Certificati online a quota dieci milioni. Per il sindacato emergenza sanitaria “la burocrazia è una palla al piede”. Le proposte della Simeu per il riordino del pronto soccorso

Silvio Campione | 07/05/2011 16:13

I certificati online sfiorano quota dieci milioni. La notizia arriva dal ministero per la Pubblica Amministrazione e Innovazione che fornisce anche gli ultimi dati sulle spedizioni: il totale ha raggiunto, infatti, quota 9,89 milioni. Il numero di certificati di malattia trasmessi online all'Istituto di previdenza solo nell'ultima settimana ammonta a 414.139 unità e le prime tre regioni sono la Lombardia (72.472), il Lazio (55.160) e la Sicilia (37.505). Ultime la Basilicata (2.644), il Molise (1.280) e la Valle d'Aosta (726). Le regioni più efficienti dall'avvio della sperimentazione sono state la Lombardia, il Lazio e il Veneto. Di certificati online e in genere di burocrazia, si parla anche nei pronto soccorso italiani, una sorta di 'palla al piede' per le strutture di emergenza.

Ci sono anche questi obblighi non direttamente legati alla cura del paziente, in particolare le certificazioni, a creare il sovraffollamento delle strutture secondo il Sindacato professionisti emergenza sanitaria (Spes) che quantifica il tempo perso in 'scartoffie': in una struttura ospedaliera di dimensioni medio alte - con oltre 50 mila accessi l'anno al pronto soccorso - il tempo quotidiano complessivo necessario per tutte le incombenze burocratiche si avvicina a quello equivalente a un turno di servizio del medico, ovvero circa 6 ore. Il sindacato - che ha appena realizzato il 'Libro bianco della burocrazia certificatoria del medico di pronto soccorso', in allegato nel gruppo dei certificati online e sanità elettronica - denuncia, in particolare, l'interferenza sul lavoro dei medici di pronto soccorso e dell'emergenza-urgenza del sistema di certificazione. "Riferendoci al modello internazionale di studio del sovraffollamento (crowding) del pronto soccorso – dicono alla Spes -  questo nuovo fattore certificatorio si va a collocare all'interno della cosiddetta 'fase througput (stazionamento in sala d'attesa)', contribuendo a dilazionare i tempi di gestione dei pazienti e ad allungare le attese prima della visita".  Ovviamente la crisi dei pronto soccorso, ricorda il sindacato, è legata ad una serie di fattori. "L'elemento di maggiore criticità - continua la nota - è dovuto principalmente alla riduzione della disponibilità di posti letto ordinari, meno 125.000 tra il 1997 e il 2008, e ai successivi ulteriori drammatici tagli di posti letto delle regioni sottoposte ai piani di rientro degli ultimi 4 anni, con pazienti sempre più spesso costretti a trascorrere giorni e giorni sulle barelle nei pronto soccorso". A ciò si aggiunge l'aumento dei "flussi di cittadini ai pronto soccorso sempre meno controllati: basta confrontare i dati, grossomodo a parità di popolazione residente, degli accessi annui ai pronto soccorso del Regno Unito pari a circa 20 milioni e quelli italiani oramai prossimi ai 30 milioni, per intuire la carenza dei servizi sanitari territoriali". "Mentre a livello politico – continuano al sindacato  - si fa un gran parlare e ci si da un gran da fare per ridurre, giustamente, il numero delle leggi inutili e dei certificati evitabili e ci si impegna a ridurre la burocrazia superflua, in una delle attività più delicate per la vita degli italiani, quella dei servizi di emergenza-urgenza, in un contesto di carenza di personale medico e infermieristico diffusissima sul territorio nazionale, si adottano provvedimenti di legge che interferiscono con il lavoro del medico riducendone in modo pericoloso il tempo assistenziale". Come nel caso dell'ultima disposizione di legge che prevede la verifica da parte del medico delle esenzioni per reddito a partire dal 1 maggio. "Ben venga dunque l'iniziativa del ministro della Salute Ferruccio Fazio - conclude lo Spes - di voler riordinare complessivamente il settore dell'emergenza a partire dall'ipotesi dell'istituzione di una macroarea dedicata e di una cabina di regia sui rapporti tra emergenza e territorio".Garantire lo sblocco del turn over, potenziare le strutture, integrare l'emergenza ospedaliera con quella territoriale, intervenire sulla formazione del personale: sono solo alcune delle proposte per riorganizzare al meglio i pronto soccorso e tutto il settore dell'emergenza, emerse al termine del Consiglio direttivo della Simeu (Società italiana medicina emergenza-urgenza), riunito a Roma, e riferite dal presidente della Simeu, Fernando Schiraldi. A parlare della necessità di un riordino del sistema è stato, come si ricorderà, anche il ministro della Salute Ferruccio Fazio, che mercoledì scorso a Roma - dopo un incontro con i sindacati medici - ha avanzato la proposta di creare una macroarea ad hoc dell'emergenza-urgenza, in aggiunta alle tre esistenti, all'interno del Fondo sanitario nazionale. Nelle intenzioni del ministro anche quella di dividere i codici bianchi e verdi - i meno gravi - dai gialli e rossi, coinvolgendo per i primi due la medicina del territorio.  La Simeu, pur ritenendo "importante l'interesse del ministro alla ricerca di soluzioni alle enormi difficoltà operative in cui si trova il sistema d'emergenza e in particolare i pronto soccorso", non nasconde un certo malumore. La Società esprime infatti "vivo dissenso per il mancato coinvolgimento su questa proposta e chiede di essere parte attiva nella definizione di un piano nazionale di riorganizzazione del settore dell'emergenza urgenza, resa impellente dai tanti anni di disinteresse delle istituzioni". Secondo la Simeu, "una riduzione dell'accesso in pronto soccorso dei codici minori può essere utile e auspicabile, ma lascia assolutamente inalterati gli altri gravi problemi delle strutture d'emergenza: interminabili e rischiose attese dei pazienti per un posto letto; personale insufficiente, spesso precario e per questo sottoposto a ritmi di lavoro insostenibili; elevato accesso di pazienti che richiedono valutazioni strumentali o specialistiche di base, non ottenibili in tempi brevi al di fuori dell'ospedale". Nella proposta avanzata dal ministro, la Simeu rileva inoltre alcune criticità, tra cui "la difficoltà nel trasferire una classificazione in codici colore di priorità adottata in ambito ospedaliero all'ambito non protetto della medicina territoriale". Tra le proposte avanzate dalla Simeu per migliorare il sistema dell'emergenza c'è quella di "garantire standard strutturali e organizzativi adeguati all'erogazione dei livelli essenziali di assistenza". E ancora: "sblocco del turn over, tecnologie e spazi adeguati; implementazione della rete secondo il modello Hub and Spoke; integrazione tra emergenza territoriale ed emergenza ospedaliera; potenziamento delle strutture di post-acuzie, lungodegenza, cure palliative". Secondo la Simeu, è necessario inoltre intervenire sulla formazione del personale dell'emergenza "moltiplicando i contratti per la scuola di specializzazione in medicina d'emergenza urgenza e applicando le linee guida già esistenti per il settore, con adeguati finanziamenti". 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