Contro la carenza dei medici il Codacons diffida la Gelmini: il libero accesso alle professioni va garantito. Ma Federspecializzandi dice sì al numero chiuso a Medicina

Silvio Campione | 27/04/2011 21:20

Il Codacons comunica di avere diffidato il ministero dell'Istruzione, università e ricerca nella persona del ministro Mariastella Gelmini, "ai sensi dell'art. 140 del Decreto legislativo n. 206/2005", invitandola a "far cessare gli effetti lesivi del diritto allo studio e alle professioni, garantito dalla Carta Costituzionale agli artt. 3, 33 e 34. La richiesta è quella di garantire il libero accesso alle professioni, tutelato anche da direttive comunitarie, ed il diritto alla libera scelta della professione". Nello specifico, il Codacons sostiene che contro la carenza di medici in Italia, prospettata da più parti anche negli ultimi giorni, vada abolito il numero chiuso che limita l'accesso di candidati camici bianchi all'università.

 "Tutto parte dalla stima del Piano sanitario 2011-2013 approvato a gennaio dal Consiglio dei ministri - si legge nella nota del comitato consumatori - secondo il quale, entro il 2015, 17 mila medici andranno in pensione e nel 2018 mancheranno all'appello ben 22 mila dottori. Alcune specialità, dall'anestesia alla radiologia, dalla chirurgia alla pediatria, sono già in uno stato di sofferenza. Per il Codacons è la riprova del fatto che il numero chiuso all'università è assurdo, antistorico e privo di qualunque logica". Di diverso avviso è però Federspecializzandi: "Ammesso che si dovesse assistere ad una costante riduzione del numero di medici a partire dal 2015, si deve comunque considerare che una abolizione del numero chiuso per l'accesso alla Facoltà di medicina e chirurgia comporterebbe enormi problematiche organizzative nella didattica, portando a una quasi scontata riduzione della qualità della formazione dei futuri camici bianchi". Sull'emergenza medici il Pirellone ha avviato un confronto con i presidi delle 6 Facoltà di medicina della regione, con l'obiettivo di stendere un progetto che il presidente lombardo Roberto Formigoni dovrebbe poi sottoporre ai ministeri competenti (Salute, Istruzione università e ricerca, Economia). L'idea emersa da un primo incontro svoltosi giovedì scorso in assessorato, in realtà riguarda lo studio di un modello di 'università mista'. Un sistema in cui il fabbisogno regionale di camici bianchi aggiuntivo a quello 'programmato' - imposto ogni anno dagli accordi con i ministeri - possa essere coperto grazie a finanziamenti privati. Del privato cittadino o delle aziende, ospedaliere e non, che contribuendo a 'regalare' alla comunità nuovi professionisti potranno contare su una defiscalizzazione delle spese sostenute. Pur non concordando con l'ipotesi più radicale dell'abolizione del numero chiuso per gli aspiranti medici, la Confederazione nazionale associazioni medici specializzandi ammette che "il percorso formativo dei medici italiani è ben lungi dall'essere perfetto", ritiene "doverosa una revisione dell'attuale sistema" e rinnova "la disponibilità all'apertura di un tavolo tecnico con le istituzioni competenti, per iniziare un sano e serio confronto che porti a modifiche strutturali del sistema stesso".Abolendo il numero chiuso per l'accesso alla Facoltà di medicina e chirurgia, osserva Federspecializzandi, "sarebbe necessario adeguare di conseguenza i posti, a numero chiuso, nelle Scuole di specializzazione, per evitare di creare un 'imbuto' formativo che manterrebbe tutti i laureati in medicina e chirurgia in una specie di limbo in attesa dell'ingresso in Scuola di specializzazione. Tutto ciò andrebbe ad aumentare un fenomeno già in atto da alcuni anni e cioè la 'migrazione' dei laureati italiani verso altri Paesi europei, perché le nostre università formerebbero un gran numero di medici, ma non potrebbero garantire la naturale prosecuzione della formazione". "E' questo il prezzo da pagare?", si chiede la Confederazione nazionale associazioni medici specializzandi, auspicando una revisione del sistema, "ma senza che venga compromessa la preparazione del futuro professionista". In particolare, "per quanto riguardo l'accesso alle Scuole di specializzazione proponiamo da sempre una puntuale calendarizzazione dell'iter che porta all'uscita del bando di concorso, un concorso unico nazionale, e indichiamo la necessità di una reale valutazione dei fabbisogni, che si basi su dati concreti, da parte della Conferenza Stato-Regioni." "Chiediamo quindi che venga effettuata una valutazione dei reali fabbisogni e delle carenze che si verranno a creare nei prossimi anni con i pensionamenti - continua Federspecializzandi - e che a questo consegua una rivalutazione del numero dei posti delle Scuole di specialità, con una seria programmazione a lungo termine. Riteniamo che un'eventuale riconsiderazione del numero di iscritti alle Facoltà di medicina non possa prescindere da questi passaggi. Ricordiamo infine che il ministero dell'Istruzione ha già stabilito per il prossimo anno accademico un, se pur piccolo, incremento dei posti nelle Facoltà di medicina e chirurgia", chiude la nota.

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