Milillo risponde sì a Fazio: prescrizione diretta e appropriata dei farmaci generici da parte degli Mmg, abbiamo superato i dubbi sulla qualità. Assogenerici: l’equivalente è diminuito di prezzo

Medicina Generale | Silvio Campione | 13/05/2011 17:36

'A fronte di un preciso invito del ministro Ferruccio Fazio, ho offerto piena e convinta collaborazione per il raggiungimento dell'obiettivo della prescrizione diretta e appropriata dei farmaci generici da parte dei medici di famiglia'. Lo ha dichiarato il segretario nazionale della Fimmg, la Federazione italiana medici di famiglia, Giacomo Milillo, a conclusione di un incontro sollecitato dal ministro della Salute. 'Sono ormai ampiamente superati - aggiunge Milillo - i dubbi sulla qualità dei prodotti e anche passati i conflitti con i farmacisti in tema di sostituibilità dei farmaci generici. Forniremo perciò ai medici, in un nuovo clima di collaborazione con le farmacie, tutte le informazioni necessarie per far prescrivere direttamente il farmaco generico in una logica di appropriatezza'.

 Il segretario nazionale della Fimmg ha sottolineato che si tratta di 'un impegno orientato sia all'uso razionale delle risorse del servizio sanitario, sia alla liberazione, con il conseguente aumento dei volumi di prescrizione di farmaci generici, di risorse per l'impiego, in assistenza primaria, di farmaci innovativi. Naturalmente con l'obiettivo di una maggior tutela della salute dei cittadini'. Anche lo Snami,  ''dopo gli incontri avuti con il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, comunica che sta preparando una circolare, da inviare ai propri iscritti, per sottolineare l'opportunita' della prescrizione del farmaco equivalente superando le titubanze ed i dubbi che notizie frammentarie ed incomplete stanno generando negli operatori e nei cittadini''. Il 51,7% dei farmaci generici si è allineato, e in alcuni casi ha fissato un prezzo anche al di sotto rispetto al nuovo prezzo di rimborso fissato dall'agenzia italiana del farmaco, senza alcun onere a carico del cittadino. Nel rimanente 48,3% i prezzi si sono avvicinati ai nuovi listini al pubblico fissati con i prezzi di riferimento 'laddove le aziende hanno potuto sostenere l'abbassamento compatibile con i costi di produzione e gestione. I dati elaborati da Assogenerici sono stati diffusi a margine del primo congresso di pediatria di base in corso a Tel Aviv, dal presidente dell'associazione Giorgio Foresti. In tutti i casi dove resta un differenziale a carico del cittadino che voglia prendere un generico, questo in media non supera i 50 centesimi di euro. Assogenerici sottolinea anche che i cittadini fino ad oggi 'hanno pagato di tasca loro, scegliendo il farmaco di marca al posto del generico, una cifra che solo nel 2010 è arrivata a 560 milioni di euro'. Foresti ha ribadito la necessità di garantire alle aziende che producono generici volumi di vendite attraverso un accordo con l'Aifa. Intanto, secondo il nostro sondaggio effettuato su 204 medici di base in tutta Italia  – che riproponiamo - i camici bianchi  hanno ancora poca fiducia nei confronti del farmaco generico: non sono pienamente convinti della sua efficacia terapeutica, ma lo prescrivono, pur con qualche riserva, a pazienti che, dal canto loro, cominciano a richiederlo più frequentemente. Alla domanda “l’equivalente ha la stessa efficacia terapeutica del farmaco branded” solo il 37,65% dei professionisti interpellati ha risposto sì,  il 57,41% non ne ha  fiducia (37,41%) o solo in alcuni casi (25,93%), mentre un 4,94 non sa rispondere. Un dato in parte smentito dalle indicazioni sulle prescrizioni, effetto probabilmente delle varie campagne a favore del farmaco non griffato promosse negli ultimi tempi dal ministero e dalle asl locali: se c’è un irriducibile 42,59% che scrive sulla ricetta il farmaco branded, il 57,41%  va nella direzione opposta: il 38,89% dei camici bianchi precisa solo il nome del principio attivo o il principio attivo seguito dal nome dell’azienda produttrice (18,52%). C’è da dire che la maggior parte dei pazienti (64,82%) in linea di massima appare ben disposta nei confronti dell’equivalente con una punta del 20,99% che “spesso lo richiede” e un 43,83% che lo accetta ma “solo in alcuni casi”. Resiste, comunque, uno zoccolo duro del 35,19% dei pazienti che invece non vuole assolutamente saperne di assumere un generico: una percentuale senza dubbio rilevante, a dimostrazione che c’è ancora molta strada da fare prima che il farmaco equivalente possa far breccia negli italiani. La maggioranza dei medici intervistati si è poi ricompattata sulla domanda: “E’ mai accaduto che un farmacista sostituisse il generico con un altro simile, creando confusione nel paziente?”, domanda alla quale ha risposto con un inequivocabile assenso il 75,93% degli interpellati, di cui il 54,94% con un deciso sì, e un 20,99 “qualche volta”; al 12,96% del campione non è mai accaduto mentre è da notare che solo il 3,09% appone il timbro “non sostituibile” proprio per evitare simili contrattempi. Infine l’8,02% non sa che cosa accada in farmacia all’atto dell’acquisto del prodotto da parte del paziente. In passato il ministro della Salute Fazio aveva proposto d’introdurre incentivi economici agli Mmg che avessero prescritto i generici, nell’ottica di una riduzione della spesa farmaceutica in Italia. Ebbene il 65,43 si è detto contrario, il 17,94 non sa rispondere, mentre solo il 16,67% è d’accordo con l’iniziativa di Fazio. Più frammentata appare la risposta al quesito sui recenti tagli ai listini del generico imposti dall’Aifa e in vigore dallo scorso 15 aprile: il 23,46% sostiene che gli sconti dell’Agenzia faranno vendere più equivalenti, per il 19,14% “può essere” contro un 19,75% che ritiene inutili questi tagli “perché non serviranno a incrementare le vendite del prodotto generico” e un 22,22% che “non ne è certo”. Il 15,43% non è informato. I tagli, però, per il 37,04% comprometteranno la qualità del generico, a cui va aggiunto un altro 32,72% che ne ammette la probabilità. Dal sondaggio emerge che il medico di base pur non avendo ancora una grande fiducia nel generico, tende in ogni caso a prescriverlo, sulla scorta delle richieste che giungono dai pazienti, a volte incuriositi dal nuovo prodotto e soprattutto dalle possibilità che offre in termini di risparmio, e dalle Asl che pure impongono in alcuni casi l’unbranded. Per un numero preponderante di medici il vero problema arriva  dalla farmacia, dove il prodotto è sostituito dal farmacista di sua iniziativa, tanto che qualcuno (ma sono pochissimi) preferisce apporre il timbro “non sostituibile” oppure indicare il nome del principio seguito dall’azienda produttrice. La diffidenza nei confronti dell’equivalente da parte dei camici bianchi si evidenzia sul fronte incentivi economici: la maggioranza dei professionisti preferisce rinunciarvi pur di non prescrivere un farmaco di cui non nutre estrema fiducia. E per molti, gli sconti imposti dall’Aifa non avranno grandi effetti sulle vendite. Clicchi qui per essere informato.

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