Malasanità: i medici possono non adempiere alle norme se sono in contrasto con la professione

Professione | Redazione DottNet | 16/05/2011 18:51

I medici "possono non ottemperare alle norme dell'ordinamento qualora queste contrastino con gli scopi della professione medica". I professionisti, inoltre, hanno giurato di "perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza". Sono le dichiarazioni del primo presidente emerito della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone in risposta alle domande dell'Associazione medici dei ingiustamente accusati di malpractice (Amami) sulla recente sentenza della Corte di Cassazione (IV Sez. penale n.13746/2011) che dispone il divieto di operare pazienti in fin di vita.

 Affermazioni riportate dalla stessa Amami in una nota. L'associazione, infatti, ha lanciato venerdì due iniziative -il corso di sopravvivenza 'giuridico mediatica' per camici bianchi' e il 'No D Day', giornata senza dimissioni ospedaliere- che hanno avuto "adesioni senza precedenti", continua la nota. E proprio in occasione del corso, svolto a Roma venerdì e sabato, il presidente Carbone ha risposto alle domande dei medici, "riprendendo il codice deontologico dei camici bianchi, siglato nel 2007 dalla Federazione nazionale degli Ordini e leggendo il nuovo giuramento". "Incalzato sulle due sentenze della Cassazione, Carbone con riferimento a quei giudici -si legge in una nota Amami- si lascia sfuggire un 'evidentemente hanno sbagliato' riconoscendo anche un ipotizzabile principio di inesigibilità nei confronti dei medici rispettosi del loro giuramento". Per il presidente dell'Amami, Maurizio Maggiorotti, "è giusto che il medico che ha sbagliato debba pagare, ma se nessun errore viene commesso o ci si limita ad adeguarsi alle linee guida non si capisce perché a rimetterci debba essere sempre e comunque il medico oltre che il paziente".

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