Ordine Medici Napoli: “Protocollo d’intesa con forze dell’ordine e magistratura su violenze sessuali”

Redazione DottNet | 11/05/2011 21:32

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Un protocollo d’intesa da siglare a breve termine tra operatori sanitari, forze dell’ordine e la magistratura per un’azione coordinata a tutela delle vittime di violenza sessuale. E’ l’obiettivo emerso dal convegno “La violenza sessuale: approccio integrato tra operatori della sanità, delle Forze dell’ordine e del mondo giudiziario”, tenutosi questa mattina nella sede dell’Ordine dei medici napoletani. Presenti, oltre ai medici, infermieri, psicologi, psichiatri, anche operatori del Diritto e della sicurezza.

 “Un documento d’intesa multidisciplinare è lo strumento più adeguato per aiutare le vittime e raccogliere le prove necessarie affinché sia poi fatta giustizia”, ha esordito il presidente dei camici bianchi, Gabriele Peperoni. Per il consigliere dell’Ordine Giannamaria Vallefuoco “è fondamentale, attraverso il protocollo, far emergere l’alta percentuale di persone che non hanno, e non hanno avuto, il coraggio di confessare la violenza sessuale subita”. Tra i temi di discussione, soprattutto il primo intervento prestato alla vittima da parte del 118 o delle Forze dell’ordine: “La Questura di Napoli punta sulla formazione professionale – ha spiegato il vicequestore aggiunto Francesca Fava - In ogni ufficio di Polizia abbiamo individuato una figura che si occupa di questi casi. Ma vanno potenziati anche gli interventi sociali a supporto delle vittime, che spesso sono sole e non sanno a chi rivolgersi”. Nel corso dei lavori è stata, inoltre, tratteggiata l’evoluzione della violenza sessuale negli ultimi anni. Affrontate poi le delicate tematiche del riconoscimento e rilevazione dei segni, e della raccolta, conservazione e analisi dei dati dell’aggressione. Per il presidente dell’Accademia italiana di Scienze Forensi, ed ex generale del Ris di Parma, Luciano Garofano “è eccessivo il tempo che passa dalla prima richiesta d’aiuto di chi ha subìto violenza sino all’individuazione dei colpevoli del reato. In quest’ottica un protocollo comune ci consentirà di operare a stretto contatto, sfruttando i mezzi che ci fornisce la tecnologia”.