Congresso pediatria di Tel Aviv: Martini, aumenteremo i posti nelle scuole di specializzazione. Fimp: privilegiare le cure primarie e il corretto uso dei generici. Si prescrivono troppi antibiotici

Redazione DottNet | 11/05/2011 17:25

FIMP pediatria

Ben il 55-60% dei pediatri "ha oggi più di 50 anni d'età. Dal 2013 è di conseguenza previsto un calo del numero" dei medici dei bambini, che porterebbe "nel 2030 ad avere meno della metà degli specialisti attualmente in circolazione". Lo sottolinea il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, in un messaggio inviato per l'apertura del I Congresso internazionale sull'assistenza pediatrica primaria, da ieri a Tel Aviv, organizzato dalla Federazione italiana pediatri (Fimp) in collaborazione con l'Ambasciata italiana di Israele. Per frenare questa emorragia di pediatri bisogna intervenire.

 "Già da quest'anno - ricorda Martini - in collaborazione con il ministero dell'Università e ricerca abbiamo cominciato ad aumentare il numero di posti per la specializzazione post laurea in pediatria, incrementandolo del 25% per l'anno accademico in corso", afferma evidenziando l'importanza, in un contesto sociale, familiare e tecnologico in continua evoluzione, "della relazione diretta pediatra-bambino-famiglia. Relazione con un valore fondante che nulla e nessuno potrà mai sostituire". Secondo uno studio del ministero e della Società italiana di pediatria, realizzato nel 2008, in Italia operano circa 14.700 pediatri, di cui 7.500 nella pediatria di libera scelta. Il numero al momento è "in linea con il fabbisogno" anche se, in alcune regioni, ammette la Martini, "si registra già una carenza di pediatri, dovuta a una cattiva distribuzione sul territorio nazionale". Il problema maggiore, però, è per il futuro: "Nel 2020 - afferma Giuseppe Mele, presidente della Fimp - si passerà dagli attuali 7-8 mila pediatri di libera scelta a 6 mila: come si può sostenere l'attuale capillarizzazione del servizio senza aumentare il numero di posti nelle scuole di specializzazione?". Per far fronte all'emergenza la Fimp ha pronto un pacchetto di proposte che consegnerà nei prossimi giorni al ministro della Salute. Intanto  la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) ha presentato  “A new pediatrics. Now”, il progetto di monitoraggio internazionale per la definizione di nuove raccomandazioni delle cure pediatriche primarie a livello globale. Il testo finale sarà presentato in autunno 2012 al Commissario Europeo della Salute e dei Diritti del Consumatore, John Dalli e al Direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), Margaret Chan.
Il progetto “A new pediatrics. Now” si pone come obiettivo “il confronto – riferisce una nota della federazione dei pediatri – tra diversi sistemi di cure primarie in pediatria, stabilendo un nuovo modello che si adatti alla società in cambiamento e al nuovo concetto di famiglia che si è ormai profilato”.
L’analisi comparativa di cure pediatriche primarie tra Paesi (tra cui Israele, Italia, Spagna, Stati Uniti e Inghilterra) si concluderà a maggio 2012. In base alle informazioni raccolte, gli specialisti saranno poi impegnati nella stesura delle nuove Raccomandazioni, che saranno presentate a Bruxelles nell’autunno 2012, al Commissario Europeo della Salute e dei Diritti del Consumatore, John Dalli e al Direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), Margaret Chan. Obiettivo del progetto è garantire ovunque la presenza di cure primarie in pediatria.
Inoltre, i pediatri sostengono il riferimento all’età pediatrica come riguardante l’età compresa tra 0 e 18 anni, in linea con quanto stabilito dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, siglata a New York il 20 novembre 1989.  “Oggi il pediatra affronta un contesto enormemente modificato rispetto al passato, – spiega Giuseppe Mele – perché il concetto stesso di famiglia è mutato, insieme a quello di società. I bambini di genitori divorziati sono sempre più numerosi e sono in sensibile aumento anche i figli di extracomunitari. Solamente in Italia la presenza di under 18 non italiani è quantificata in circa 500.000 unità. Sono sempre più numerose le adozioni e gli affidi internazionali, mentre stiamo verificando l’aumento sensibile di figli di coppie omosessuali. È insomma una nuova famiglia quella per la quale e nella quale ci troviamo ad operare. Noi pediatri, di questo, siamo consapevoli.”
Durante i lavori si è discusso anche di gestione della spesa farmacologica in ambito di cure primarie. Da questo punto di vista pediatri e Mmg hanno “l’obiettivo – ha spiegato ancora Mele –di sviluppare un modello nuovo di approccio farmacologico che consenta di stimare, nello specifico, l’effettivo risparmio in spesa farmaceutica derivante da un corretto utilizzo dei farmaci generici, secondo una logica di appropriatezza terapeutica e sanitaria, identificando tale risparmio sia nel breve termine, come minor costo farmaceutico, che nel medio-lungo termine.” Troppi antibiotici ai bambini e troppe reazioni avverse per il loro uso, tanto che sono proprio queste categorie di farmaci i primi responsabili del ricorso all'ospedale. Nell'arco degli ultimi 10 anni l'utilizzo non e' sostanzialmente cambiato fra i piccoli pazienti, nonostante le campagne rivolte a genitori e medici, ma i dati raccolti nei pronto soccorso (in particolare in quelli Usa, dove si svolge un accurato monitoraggio dei ricoveri con lo studio Nice) e dalle poche segnalazioni italiane di farmacovigilanza, risulta che sono proprio questa categoria di medicinali la principale responsabile di corse dei genitori al pronto soccorso.
'Si stima - ha spiegato Achille Caputi, past president della Fif, la societa' italiana di farmacologia, durante il primo convegno sulla pediatria di base a Tel Aviv - che ogni anno negli Usa ricorrano all'ospedale 160 mila bambini a causa dell'uso dei farmaci: dosi sbagliate, reazioni allergiche, reazioni avverse e reazioni ai vaccini. E nel 22% di tutti i casi c'e' sempre un antibiotico'.
Eppure, ha aggiunto l'esperto, i dati dimostrano con chiarezza che queste preziose armi farmacologiche vengono utilizzate in modo improprio e allargato per i raffreddori, le faringo-tracheiti (che non sono mai di natura batterica) e l'influenza, che per sua natura e' causata da un virus, contro il quale l'antibiotico non puo' nulla.