Medici di base, ancora troppa diffidenza nei confronti del generico. Sondaggio Merqurio e il commento della Simg

Medicina Generale | Silvio Campione | 11/05/2011 08:48

I medici di base hanno ancora poca fiducia nei confronti del farmaco generico: non sono pienamente convinti della sua efficacia terapeutica, ma lo prescrivono, pur con qualche riserva, a pazienti che, dal canto loro, cominciano a richiederlo più frequentemente. E’ il risultato del sondaggio del Centro Studi Merqurio effettuato nell’ultima settimana di aprile su un campione di 204 medici di base in tutta Italia. Alla domanda “l’equivalente ha la stessa efficacia terapeutica del farmaco branded” solo il 37,65% dei professionisti interpellati ha risposto sì, il 57,41% non ne ha fiducia (37,41%) o solo in alcuni casi (25,93%), mentre un 4,94 non sa rispondere.

Un dato in parte smentito dalle indicazioni sulle prescrizioni, effetto probabilmente delle varie campagne a favore del farmaco non griffato promosse negli ultimi tempi dal ministero e dalle asl locali: se c’è un irriducibile 42,59% che scrive sulla ricetta il farmaco branded, il 57,41%  va nella direzione opposta: il 38,89% dei camici bianchi precisa solo il nome del principio attivo o il principio attivo seguito dal nome dell’azienda produttrice (18,52%). C’è da dire che la maggior parte dei pazienti (64,82%) in linea di massima appare ben disposta nei confronti dell’equivalente con una punta del 20,99% che “spesso lo richiede” e un 43,83% che lo accetta ma “solo in alcuni casi”. Resiste, comunque, uno zoccolo duro del 35,19% dei pazienti che invece non vuole assolutamente saperne di assumere un generico: una percentuale senza dubbio rilevante, a dimostrazione che c’è ancora molta strada da fare prima che il farmaco equivalente possa far breccia negli italiani. La maggioranza dei medici intervistati si è poi ricompattata sulla domanda: “E’ mai accaduto che un farmacista sostituisse il generico con un altro simile, creando confusione nel paziente?”, domanda alla quale ha risposto con un inequivocabile assenso il 75,93% degli interpellati, di cui il 54,94% con un deciso sì, e un 20,99 “qualche volta”; al 12,96% del campione non è mai accaduto mentre è da notare che solo il 3,09% appone il timbro “non sostituibile” proprio per evitare simili contrattempi. Infine l’8,02% non sa che cosa accada in farmacia all’atto dell’acquisto del prodotto da parte del paziente. In passato il ministro della Salute Fazio aveva proposto d’introdurre incentivi economici agli Mmg che avessero prescritto i generici, nell’ottica di una riduzione della spesa farmaceutica in Italia. Ebbene il 65,43 si è detto contrario, il 17,94 non sa rispondere, mentre solo il 16,67% è d’accordo con l’iniziativa di Fazio. Più frammentata appare la risposta al quesito sui recenti tagli ai listini del generico imposti dall’Aifa e in vigore dallo scorso 15 aprile: il 23,46% sostiene che gli sconti dell’Agenzia faranno vendere più equivalenti, per il 19,14% “può essere” contro un 19,75% che ritiene inutili questi tagli “perché non serviranno a incrementare le vendite del prodotto generico” e un 22,22% che “non ne è certo”. Il 15,43% non è informato. I tagli, però, per il 37,04% comprometteranno la qualità del generico, a cui va aggiunto un altro 32,72% che ne ammette la probabilità. Dal sondaggio emerge che il medico di base pur non avendo ancora una grande fiducia nel generico, tende in ogni caso a prescriverlo, sulla scorta delle richieste che giungono dai pazienti, a volte incuriositi dal nuovo prodotto e soprattutto dalle possibilità che offre in termini di risparmio, e dalle Asl che pure impongono in alcuni casi l’unbranded. Per un numero preponderante di medici il vero problema arriva  dalla farmacia, dove il prodotto è sostituito dal farmacista di sua iniziativa, tanto che qualcuno (ma sono pochissimi) preferisce apporre il timbro “non sostituibile” oppure indicare il nome del principio seguito dall’azienda produttrice. La diffidenza nei confronti dell’equivalente da parte dei camici bianchi si evidenzia sul fronte incentivi economici: la maggioranza dei professionisti preferisce rinunciarvi pur di non prescrivere un farmaco di cui non nutre estrema fiducia. E per molti, gli sconti imposti dall’Aifa non avranno grandi effetti sulle vendite. il commento della Sigm conferma il risultato del nostro sondaggio: «Se sul mercato troviamo 30 diverse molecole di simvastatina, come possiamo essere certi della sicurezza ed efficacia di tutte?» così Saffi Ettore Giustini, responsabile area Farmaco della Simg e componente della Ctr (Commissione terapeutica regionale) della Toscana, commenta l'indagine di Merqurio: «Un risultato che non mi sorprende» continua Giustini «il medico vive una sensazione di precarietà che nei sondaggi diventa scarsa fiducia». Saffi Giustini torna poi su una richiesta di lunga data quella di introdurre la non sostituibilità «il problema non è in sé il farmaco equivalente, la qualità di molte aziende è fuori discussione» precisa il medico toscano «ma il fatto che, per ragioni economiche, in funzione della sua disponibilità, il farmacista possa cambiare molecola». Una soluzione potrebbe essere l'Orange book prospettato dall'Aifa? «Assolutamente sì» risponde Giustini. «Un documento di questo tipo darebbe garanzie sulla sostituzione anche al farmacista oltreché al cittadino. Per ora però siamo fermi agli annunci e non c'è alcun progresso tangibile. Forse ci stanno lavorando» sottolinea il responsabile farmaco della Simg. Il problema di fondo resta comunque culturale secondo Giustini, perplesso sulla politica fatta per divulgare il ricorso agli equivalenti nel nostro paese «ci sarà un motivo se in altri paesi europei, dalla Francia alla Gran Bretagna il generico ha molta più penetrazione. E una situazione sociale e culturale più tranquilla e con toni meno apocalittici sull'ingresso degli equivalenti ha sicuramente aiutato» conclude.
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