Lombardia, entro il 2015 si perderanno 7600 medici. Al via progetti d’incentivazione. Aumenteranno anche i medici di famiglia

Redazione DottNet | 20/04/2011 15:55

Entro il 2015 anni la Lombardia perderà almeno 7.600 medici, in pratica 2 su 5 di quelli in servizio al 2010. Un "problema evidente e preoccupante" che per l'assessore alla regionale alla Sanità, Luciano Bresciani, "necessita di un progetto risolutivo in concerto con tutte le forze" in campo. Senza escludere la possibilità di valutare azioni coraggiose o rivoluzionarie, come l'abolizione del numero chiuso nelle Facoltà di medicina. Rivedere le modalità di accesso degli aspiranti 'camici bianchi' all'università è una delle ipotesi che Bresciani discuterà con i 6 presidi di Medicina.

E la linea dell'assessore sembra essere sostenuta anche dal presidente Roberto Formigoni. Il summit Regione-atenei è in programma alle 16.00 negli uffici dell'assessorato. La Direzione generale Sanità ha stimato la carenza di personale strutturato della dirigenza medica che si verificherà in Lombardia nei prossimi 5 anni, a seguito di cessazioni a vario titolo (pensionamenti, trasferimenti, decessi): per il quinquennio 2011-2015 si calcola un totale di circa 11.500 medici in meno. Sono stati anche quantificati i contratti di specializzazione, ministeriali e regionali, che verranno sottoscritti in Lombardia nel prossimi 5 anni con i laureati in medicina e chirurgia.  Mettendo a confronto le cessazioni previste con il numero di contratti di specializzazione che ci si aspetta di attivare nel quinquennio, il totale delle carenze attese per il periodo 2011-2015 risulta appunto di circa 7.600 posti. Pari al 40% dei medici in servizio nel 2010. E la stima delle carenze peggiora ulteriormente, avverte ancora la Regione, se si tiene conto del tasso medio di abbandono dei corsi di studio che corrisponde all'incirca al 6% degli iscritti per anno. Medicina interna, Anestesia e rianimazione, Chirurgia generale, Ginecologia e ostetricia, Cardiologia, Ortopedia e traumatologia, Psichiatria, Pediatria, Nefrologia, ma anche Radiodiagnostica, Medicina e chirurgia d'accettazione e d'urgenza e Neurologia. La 'mappa' delle specialità ospedaliere in cui la carenza di medici sarà più grave è fitta. La Regione ribadisce infatti che il numero di posti di specializzazione messi a disposizione ogni anno dalle università lombarde nelle varie discipline non e' sufficiente per coprire il fabbisogno quantificato, e ha già richiesto di aumentare da 750 a 1.277 i posti totali annui per gli specializzandi. Ma secondo il Pirellone, la sofferenza non riguarderà soltanto gli ospedali. E' 'allarme rosso' anche per i medici di famiglia, per i cui corsi di formazione specialistica la Regione ha chiesto di passare da 80 a 100 posti all'anno.Il saldo fra nuovi ingressi e pensionamenti, infatti, resterà positivo solo fino al 2015 (203 uscite ipotizzabili nel periodo 2011-2015 e 380 ingressi, quindi un 'delta' di 177 nuovi camici bianchi). Dal 2016 il segno si invertirà, e nel quinquennio 2016-2020 è attesa un'emorragia di 548 medici (948 uscite e 400 ingressi). Totale: il decennio 2011/2020 chiuderà n perdita per 371 unità. Stime che a detta della Regione sono anche ottimistiche, considerando la percentuale fisiologica di studenti che non concludono il corso (10% circa). Infine, nelle tabelle compilate dalla Direzione generale Sanità si evidenziano anche squilibri tra regioni. A fronte di oltre 9 milioni e 700 mila abitanti, in Lombardia nell'anno accademico 2010/2011 i posti nelle Facoltà di medicina sono stati in tutto 1.257, mentre in Lazio (poco più di 5 milioni e 600 mila abitanti) sono stati 1.518.Di fronte a un quadro del genere, in Lombardia si prospettano tre "criticità", prevede la Regione. Nell'ordine: "Importazione di medici dall'estero, con problemi di lingua e cultura; diminuzione dei punti di erogazione delle prestazioni; diminuzione della qualità delle prestazioni". Tre 'nodi' e altrettanti fronti sui quali agire: "Aprire un tavolo di confronto con le università per rinegoziare il numero di posti per le specializzazioni; proporre l'aumento del numero di contratti di specializzazione regionali (allo stato attuale ciascun contratto di specializzazione costa al sistema circa 35 mila euro l'anno); aprire un confronto con i ministeri interessati (Miur, Salute e Finanza) per un riordino complessivo della materia. "Dai dati in esame - commenta Bresciani - emerge con evidenza una proiezione preoccupante futura sul turn over dei medici di medicina generale e degli specialisti. Da parte mia proporrò nelle sedi opportune tutte le riflessioni utili a superare tali criticità prevedibili, a partire dall'incontro con i presidi di Medicina, ponderando con loro anche gli effetti del mantenimento del numero chiuso e delle funzioni attribuite oggi agli operatori sanitari e assegnate con principi che andrebbero ripensati", è convinto l'assessore. "Il fabbisogno del territorio - conclude - va risolto con le forze del territorio che vanno predisposte con un progetto da attuare in concerto con tutte le Istituzioni competenti".

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