Odontoiatria, con i biomateriali stop ai ricoveri per espianti ossei

| 16/05/2011 15:33

Andare dal dentista continuerà a mettere ansia e angoscia a molti, ma almeno sembra finita l'epoca degli antipatici 'effetti collaterali' post-estrazione del dente, come quei sostituti ossei in granuli che spesso migravano in bocca uscendo persino dal naso. La ricerca scientifica ha messo a punto un materiale plastico e malleabile di ultima generazione che taglia i tempi d'intervento e fa tirare un respiro di sollievo ai pazienti. Da pochi mesi, e per primo all'ospedale Eastman di Roma, l'utilizzo di biomateriali innovativi negli interventi demolitivi e ricostruttivi consente anche di evitare il ricovero per l'espianto osseo dei pazienti emofiliaci, che ora possono tornare a casa dopo sole tre ore, con una bocca sana ed esteticamente valida, e senza più rischi emorragici.

 ''Fino a poco tempo fa facevo solo espianti ossei'' racconta il direttore dell'Unità Operativa Chirurgia Odontostomatologica dell'ospedale G. Eastman Francesco Riva, che è anche presidente di Biomatch Oral. ''Da sette-otto mesi come sostituti d'osso utilizzo - prosegue Riva - biomateriali altamente innovativi riassorbili, e quindi biocompatibili, riconosciuti dalla farmacopea europea ed erogati in regime all'Eastman: senza spese cioè per la ricostruzione ossea, come fosse un intervento per la protesi d'anca. Si tratta di una sorta di 'pongo', che consente di ridurre nettamente i tempi di intervento rispetto ai sostituti granulari, abbassando i rischi della chirurgia orale. Ed è un presidio che da' risposte a problemi gravi come quelli del paziente con emofilia o che prende anticoagulanti, che finalmente può fare la sua estrazione. Si evita in particolare l'intervento di espianto che a volte è più a rischio della fase costruttiva''. I biomateriali, precisa Riva, sono quelli riconosciuti come affini dall'organismo umano che poi li trasforma per le capacità ossoconduttive che devono avere questi presidi farmacologici. La chiave di volta della ricerca sì è avuta addizionando silicio su materiali che fino ad allora rimanevano inerti. ''In campo spinale - spiega - i biomateriali hanno una storia di tre anni, mentre nella chirurgia orale sono stato il primo in Italia a crederci, con un progetto specifico in campo odontoiatrico che al momento è unico al mondo. Nelle nanotecnologie i colossi sono gli Stati Uniti e la Cina, ma per l'Europa è stimata una crescita del 20% degli investimenti, soprattutto per opera di microindustrie. Baxter Italia è appena entrata nel mercato odontoiatrico e credo che svilupperà questo business promettente''. ''Tra i diversi settori di business che fanno capo alla divisione Bioscience di Baxter, guidata in Italia dal manager reatino Fabio Adreola, produciamo e commercializziamo - sottolinea il presidente e amministratore delegato di Baxter Italia Silvio Gherardi - anche innovativi materiali per la chirurgia. Stiamo assistendo ad un'evoluzione del mondo odontoiatrico, e siamo orgogliosi di esserne parte attiva, anche grazie alla partnership avviata con la multinazionale americana Henry Schein Krugg''. Le bio e nanotecnologie di supporto al dentista sono state presentate al primo congresso internazione Biomatchoral, venerdì e sabato scorso a Rieti dove è così partita l'attività del 'Parco tecnologico in campo odontoiatrico' che raccoglie contributi dell'università di Ferrara, di Biomatch Oral, di Baxter Italia, e di Venetonanotech, col sostegno della Camera di Commercio di Rieti, della Cassa di Risparmio di Rieti, e del Consorzio per lo sviluppo industriale della Provincia di Rieti.

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