Cassazione, diagnosi difficili salvano il medico

Redazione DottNet | 27/04/2011 09:38

"La colpa è uguale per tutti" ribadisce la Cassazione a proposito del parametro in base al quale valutare la responsabilità dei medici in caso di morte o lesioni dei pazienti, consolidando l'orientamento che rifiuta di guardare con "indulgenza" agli errori dei 'camici bianchi', tuttavia - sottolineano i supremi giudici nella sentenza 16328 - bisogna distinguere i casi nei quali i sanitari sono "malaccorti", da quelli nei quali "vi è una particolare difficoltà della diagnosi, sovente accresciuta dall'urgenza".
Per questo la Suprema Corte ha confermato il proscioglimento di un medico del pronto soccorso dell'ospedale di Rossano e di un cardiologo dello stesso nosocomio che, nonostante l'effettuazione di alcuni esami, non riconobbero - in un paziente arrivato d'urgenza che poi morí dopo essere stato trasferito in un centro piú attrezzato - un caso severo di dissezione dell'aorta che non presentava sintomi dolorosi.
 

Per questa vicenda sono stati indagati il medico del pronto soccorso e il cardiologo dell'ospedale di Rossano: l'accusa era quella di avere causato l'evento "per non avere eseguito una corretta valutazione clinica del paziente e di avere in particolare omesso l'esecuzione di una tac toracica che avrebbe consentito una corretta diagnosi".
Il gup di Rossano, nel febbraio 2010, aveva dichiarato il 'non luogo a procedere' nei confronti dei due medici per omicidio colposo in danno di Mario R. "per non avere commesso il fatto". La Suprema Corte ha confermato il verdetto.In particolare, la Quarta sezione penale -, respingendo il ricorso dei familiari di Mario R., che lamentavano la mancanza di un "adeguato accertamento diagnostico" sul loro caro da parte dei medici, ha confermato il precedente verdetto valutando che "la sentenza impugnata ha tenuto conto della ambiguita' della sintomatologia e dell'esito degli esami ematochimici, nonche' della necessita' di avviare con prontezza il paziente alla struttura sanitaria che, nella situazione data, appariva ragionevolmente dotato delle competenze ed attrezzature piu' adeguate in relazione alla prospettata patologia neurologica".
Correttamente, dunque, e' stata emessa sentenza di 'non luogo a procedere' nei confronti dei medici in quanto "la grave patologia del paziente (dissezione dell'aorta) ha prognosi infausta e non avrebbe potuto comunque essere trattata con successo nelle strutture locali".
Piu' in generale, la Cassazione ricorda che "una attenta e prudente analisi della realta' di ciascun caso puo' consentire di cogliere i casi nei quali vi e' una particolare difficolta' di diagnosi, sovente accresciuta dall'urgenza; e di distinguere tale situazione da quelle in cui il medico e' malaccorto, non si adopera per fronteggiare adeguatamente l'urgenza o tiene comportamenti semplicemente omissivi, tanto piu' quando la sua specializzazione gli impone di agire tempestivamente proprio in urgenza".

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