare i codici bianchi e verdi sul territorio". "Se già riuscissimo a mettere sul territorio l'80% dei codici meno gravi questo sarebbe un buon risultato", ha poi detto il ministro, sottolineando che attualmente arrivano 14 milioni di chiamate alle centrali operative, di cui 8,5 milioni sono chiamate specifiche di soccorso. Di queste, nel 47% dei casi viene inviato un mezzo di soccorso, e nel 32% si arriva al Pronto Soccorso. E proprio per accelerare questi cambiamenti il ministro ha spiegato che gli obiettivi di piano, che sarebbero dovuti andare oggi in Stato-Regioni verranno presentati solo la prossima settimana, "proprio per inserire questa modifica". Una riforma dei Pronto Soccorso, per smistare sul territorio i casi meno gravi ed evitare così intasamenti e attese chilometriche, "va in una direzione che auspichiamo da tempo, quella della continuità assistenziale, e credo porterà anche a notevoli risparmi economici". Così Giacomo Milillo, segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg) commenta l'annuncio del ministro della Salute Ferruccio Fazio della riforma dell'emergenza-urgenza, che affiderebbe proprio ai medici sul territorio e alle guardie mediche potenziate la gestione dei codici bianchi e verdi, lasciando solo i gialli e i rossi al Pronto Soccorso vero e proprio. "Dobbiamo valutare attentamente come attuare la riforma - precisa Milillo - ma non c'è dubbio che una riorganizzazione può portare grandi benefici anche in termini economici. Basti pensare che ogni accesso al Pronto Soccorso costa 90 euro, mentre l'assistenza del medico di medicina generale costa 90 euro per paziente all'anno. Se la metà degli accessi al Pronto Soccorso li spostiamo sul territorio, e parliamo di milioni di accessi all'anno, parte di quello che si risparmia può essere reinvestito per potenziare l'assistenza territoriale, per la riorganizzazione della medicina generale che faccia lavorare i medici non di più, ma meglio". "Siamo sicuri - spiega Milillo - che non sarà una riforma calata dall'alto, ma condivisa, come nell'abitudine del ministro Fazio che finora ha sempre ascoltato le esigenze e le proposte della categoria".

Lavori usuranti e 118

 Il Sindacato dei medici Italiani-Smi, si rivolge, con una lettera, al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, denunciando profili di incostituzionalità all'interno del decreto legislativo sui lavori usuranti che ha avuto il via libera dal governo il 14 aprile scorso. Lo Smi insiste sulla necessità di sanare un'ingiustizia nei confronti dei medici del 118 e della guardia medica. "Questi professionisti- scrive Salvo Cali', segretario generale Smi - non sono dipendenti pubblici, ma lavorano con un rapporto di convenzione con il Servizio sanitario nazionale con caratteristiche equiparabili ai loro colleghi ospedalieri: prestano il loro servizio in strutture pubbliche e con un orario stabilito dalla stessa azienda. Sono medici che lavorano di notte e in condizioni di stress evidenti, a contatto con le emergenze (talvolta anche straordinarie), e purtroppo, spesso anche in condizione di scarsa agibilità dal punto di vista delle strutture e di quello della sicurezza. Sono molti i casi di aggressioni nei confronti delle guardie mediche, e alcuni purtroppo hanno avuto un epilogo tragico. Sulla base di queste osservazioni, da anni chiediamo che vengano inseriti, così come avviene con altri lavoratori aventi gli stessi requisiti, tra le categorie che rientrano nelle tutele previste dalla legislazione sul lavoro notturno e quindi tra i beneficiari dei lavori usuranti. Purtroppo i diversi interventi legislativi fatti in questi anni, non ultimo il citato decreto legislativo, non sono intervenuti in tal senso". Eppure, denuncia ancora il sindacato, nel Ssn assistiamo anche a una situazione incomprensibile: "Ci consenta di far rilevare un paradosso- continua il segretario Smi nella missiva al capo dello Stato- all'interno della stessa postazione di emrgenza-118, operano fianco a fianco medici dipendenti che rientrano tra le categorie del lavoro notturno e altri, solo perché 'parasubordinati', che ne sono esclusi. crediamo che questa sia una palese disparità di trattamento nei confronti di un nutrito numero di cittadini italiani che verrebbero così discriminati. Nei fatti abbiamo medici di Serie A, portatori di diritti e altri di Serie B senza tutele. È evidente che il provvedimento in questione appare in antitesi con l'art. 3 della Costituzione che prevede espressamente l'uguaglianza di tutti i cittadini, letto peraltro in correlazione con l'art. 35 co. 1 Cost che a sua volta, testualmente, prevede che 'La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni' e l'art. 38 co. 2 Cost. che contempla i diritti dei lavoratori in caso di malattia, invalidità e vecchiaia. Non sembra, che, nel caso di specie venga rispettato il principio di uguaglianza ne' che il lavoro venga tutelato in tutte le sue forme di svolgimento". Per tutte queste ragioni, lo Smi chiede al presidente della Repubblica di prendere in considerazione la questione "certi- conclude Cali'- di essere portavoce di un disagio diffuso nella categoria e di una sensibilità sul tema, che attraversa tutte le sigle sindacali del settore medico". A tal proposito, lo Smi, anche prendendo spunto dalla lettera inviata al presidente della Repubblica, nonché partendo dall'ultimo incontro avuto su questo nodo con il ministro della Salute, Fazio, invita tutte le sigle del sindacalismo medico ad aprire una vertenza unitaria con il governo per sanare questa situazione.

Scioperi del Lazio

L'Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Roma è fortemente preoccupato per il crescente stato di malessere professionale dei suoi iscritti. "Sono anni che lanciamo l'allarme per il disagio e le condizioni di lavoro sempre più stressanti, conflittuali e non gratificanti in cui si trova a operare la nostra categoria- ricorda Mario Falconi, presidente dell'Ordine- Ora non possiamo che esprimere totale solidarietà con i medici di medicina generale del Lazio che hanno proclamato lo stato di agitazione e si avviano, per la prima volta dopo dodici anni, verso lo sciopero il 3 e il 4 maggio prossimi". Per l'Ordine sono giuste e condivisibili le decisioni di protesta per tre anni di vacanza contrattuale, dopo due anni di attesa per l'adempimento della preintesa regionale, mentre nel frattempo i medici di famiglia hanno visto aumentare il loro carico di lavoro del 50% e lievitare i costi per la gestione informatica dei loro studi. Il tutto con i Medici della Continuità Assistenziale abbandonati a se stessi e in grave carenza d'organico, con il rischio per i cittadini di non essere adeguatamente assistiti. L'Ordine di Roma torna a lamentare un riassetto della sanità laziale volto soltanto a tagliare le risorse con la scure anziché con il bisturi, colpendo senza distinzione ciò che funziona e ciò che è fonte di sprechi e inefficienze, senza porre attenzione ai bisogni e agli inalienabili diritti, dei cittadini, umiliando e sovraccaricando il lavoro dei medici. "La Regione deve ricordare che nel Lazio i cinquemila medici di medicina generale, insieme a tutti gli altri operanti nelle strutture sanitarie, hanno sempre dato prova di totale abnegazione- sottolinea Falconi- garantendo, comunque, il servizio ai cittadini, anche quando devono confrontarsi con l'esasperazione dei loro pazienti che sono vittime di liste di attesa incivili e di drammatici tagli alle prestazioni". Per il presidente dei camici bianchi capitolini, la situazione di disagio e insofferenza ha superato il livello di guardia, così come il sistema sanitario regionale che rischia di collassare se non sarà subito ridisegnato con lungimiranza e abbandonando logiche puramente ragionieristiche. "I medici di ogni settore sono ormai demotivati, impauriti da denunce spesso infondate, messi ogni giorno sotto accusa mediatica da una stampa scandalistica anziché obiettiva, aggrediti fisicamente sui posti di lavoro, inascoltati dalle istituzioni, sommersi da burocrazia e caricati come muli da soma d'innumerevoli compiti cui non riescono più a far fronte. Parliamoci chiaro- avverte Falconi- siamo diventati il capro espiatorio delle scelte infelici nella programmazione della sanità. Così il sistema non può andare avanti ancora a lungo".

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