Il futuro dei giovani medici Italiani

Martino Massimiliano Trapani | 10/05/2011 09:07

«Da grande voglio fare il dottore!» è l’esclamazione emblematica che per anni ha riempito di gioia gli occhi di genitori orgogliosi; ad oggi, gli stessi sarebbero forse scettici ad accogliere con entusiasmo una simile intenzione. I medici vanno in pensione e non vengono sostituiti e le condizioni di lavoro peggiorano. Negli anni ’80 c’è stato un sovradimensionamento dei medici operanti nel SSN. Un numero cospicuo di medici, sia per la mancanza di spazi occupazionali, sia per la non sempre ottimale formazione conseguente a oggettivi problemi di carattere organizzativo, hanno progressivamente perduto le motivazioni iniziali che li avevano spinti ad intraprendere l’impegnativo percorso della professione medica.

L’accesso incontrollato alle Facoltà Mediche, frutto di una programmazione del fabbisogno di professionalità mediche e medico-specialistiche, fondata sulla base del dato storico si è pertanto dimostrata fallimentare, creando intere generazioni di medici, che sono stati portati a reinventarsi e talvolta a cimentarsi in indirizzi diversi senza la dovuta formazione. Una corretta definizione del Fabbisogno rappresenta la migliore garanzia possibile per offrire in futuro alle giovani professionalità mediche un ottimale sbocco occupazionale. La previsione di un incremento dei pensionamenti di medici, ascrivibile tanto ad un fisiologico ricambio generazionale, è alla base delle stime allarmanti prodotte dalla Fondazione Enpam in tema di fabbisogno di professionalità mediche, che raggiungerà il suo acme nel 2025 con la fuoriuscita di circa 145 mila medici dal SSN. Ma nel frattempo si fa largo l’idea che fare il medico in ospedale  non ripaghi affatto i tanti anni di studio più che impegnativo.  La possibile carenza di medici nella sanità pubblica è un problema legato ai finanziamenti scarsi che non permettono assunzioni. «Perché studiare tanto per un lavoro usurante, da duemila euro al mese, che si rischia inoltre di svolgere lontanissimo da casa?». I giovani medici, a dire il vero, sembrerebbero demotivati non solo verso una specifica specializzazione professionale, ma verso l’intero sistema sanitario. Il carico di lavoro giudicato eccessivo, i baroni che proteggono le loro conoscenze professionali anziché trasmetterle ai giovani, persone inadatte che fanno carriera solo in virtù di protezioni personali, sono solo alcuni dei motivi in cima all’elenco dei malumori della nuova classe dirigente medica. E’ molto più facile e remunerativo scegliere l’attività privata che lavorare instancabilmente per 2.000 euro al mese in un pronto soccorso, con il sempre più pressante timore di ricevere denunce da parte dei pazienti. E sul ricambio dei medici l’opinione è comune: «Viene effettuato con forme contrattuali molto più convenienti e meno dispendiose per l’azienda, in cui non si contemplano ferie, malattia e maternità stipendiate». La risposta alla più classica delle domande. A partire dall’anno prossimo i medici mancheranno e non verranno sostituiti. «Il sistema regge perché i professionisti lavorano ben più di quanto previsto dal contratto. Centinaia di ore di straordinario non pagato e mesi di ferie arretrate», è il commento che segna i confini di una professione sempre meno appetibile. Ad aggravare il quadro contribuisce il flusso emigratorio di giovani medici Italiani, formati a spese dello Stato Italiano,  presso realtà assistenziali di Paesi Europei, che alimentano tale fenomeno, prima ancora che con significativi incentivi economici, con importanti prospettive di crescita professionale, umana e sociale. Il Segretariato Italiano Giovani Medici ha elaborato un questionario per effettuare attraverso il web un’indagine sulla condizione e le aspirazioni occupazionali dei Giovani Medici Italiani. Il questionario, disponibile per la compilazione in forma anonima dall’8 marzo all’8 luglio 2011 sul Portale dei Giovani Medici  www.giovanemedico.it , è di facile ed immediata compilazione ed è rivolto a tutti i Giovani Medici abilitati alla professione.I dati saranno utilizzati per esitare proposte alle Istituzioni al fine di migliorare la condizione occupazionale dei Giovani Medici Italiani. Il questionario è rivolto a tutti i giovani camici bianchi abilitati alla professione. Al fine di prevenire il collasso del SSN, è necessario che si compia uno sforzo culturale volto a restituire centralità alla professione medica, eccessivamente assoggettata all’interferenza della politica ed oggetto di continue invasioni di campo da parte delle altre professioni sanitarie. Inoltre, appare di strategica importanza sensibilizzare le giovani generazioni di medici del ruolo fondamentale e sempre più centrale che assumerà la medicina del territorio, attraverso l’adozione di modelli assistenziali innovativi, quale nuova frontiera non solo per i diplomati del corso specifico di medicina generale, ma anche dei medici in possesso del diploma di specializzazione. 

 

Martino Massimiliano Trapani,

Vicepresidente Nazionale Vicario

del Segretariato Italiano Giovani Medici.

vicepresidente@giovanemedico.it

www.giovanemedico.it

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