Uomini poco attenti, uno su tre mai dall'urologo

Urologia | Redazione DottNet | 09/10/2008 10:36

I maschi italiani non sono campioni di prevenzione. Uno su tre non ha mai fatto una visita urologica, e il 50% considera normale dire addio al sesso dopo i 60 anni. E anche i campanelli d'allarme della salute dell'apparato urinario vengono spesso trascurati: un uomo su due, infatti, non si preoccupa per fenomeni di incontinenza o se gli capita di alzarsi di notte per andare in bagno. Sono i primi dati dell'indagine condotta dalla Società italiana di urologia (Siu) in 100 piazze italiane.

'L'urologia fa strada', il progetto itinerante partito nel mese di maggio, ha fatto la sua ultima tappa nella capitale, dopo aver contattato 16 mila persone intervistate da 350 urologi in 100 città. I dati, elaborati da Fabio Parazzini dell'Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, tracciano un quadro della conoscenza degli italiani in tema di urologia con diversi chiaroscuri. Se infatti il 70% degli uomini intervistati dichiara di essersi sottoposto a un dosaggio di Psa, un'analisi utile alla prevenzione del cancro alla prostata, la percentuale di coloro che conoscono realmente l'importanza di questo esame e la collegano al rischio tumore scende al 35%. E se è vero che più del 90% dichiara di sapere di cosa si occupa l'urologo, uno su due trascura le possibili spie di un problema. In fatto di informazione in urologia, però, i maschi sono leggermente in vantaggio sulle donne. Per quanto riguarda le conoscenze in dettaglio delle patologie della sfera urologica, infatti, gli uomini battono il gentil sesso con un 88,7% contro l'81%. E se solo il 33% degli uomini ha fatto una visita specialistica nella vita, le donne scendono al 25%. Anche se va considerato che spesso le pazienti risolvono i loro dubbi in materia rivolgendosi ad altri specialisti.
Bassa, invece, la percentuale di intervistati (circa il 19%) che hanno effettuato almeno una volta un dosaggio di testosterone. "Eppure questo ormone, di cui pochi conoscono l'importanza - ricorda il presidente della Siu, Vincenzo Mirone - è fondamentale nel controllo della normale funzione di molti organi e apparati. Anche per questo stiamo puntando molto sulla ricerca in questo campo. Negli ultimi anni, infatti, il testosterone è stato scagionato dall'accusa di provocare il tumore alla prostata". Si è capito che integrazioni possono favorire il cancro solo quando è già insorto. "Mentre - continua Mirone - potrebbe essere utile in molti casi", perché questo ormone dà vigore muscolare ma controlla anche l'aggressività e, in qualche modo, la voglia di fare.
 

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