Bloccate le dimissioni ospedaliere: protestano i medici accusati ingiustamente di malasanità

Medicina Generale | Redazione DottNet | 14/05/2011 12:26

Sabato scorso niente dimissioni di pazienti dagli ospedali. E' la protesta dei medici accusati ingiustamente di malasanità, aderenti all'associazione Amami che hanno dato vita al 'No D-Day', 'una giornata nella quale simbolicamente tutti i colleghi sono invitati a non dimettere pazienti', spiega Marco Maggiorotti, presidente dell'associazione che a Roma, offre ai camici bianchi lezioni di 'autodifesa giuridica, mediatica, assicurativa', attraverso la seconda edizione del 'Corso di sopravvivenza per medici accusati ingiustamente', un seminario a numero chiuso: "abbiamo limitato a 30 colleghi l'iniziativa, per rendere più efficace la formazione, ma abbiamo ricevuto molte più richieste", aggiunge Maggiorotti.

"Dobbiamo reagire - continua il presidente Amami - a una situazione che opprime la professione medica, schiacciata tra il martello della magistratura e l'incudine del contenimento della spesa sanitaria. Ogni giorno l'associazione riceve richieste d'aiuto dai camici bianchi di tutta Italia: schiacciati tra le esigenze della politica dei costi e le recenti sentenze della Cassazione, i sanitari sono sempre più in difficoltà nel rapporto con i pazienti". Da qui il corso di 'sopravvivenza', "pensato per insegnare ai colleghi a prevenire, gestire e comprendere il contenzioso". Questo momento, sostiene Maggiorotti, "è particolarmente importante proprio a causa delle due recenti sentenze della Cassazione decisamente punitive per i medici: una - 'ispiratrice' del no D Day - che ha condannato il camice bianco per aver dimesso troppo presto il paziente, nonostante avesse seguito le linee guida; l'altra che ha condannato il sanitario per aver operato un paziente senza speranza di sopravvivere". Due sentenze che possono rivelarsi "devastanti", secondo Maggiorotti. "Non vogliamo entrare nel merito delle decisioni dei giudici che saranno anche perfette, ma consideriamo le motivazioni pericolose". A ciò si aggiunge che da "marzo è diventata obbligatoria la conciliazione. Un principio sacrosanto, che noi sposiamo. Peccato che con le normative esistenti è inapplicabile", aggiunge Maggiorotti. Evidentemente "al legislatore è sfuggito che questa norma, senza le necessarie profonde modifiche e nell'attuale contesto, non va bene. Oltre ad essere estremamente dannosa per le più ovvie ragioni, come l'aumento del contenzioso a basso costo, la preferenza dello strumento penale da parte di alcuni avvocati, l'impossibilità di qualunque decisione del medico in assenza dell'assicurazione, la mancanza di consulenti esperti, le posizioni diverse per l'Azienda e i singoli professionisti". Intanto le lezioni di sopravvivenza, in corso a Roma, sono sempre più richiesto dai medici. "Abbiamo sollecitazioni dalla Sicilia, dal Veneto e da tante altre Regioni. E anche i 30 medici  presenti in sala vengono da tutta Italia. Prossimamente, quindi, realizzeremo altri corsi in diverse città italiane", conclude Maggiorotti.

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