Sanità, ok al federalismo ma con giustizia

Redazione DottNet | 08/10/2008 21:40

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Sì alla svolta del federalismo in Sanità, purchè sia ''equo''. La Conferenza episcopale italiana (Cei), per bocca del suo segretario generale uscente Giuseppe Betori, pone paletti precisi: ''Il rischio in cui non bisogna cadere - avverte Betori - è quello di smantellare le garanzie sociali''.

 Preoccupazioni condivise anche dalle Regioni, che chiedono garanzie in tal senso, ed alle quali risponde prontamente il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: ''Le garanzie sociali non sono a rischio''. Occasione per un confronto istituzionale sul tema caldo del federalismo fiscale e le sue ripercussioni nella sanità è stato il convegno promosso dalla Cei in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità sul tema 'Welfare e salute'. Un appuntamento per celebrare una ricorrenza importante: i 30 anni della legge 833/78 che sancisce la nascita del Servizio sanitario nazionale. E dopo 30 anni, ha sottolineato Sacconi, ci troviamo necessariamente dinanzi ad una svolta: è il federalismo fiscale, appunto, che rappresenta una grande opportunità. Svolta quanto mai necessaria, ha argomentato il ministro, poichè oggi il Ssn è ''un sistema iniquo, perchè nel centro sud non sono garantiti quei diritti che pure sulla carta dovrebbero essere garantiti dal fatto che ci sono le risorse''. L'Italia, ha detto Sacconi, ''è spaccata in due e il federalismo deve proprio riunirla attraverso la responsabilità''. Ma la prospettiva del federalismo, accolta con apertura, desta al contempo qualche preoccupazione anche nelle Regioni: dice sì al federalismo fiscale il coordinatore degli assessori alla sanità nella Conferenza Stato-regioni Enrico Rossi purchè, ha precisato, venga appunto rispettata una cornice di diritti nazionali. Si tratta di un'opportunità per il Governatore della Lombardia Roberto Formigoni, che ha sottolineato come nel federalismo debba essere incluso un concetto di premialità e sanzione: ''E' arrivato il momento - ha detto - del principio del 'chi sbaglia paga', prevedendo anche la rimozione degli amministratori inadempienti''. E dice sì alla nuova prospettiva anche il presidente dell'Iss Enrico Garaci, purchè si tratti di ''federalismo equo'' e senza dare eccessivo spazio ad un ''modello di aziendalizzazione in Sanità'' contrario al rispetto del valore della persona. In occasione del suo trentesimo compleanno, dunque, il nostro Ssn è chiamato a nuove sfide: il federalismo - sistema in base al quale, ha precisato Sacconi, tutte le regioni devono essere messe in grado di fornire le prestazioni essenziali indipendentemente dalla loro capacità fiscale - rappresenta un decisivo 'banco di prova'. Ma il nuovo Ssn dovrà affrontare anche altre sfide importanti. Due su tutte. Innanzitutto il problema del costante invecchiamento della popolazione, una priorità segnalata da molte Regioni (1 italiano su 5 è over-64 e gli ultra65enni superano la percentuale di ventenni) che chiedono appunto un 'rimodellamento' del sistema che tenga conto dei nuovi bisogni di una popolazione sempre più anziana. Seconda sfida è quella legata alla definizione di nuovi criteri per il riparto del Fondo sanitario nazionale: le regioni chiedono correttivi che tengano appunto conto della maggiore prevalenza di popolazione over-70, ma dal Sud (ad esempio dalla Sicilia) arriva anche la richiesta di affrontare la questione della differenza di fondi destinati al Nord e al Sud del paese. Se il governo deciderà di affrontare il tema, le Regioni si dicono pronte al confronto.