Giovani Medici (SIGM): no al numero chiuso, sì al numero programmato

Martino Massimiliano Trapani | 03/05/2011 11:58

"Italia, prospettata dalla FNOMCeO sulla base dei dati sui trend demografici della professione medica. Le ragioni di tale fenomeno sono riconducibili ad una non ottimale programmazione del fabbisogno di professionalità mediche, unitamente all’attesa media di occupazione pari a 15-16 anni (non includendo i limiti alle assunzioni imposti dai Piani di rientro) per uno studente italiano che si iscrive al primo anno di Medicina"

Lo afferma il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), intervenendo sul dibattito scaturito a seguito della diffida a “far cessare gli effetti lesivi del diritto allo studio e alle professioni”, con particolare riferimento all’accesso alle Facoltà mediche, che il Codacons ha indirizzato al Ministero dell’Istruzione, università e ricerca. <<Quello medico è l’unico ambito in cui il diritto allo studio trova un limite naturale nel diritto alla salute dei cittadini>>. Lo dimostra l’esperienza del fenomeno della Pletora medica, conseguente all’accesso incontrollato alle Facoltà Mediche, registratosi tra gli anni ’80 e ’90: il sovradimensionamento del contingente di medici, sia per la mancanza di spazi occupazionali, sia per la non sempre qualitativamente ottimale formazione conseguente a oggettivi problemi di carattere organizzativo, ha creato una generazione di medici che hanno progressivamente perduto le motivazioni iniziali che li avevano spinti ad intraprendere l’impegnativo percorso della medicina; tutto ciò a discapito della qualità delle prestazioni erogate e quindi della salute dei cittadini. La programmazione quali-quantitativa delle professionalità mediche deve essere funzione del bisogno di salute espresso dalla popolazione e non delle potenzialità formative delle Università. A riguardo il S.I.G.M. propone l’istituzione di Osservatori Regionali per monitorare lo stato occupazionale dei medici perché <<è sempre più necessario dotare le Regioni di strumenti intelligibili per effettuare una programmazione coerente e che abbia capacità di adattarsi all’evoluzione continua del dato epidemiologico>>. Al pari, si dovrebbe procedere al generale riordino del sistema formativo-professionalizzante del medico, dal corso di laurea  in medicina al post-lauream, allineando al contesto UE i tempi medi di ingresso dei medici italiani nel mondo del lavoro. Ciò anche al fine di contenere il trend in ascesa di giovani medici italiani che emigrano all’estero non soltanto per completare la propria formazione ma, sempre più, per trovare lavoro alla luce dalle maggiori possibilità in termini tanto di progressione di carriera quanto di arricchimento professionale, sociale ed umano. Infatti, oltre ad una retribuzione sensibilmente più elevata rispetto a quelle offerte in Italia, all’estero si ha la possibilità di avere un contratto “permanent” (a tempo indeterminato) nel giro un anno o due al massimo. Un medico Italiano è in genere assunto dal SSN ad un’età in cui un medico inglese diventa “consultant”, ovvero cessa il rapporto come dipendente, per diventare una forma di consulente e libero professionista. Il SIGM propone di anticipare nel contesto del corso di laurea in medicina e chirurgia il tirocinio professionalizzante dell’esame di stato (laurea professionalizzante) e rendere abilitante alla professione il concorso di accesso alla specializzazione (parimenti al concorso annuale per l’accesso al corso specifico di medicina generale): i vincitori del concorso ed i non vincitori, a patto di superare una soglia minima, conseguirebbero in tal modo l’idoneità all’esercizio della professione. Il SIGM è anche a favore dell’adozione di un sistema a graduatoria unica su base nazionale, in modo da introdurre criteri di valutazione quanto più possibile oggettivi ed uniformi ai fini dell’accesso alla formazione medica. Il tutto a patto che tale riforma sia sostenuta dagli idonei strumenti necessari per eliminare le differenze di reddito e sostenere gli studenti ed i medici più meritevoli e capaci. <<I Giovani Medici chiedono che venga istituito un tavolo tecnico interministeriale, Università e Salute, che possa elaborare una proposta di riordino dell’attuale sistema formativo-professionalizzante del giovane medico, che dovrebbe fondarsi su  rete formativa integrata tra Università, territorio ed ospedali>>.

www.giovanemedico.it

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